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Con le elezioni appena avvenute, la presidenza americana è ancora un tema scottante e ampiamente dibattuto. Com’è chiaro, sono molte le persone scontente per il risultato delle elezioni, e Donald Trump, il nuovo Presidente del Mondo Libero, è fonte primaria di discussioni.

Persona controversa e che non ha bisogno di presentazioni, Trump potrebbe essere uno dei Presidenti più chiacchierati d’America. Le satire e le battute fatte su di lui, le immense indignazioni che lascia dietro a sé, riportano alla mente un libro di Philip Roth, ‘La nostra gang’.


Il libro, pubblicato nel ’71 e non molto conosciuto in Italia, ha come personaggio centrale un altro Presidente americano, Trick E. Dixon, caricatura dell’allora Presidente Nixon. Si tratta di una satira politica strutturata in sei capitoli, concepiti perlopiù come monologhi e dialoghi.

Dipinto come una personalità istrionica, impegnato tra una campagna per poter dare anche ai feti diritto al voto e la necessità di reprimere nel sangue una rivolta boy-scout, il Presidente narrato da Philip Roth è una vera e propria macchina di retorica, circondata dalla sua ‘gang’, i consiglieri. Alle fine del libro vediamo Nixon, morto per circostanze poco chiare, all’Inferno, a contendere il trono allo stesso Satana.

Ironico e mordace, quasi visionario (lo scandalo Watergate sarebbe avvenuto soltanto nel ’72), Philip Roth riesce a descrivere un Nixon-Dixon che, nel suo essere surreale, ha un’ispirazione ben definita: la classe politica, disprezzata dall’elettorato americano del tempo.

L’ipocrisia, la scorrettezza e l’irrealizzabilità delle promesse, il tutto è accompagnato da accenni a traumi che hanno segnato la scena americana, come la Guerra del Vietnam o l’assassinio di Kennedy.

Oltre a ciò, i temi presenti nel libro fanno eco a ciò che si discute ancora oggi: aborto e diritti civili. Argomenti tra l’altro molto ‘a cuore’ del neo-eletto Presidente Trump. Le similitudini potrebbero essere molteplici: entrambi i ‘personaggi’ sono arrabbiati, promotori di proposte surreali, e sono pronti a tutto pur di detenere ancora per qualche momento quel tanto amato potere.

Essendo passati parecchi anni, Nixon ci ha offerto molto su cui riflettere. Tra i diversi scandali, fu duramente criticato per la guerra in Indocina e per il suo metodo di governo, portandolo, tra le altre cose, alla scelta obbligata delle dimissioni. I presupposti su cui si poggia il consenso di Trump non ci fanno sperare esiti molto migliori, ma a te la parola, Donald.

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Caporedattore PalinTesto per l'A.A. 2017/2018