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Ebbene sì: dopo 20 anni dal suo approdo in NBA, Kobe Bryant, conosciuto anche come “Black Mamba” annuncia il suo ritiro a fine stagione, tramite una lettera pubblicata su “The Player’s Tribune” il 29 novembre 2015.

Kobe Bryant, leggenda 37enne dei Los Angeles Lakers, squadra la quale ha vinto 5 “anelli” NBA, ha deciso di ritirarsi a seguito dei continui infortuni che lo hanno condizionato nelle ultime stagioni, su tutti la rottura del tendine d’Achille nella stagione 2013-2014. Bryant giustifica la sua scelta nella lettera d’addio affermando “Il mio cuore può sopportare la battaglia. La mia mente può sostenere la fatica. Ma il mio corpo dice che è tempo di dirti addio”.

Una lettera davvero commovente, intrisa di ricordi che hanno caratterizzato la vita del campione dei Lakers, a partire da quando arrotolava i calzettoni del padre, anche lui cestista nella massima serie italiana, passando per i momenti in cui in palestra tentava quei tiri da tre micidiali per poi giungere al suo grande sogno, quello di vestire la maglia dei Los Angeles Lakers. Toccante, perché parla allo sport come ad un vecchio amico, che lo ha accompagnato su tutti i parquet d’America e del Mondo. Che ancora in questa stagione, la sua ultima, lo sosterrà fino alla fine. Le parole che si possono leggere dalla sua lettera sono parole che hanno evocato sensazioni di tristezza negli appassionati di questo sport, consci del fatto che da aprile 2016 Kobe sarà storia, non sarà più presente con la sua maglia numero 24 nel quintetto iniziale dei Lakers.

Kobe Bryant ha compiuto una carriera davvero straordinaria: nel 1996 a 18 anni si dichiara “Elegible” per il “Draft NBA”. Kobe fu uno dei pochi a passare dalla High School direttamente all’NBA. Fu la scelta numero 13 assoluta dagli Charlotte Hornets, ma venne immediatamente scambiato per il 28enne centro dei Lakers Vlade Divac: da allora inizia la sua carriera nella squadra di Los Angeles. Nel suo primo anno da Rookie, si aggiudica lo Slam Dunk Contest dell’All Star Game, facendosi conoscere per le sue doti atletiche, prima che per i suoi tiri in sospensione impossibili. Nell’estate del 1999 con l’arrivo di Coach Phil Jackson la squadra di Los Angeles riuscì a vincere tre anelli di fila (dal 2000 al 2002). Nella notte del 22 gennaio 2006, Bryant realizzò ben 81 punti contro i Toronto Raptors, segnando così il Career High e piazzandosi dietro come miglior prestazione solo all’inarrivabile Wilt Chamberlain, leggenda dei Lakers negli anni ’70. Riuscì a vincere altri due titoli NBA nelle stagioni 2008-2009 e 2009-2010 rispettivamente contro i sorprendenti Orlando Magic e poi contro i Boston Celtics in una serie combattutissima decisa solo in Gara-7.

Il 5 dicembre 2012 raggiunge quota 30.000 punti, divenendo il quinto nella storia dell’NBA ed il più giovane a raggiungere tale obiettivo che riuscirà poi a battere nel marzo 2013, superando persino Wilt Chamberlain.

 

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Il 12 aprile 2013 il dramma: Kobe Bryant si infortuna al tendine d’Achille nella partita contro Golden State Warriors con la seria preoccupazione che la sua carriera fosse giunta ad una brusca conclusione. Nonostante il grave infortunio, il campione dei Lakers torna a calcare i parquet della Lega nella stagione 2014-2015, riuscendo persino a superare la soglia dei 32.000 punti, superando nientemeno che “His Airness” Michael Jordan nella classifica dei realizzatori all-time dell’NBA e piazzandosi al terzo posto dietro a Kareem Abdul-Jabbar e Karl Malone.

Ed ora l’epilogo: Kobe questa volta ha davvero preso una decisione definitiva, sulla quale ha riflettuto molto e sulla quale sembra proprio non voglia cambiare idea. Il suo corpo, ormai scalfito dalle mille battaglie e dagli infortuni gravi degli ultimi anni, ha deciso per lui, poiché la sua mente e il suo cuore vorrebbero continuare a vestire la maglia Lakers e vincere ancora, però, come lui stesso ha affermato, gli rimane ancora “questa stagione” e noi tutti appassionati di questo sport speriamo che Kobe, “The Black Mamba”, possa ancora sorprenderci tutti.

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