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Oakland 2000

Adesso è doveroso fare un passo indietro, esattamente all’All Star Game di Oakland nel 2000. In soli tre giorni Vince Carter uccide la gara delle schiacciate e J-Will si inventa una delle cose più belle e pazze mai viste fare a un playmaker. Contropiede, finta di passaggio dietro la schiena a destra e improvviso colpo di gomito che manda la palla dalla parte opposta. Un affronto alla geometria. Se leggete le istruzioni per l’utilizzo dei gomiti sicuramente la voce “passare la palla” non è tra gli usi consigliati, ed infatti Raef LaFrentz la prende esattamente in faccia. I giornalisti scherzavano sul fatto che non fosse capace di fare un semplice passaggio al petto, e lui fa di tutto per dargli ragione. Jason Williams ci ha ricordato che ci sono scelte stilistiche infinite oltre alla vecchia scuola o al solito Be like Mike.. .Nessuno lo aveva mai fatto, e nessuno ci aveva neanche mai pensato.

– “L’ho fatto così che nessuno di voi mi chieda mai più di mostrarglielo di nuovo” –

Dal Tennessee al ritorno in Florida

Passa da giocare in una delle più forti e più belle squadre della Lega a far parte di una franchigia che molto assomiglia ad una causa persa. Jason lo sa e non perde occasione per sottolineare la mediocrità di quel gruppo. Le cose migliorano quando nel 2002 il general manager Jerry West  licenzia l’allenatore Sidney Lowe dopo una partenza di 0-8 e sulla panchina dei Grizzlies arriva Hubie Brown. Sotto la guida del coach che spesso da opinionista tv aveva criticato il gioco di Jason, J-Will inizia a cambiare il proprio approccio alla partita cercando di gestire con maggiore equilibrio le fasi della gara. Gli screzi con coach Mike Fratello allontanano Jason da Memphis e nell’off season del 2005 viene incluso in uno scambio che comprendeva 13 giocatori e che porta White Chocolate sotto il sole di South Beach.

Miami aveva in O’Neal e Wade i propri leader, ed era alla ricerca di un playmaker che potesse dare sostegno ad un Gary Payton che poco assomigliava a quello visto in maglia Sonics. Jason non ha più l’attenzione di una stella Nba ma lo sponsor  Shaq convince Pat Riley a prendere il ragazzo. In un anno passa da essere il niente cestistico ad essere il playmaker titolare di una squadra che punta al titolo. Chiude con 12.3 punti e 4.9 assist a partita, gioca in maniera costante contro Bulls, Nets, Detroit e Dallas nei Playoff e ne scrive 21 con 6 assist nella decisiva gara 6 delle finale di Conference contro i Pistons.

Festa a Miami e Jasone che si fa le foto con un anello d’oro al dito. Molto lontano dal White Chocolate originale, ma con un titolo Nba che ha il sapore di un Oscar alla carriera di un grandissimo giocatore. Io intanto al campino, sto ancora provando a passarla con il gomito…

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