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Ahi, le cattive notizie. Ho sempre voluto sentirle prima delle buone.

Per questo ho deciso di iniziare questa rubrica sulle fake news con le bugie più odiose di tutte. Quelle che diciamo a noi stessi.

E’ stato smentito da ogni parte che l’espansione pandemica del Covid-19 possa essere stato il frutto avvelenato  di una fuga da un laboratorio variamente ubicato a seconda delle ricostruzioni di questo o quel mistificatore. Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e virologi.

E’ falso, ma è più facile che mettere in discussione i modelli attuali di produzioni ed allevamenti intensivi, entrambi legati ad un uso irrazionale delle risorse.

Un modello mai solidale, non più sostenibile e che come stiamo vedendo mette in salute la sicurezza nostra e dei nostri affetti.

Un modello che non è neppure più dominante del racconto della realtà fatto dal mainstream comunicativo. Tutti ormai infatti riconoscono le interconnessioni tra una deforestazione che favorisce naturalmente la perdita e riduzione di biodiversità e la possibilità di un contatto tra uomini ed animali in termini di “salto di specie”.

Come se non bastasse, le variazioni di temperatura potrebbero risvegliare i virus che da migliaia di anni vivono congelati nel permafrost, il che sarebbe come scoperchiare il Vaso di Pandora.

Questo ormai lo sappiamo tutti, ma  sappiamo anche che in qualche modo siamo tutti compartecipi.

Così la menzogna viene in nostro soccorso: “potrebbe benissimo essere che qualcuno in un laboratorio in Cina abbia creato un virus. Ecco un colpevole. Un uomo come me, ma non io”.

Per le stesse ragioni, nega le ragioni stesse dell’emergenza anche la richiesta da parte di molti Comuni italiani di sospendere la raccolta differenziata per il periodo dell’emergenza, sul falso presupposto che questo porterebbe ad un risparmio di spesa. Eppure, non solo un ambiente pulito e’ anche salubre, ma prevenire è ordini di grandezza meno costoso che curare.

In questa stessa settimana ci hanno detto che maschere da sub diventano respiratori di emergenza, e che questo può salvare delle vite.

Sembra una fake news, ma non lo è.

I primi prototipi sono già in uso nel reparto di terapia sub intensiva dell’Ospedale di Chari in Brescia. Sono nati grazie alla collaborazione virtuosa tra un medico ed un’azienda innovativa.

Popolo coraggioso di gente che non si da per vinto, gli Italiani. Tanto più coraggiosi quanti più cresce la paura.

E’ la buona notizia che arriva dopo quella brutta e la cancella.

Perché in fondo al vaso di Pandora ci è rimasta un po’ di speranza.

 

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Caporedattore attualità A.A. 2018/19