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La città eterna, la capitale, Roma, non può che lasciare a bocca aperta chiunque si addentri per le sue vie. La sua antichissima storia ci è stata tramandata dallo storico romano Tito Livio, che, con le sue narrazioni, ha garantito la gloria dell’impero romano già a partire dai discendenti di Enea, Romolo e Remo.

Molte delle migliorie urbanistiche e degli edifici secolari risalgono al periodo di Ottaviano Augusto (dal 29 a.C. al 14 d.C.), tra cui l’Ara Pacis, costruita per volere del Senato in suo onore, per ricordare il lungo periodo di pace che l’imperatore portò; o il Pantheon, dedicato a tutte le divinità romane e tomba di alcuni re d’Italia.

Tra le numerose leggende di Roma, a parte Francesco Totti, troviamo quella dell’angelo di Gregorio Magno, la cui statua occupa il punto più alto del mausoleo di Adriano, contenente le ceneri dell’imperatore.

La “mole Adriana”, meglio nota come Castel Sant’Angelo, prende il nome dall’avvenimento del 29 agosto 590. In quell’anno, Gregorio Magno divenne pontefice e si trovò a fronteggiare una situazione disperata: Roma era stata messa in ginocchio dal disordine cittadino, causato dall’anarchia e da una terribile carestia che prosciugò la maggior parte delle risorse.

La situazione divenne sempre più estrema: il Tevere si gonfiò fino a esondare e la peste iniziò a vagare per le strade, come uno spirito, abbattendosi sulla popolazione.

Papa Gregorio non aveva altra scelta se non quella di affidarsi alla fede e alla misericordia divina. Decise allora di riunire tutti i romani e di intraprendere, insieme, un cammino di tre giorni, sperando in una risposta dal cielo.

Camminarono e camminarono, intonando canti e preghiere, e mentre molti di loro morivano stremati dalla peste o dalla fatica, i rimanenti continuarono a camminare seguendo il pontefice.
Quando ormai tutto sembrava perduto, giunti dinanzi al mausoleo di Adriano, una figura avvolta da una forte luce attirò l’attenzione del corteo: sul castello si era posato un angelo che ritrasse la sua spada reinserendola nel fodero, mentre la popolazione lo ammirava attonita.

L’arrivo dell’angelo segnò la discesa della clemenza divina su Roma, e a dimostrarlo ci fu l’impronta che egli stesso lasciò sul marmo nel momento in cui si posò su di esso.
Oggi, il castello con la statua dell’angelo alla sua sommità è una delle punte di diamante del paesaggio romano, mentre l’impronta è custodita nei Musei Capitolini, nella sala delle Colombe.

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