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Se vogliamo dedicare la nostra attenzione a quella particolare categoria di beni comunemente classificati come “beni pubblici”, è necessario per prima cosa chiarire che, in origine, la disciplina di base prevista dall’ordinamento per questa categoria era essenzialmente contenuta nelle scarne disposizioni del codice civile.

Questo “Ancien Règime regolatorio” comincia con gli anni a mostrare tutta la sua parzialità. Su questa consapevolezza di base si innestano le prime reazioni della dottrina, della giurisprudenza, del legislatore. In particolare, a partire dagli anni 90, e poi con crescente accelerazione negli anni 2000, il contesto generale viene contrassegnato da un inedito interesse nei confronti di tutti i beni pubblici – demaniali, indisponibili, disponibili.

In tempi relativamente recenti, la Corte di Cassazione (sent. 3665/2011, Cass. Sez. Un.) ha cominciato ad affermare che la -scarna- disciplina del codice civile deve essere integrata con le norme costituzionali direttamente applicabili; norme rappresentative di interessi collettivi alla cui realizzazione determinati beni, indipendentemente dal loro regime proprietario pubblico o privato, sono funzionali.

Questo punto di vista, prescindendo dal regime proprietario, pone l’accento sul regime giuridico.

Con specifico riguardo alle concessioni autostradali, l’errore a monte è stato quello di prorogare negli anni concessioni date a condizioni favorevoli, e di avere subito le pressioni lobbistiche che hanno sostanzialmente impedito l’attuazione della disciplina introdotta con il D.lgs 50/2016, che imponeva la tempestiva indizione si gare europee per l’affidamento delle nuove concessioni  e imponeva che i nuovi concessionari, a loro volta, affidassero con gara lavori e servizi interni alla concessione.

Questo ritardo colposo nell’espletamento delle nuove procedure di gara ha di fatto impedito che si realizzasse, all’interno di un nuovo contratto di servizio, una -nuova-regolazione del rapporto concessorio volta a superare le criticità riscontrate, ad esempio con riguardo ad una determinazione delle tariffe “bertoldina”, legata alla mera programmazione degli investimenti e non alla verifica di quelli realmente effettuati.

In ogni caso, vista la rilevanza dei servizi resi, il ripensamento del modello di gestione pone anche delle sfide ulteriori. Già sul piano della disciplina legislativa, infatti, si può e si deve intervenire per disegnare una cornice legislativa attorno alla gestione dei servizi autostradali, un regime giuridico che dia atto dell’importanza per la collettività di una gestione che sia eco-efficiente, moderna, controllata -dal MIT ma anche dell’utenza-. 

Tuttavia, specialmente nel campo delle concessioni autostradali, una certa diffidenza nei confronti dell’utilizzo dello strumento legislativo può essere giustificata. E’ vero, cioè, che la “ratifica” con legge dell’attuale convenzione concessoria ha creato non pochi dubbi interpretativi e problemi pratici, da ultimo proprio nella attuale fase di rinegoziazione delle condizioni contrattuali.

 Ad ogni modo, non sembra che possa dare adito a problemi analoghi l’elaborazione di una normativa che, con specifico riferimento ai procedimenti di assegnazione delle concessioni autostradali, vincoli in maniera più puntuale la discrezionalità amministrativa preposta alla tutela dell’interesse collettivo.

Una concreta declinazione di questa prospettiva potrebbe consistere nel prevedere per legge significative quote di utili da reinvestire, ed in ogni caso condizionare la distribuzione degli utili medesimi al raggiungimento di elevati standard di qualità ed al progressivo innalzamento degli stessi.

In ultima analisi, oltre che sull’assetto proprietario del nuovo regime autostradale, ritengo sia ormai necessario portare avanti una più ampia riflessione anche e soprattutto sul regime regolatorio dei servizi autostradali. E’ qualcosa che non solo si rende necessario per una migliore amministrazione dei beni al servizio della collettività, ma anche per dimostrare come la tragedia di Genova non si sia consumata invano.

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Caporedattore attualità A.A. 2018/19