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La Libertà è un valore che non ho conquistato.

É un diritto per il quale non ho lottato, per cui non ho gridato, urlato o pianto. É una realtà che ho sempre considerato immanente, quasi dovutami.

La paura di perderla, questa maledetta libertà, anche in un Paese profondamente ingiusto qual è l’Italia, non ha mai sfiorato la mia mente di bambino prima, adolescente poi e studente maturo ora. Lo devo alle centinaia di migliaia uomini morti in favore di un’idea, un valore, un principio quale la libertà di vivere, respirare, parlare ma, soprattutto, sperare. Sperare in un futuro migliore, ricco e prospero. Questa sacra libertà l’ho sempre intesa quale diritto alla vita, a lottare con le unghie e con i denti per i propri cari, per se stessi e, in un’accezione un po’ troppo anacronistica, per il prossimo.

Eppure qualcosa ci sfugge. Sta naufragando in quel nostro personalissimo Acheronte che sta diventando il Mediterraneo. Nessuno di noi, però, pare esserne toccato. Non vedo politicanti che si strappano le vesti in nome degli oltre mille migranti morti dal primo gennaio di quest’anno, non sento cittadini indignati di fronte a tali tragedie. Percepisco soltanto distanza, come se certi “fattacci” non ci appartenessero, quasi fossero delle semplici immagini, dei titoli di telegiornale in secondo piano in una vita che è dedicata a cose ben più alte.

Dopo l’ennesima tragedia dell’ottobre del 2013, l’Italia si é spesa. Abbiamo attivato “Mare Nostrum”, salvando la vita di molti; abbiamo impiegato risorse, cercando di mostrare quel lato più umano e meno freddo che ci ha sempre distinto dagli amici Europei.

Ah, l’Europa.. un’idea rivoluzionaria di “unione nelle diversità”, di condivisione di valori, di fusione fra culture, ideologie; donne e uomini di estrazione diversa uniti dall ’amore per la pace, rimasta, inesorabilmente, “scripta” sulla Carta dei diritti fondamentali.

L’Unione Europea si trova dinanzi ad una scelta: deve guardare a se stessa, alle proprie istituzioni e superarsi in uno slancio evolutivo, lasciandosi alle spalle le migliaia di burocrati, lo Spread, la vivisezione della Grecia, la crisi e l’euro. Deve farsi portatrice e protettrice dell’umanità, del diritto ad essere liberi di coloro i quali non lo siano, ergendosi a guida culturale, sociale ed ideologica del mondo intero. Rinunciamo a quello spirito un po’ naif, comprendiamo che il prossimo, col proprio bagaglio culturale, è ricchezza, fonte di energia positiva e non “usurpatore, ladro, violentatore o poveraccio”. Dobbiamo preservare la dignità che ogni singolo cittadino del mondo innatamente possiede. Il primo passo per farlo è non permettere più tragedie come quelle del Mediterraneo e di Lampedusa diventino ordinarie, fastidiose, capaci di ricordarci la nostra più grande colpa: il disinteresse.

I 700 fra donne, uomini e bambini in fuga dalla povertà e dalle guerre scomparsi nelle acque del Mediterraneo la scorsa notte hanno lanciato l’ultimo, postumo allarme. Una richiesta d’aiuto per quelli che restano. Sopraggiunge ora “la consapevolezza dello stolto”, quel momento di cristallina coscienza in cui tutto sembra finalmente così chiaro, così tremendamente nitido da renderci stupidi. Il momento è arrivato. La colpa è nostra e noi europei dobbiamo rimediare.

Il mondo ci guarda, sveglia!

N.B. L’articolo, le riflessioni o “stream of consciousness” (chiamatelo come meglio preferite) che avete appena letto sono frutto di una lunga riflessione, collimate in queste parole sabato 18 aprile. Talvolta le parole anticipano i fatti e quanto accaduto lo scorso week end sono l’ennesimo, tragico monito di quanto potrebbe accadere durante l’estate o anche prima. Facciamo qualcosa, adesso. Attiviamoci.

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