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C’era un volta un omìno che soffriva molto, in un pianeta poco sopra la Terra.

Ci sono alcune sofferenze che ,all’inizio semplicemente sospese su un animo, arrivano poi a gravare con il loro peso sulla serenità.

Sofferenze come queste sono armonie di vari dolori, prodotto di tanti eventi che inevitabilmente hanno portato la persona che le prova a smettere di sperare. Si perde la fiducia quando si soffre così, e si perde la forza di guardare al sole, tanto che tutto sembra innestato in una grigia piovosa giornata autunnale.

L’omino che soffriva si chiamava T, ed era uno dei tanti omini con una lettera dell’alfabeto per nome: si era deciso, con un accordo del governo vigente, che non era necessario più di un carattere per identificare una persona, e quindi alle lettere dell’alfabeto fu dato il compito di identificare gli omìni.

Che grande risparmio di inchiostro per firme e procedure burocratiche! Gli appelli a scuola poi duravano pochissimo: era molto meglio utilizzare una sola lettera per identificare una persona (il governo aveva aperto gli occhi sull’assurdità dell’uso dei nomi quando ad un neo-omino fu dato il nome di Pierangelfrancescojoe).

L’omino che soffriva non era l’unico ad essere identificato dalla lettera T, e questo era uno dei motivi della sua sofferenza: egli non sapeva chi era, e il fatto di non essere unico nella sua lettera d’identificazione lo faceva sentire meno speciale.

Nessuno glielo aveva mai detto. ‘’Sei speciale’’, intendo.

La felicità può essere qualcosa di intrinseco, indipendente dagli altri, ma chi arriva ad affermare ciò ha già avuto un lungo percorso di sofferenze che lo hanno portato a questa convinzione.

La maggior parte del resto del mondo ha bisogno di altri per sentirsi felice e unico e speciale, e l’omino tra i tanti T non aveva nessuno. Era solo, e questo era un altro motivo della sua sofferenza.

La solitudine può portare a dimenticare delle cose: ci si dimentica come si ride e come sono i fiori pieni di rugiada e quanto brilla la luna e quanto riscalda il sole. Quando si è soli e quando ci si sente soli, solo un abbraccio può risvegliare dal topore di un anonimo letargo.

Sarà che la lettera T lo aveva identificato troppo, ma l’omino che soffriva era diventato spigoloso e difficile da abbracciare…ma qualcosa in lui cambiò, e il suo animo traboccante di tristezza e di solitudine portò una goccia a piovere da un suo occhio.

Egli si trovava sul bordo del suo pianeta quando questo accadde, e la luna stava a guardare. Quella goccia che era piovuta noi la chiameremo lacrima, ma l’omino era così stupito per quello che era successo che si sporse per vedere dove quella goccia sarebbe caduta…

Quello che avvenne fu eccezionale: la prima lacrima cadde sul pianeta Terra (tanto vicino che si poteva vedere molto bene) in una pozza blu, che noi chiameremo lago, e la fece allargare tanto ( COSI’ tanto) che divenne una grande distesa blu, che abbracciava e lambiva pezzi di terra. Quella prima goccia che era piovuta dall’occhio dell’omino T aveva creato il mare!

Nuovi pesci di colori brillanti presero vita e nuove strane piante mai viste cominciarono a crescere , e quando i primi uomini assaggiarono il mare si accorsero che era salato, proprio come le lacrime che, dopo la prima dell’omino, avevano spesso bagnato le guance degli esseri umani che soffrivano.

L’omino, commosso per quello che era successo, pianse un’altra lacrima, dopodichè decise di alzare gli occhi ed era già riapparso il sole.

Si lasciò abbracciare dai suoi raggi e per la prima volta egli non si sentiva più così spigoloso.

L’omino T era ‘’T’’ a modo suo, in modo unico.

Il fatto  è che da una grande sofferenza possono venire cose eccezionali, e soprattutto se ci si lascia abbracciare e amare, il sole è sempre pronto a rispuntare.

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