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Backstage, ore 00:40. Lei, lui, Auditorium Parco della Musica, e altro che Firenze. Accento del sud, vocali rigorosamente aperte, consonanti decisamente pesanti, tono straordinariamente leggero. Sento risate provenire dal suo camerino. Barba lunga, occhi accesi, timbro caldo. Lui è Dario Brunori, classe 1977, per tutti cantautore, per i più intimi imprenditore e fiero massimizzatore di un unico profitto: il suo.

Dopo essermi intrufolata, a seguito di svariati tentativi, mi concede l’intervista. Non mi chiede come ho fatto, non importa. Ce l’ho fatta, lì davanti a lui e alla sua folta barba, che si tocca mentre ridacchia. Anzi, prima viene quella, che ricopre il 70% della sua superficie facciale e poi lui. L’idea di un’intervista improvvisata in cinque minuti nasce dalla follia delle forti emozioni o, come in questo caso, dall’energia di un mambo reazionario.

Mi chiede come mi chiamo, me lo richiede un’altra volta, e lo scandisco bene perché quando si ha un nome che termina con la “i” piuttosto che con la “y” i fraintendimenti rischiano di essere molteplici. Ridacchia di nuovo e si tocca ancora la barba. I suoi gesti, ripetuti ma mai ripetitivi, hanno lo stesso sapore dei suoi ritornelli.

L’intervista non è a Brunori. Questa è l’intervista di Brunori, e c’è una grossa differenza perché il foglio con la scaletta lo ha scritto lui di suo pugno e lo custodisco gelosamente.

Pochi punti quelli che mi interessano, semplici e diretti.

3 desideri:

Evoluzione e sobrietà.
Il terzo non è riuscito a trovarlo, promette di pensarci.

3 paure:

Perdermi, risponde secco e scrive.
Come non capirti, viene da pensare a me. Chi non ha paura di perdersi forse non si è mai messo in gioco davvero, dicono.

Dormire troppo.

Non ricevere bonifici.
E qui, secondo voi, un’altra risata non se l’è fatta?

3 città:

Cosenza, e ribadisce provincia.
Adoro le persone che amano sottolineare con fierezza il fatto che sono cresciuti in provincia, aggiungo io.

Bologna.
Come darti torto?

Siena.
Beh, la Toscana è pur sempre la Toscana.

La prossima volta vedi di aggiungere la Sicilia o Roma, altrimenti mi arrabbio. E ride di nuovo e pensa ai cannoli.

3 cose che hai amato e che continui ad amare. La continuità, se esiste, dove l’hai trovata.

Ridere

Cibo

Iban

Ok, personalmente sono d’accordo su tutte e tre e ho un debole con la seconda. Non c’è altro da aggiungere.

3 cose che hai odiato e che continui ad odiare. Vale lo stesso discorso di prima sulla continuità.

Me stesso quando sono ossessionato dal controllo

I permalosi

Le vesciche sui polpastrelli

3 persone che hai amato:

Simona Marrazzo.
Non ci ha pensato neanche un secondo. Dritta lì, in cima alla classifica del suo amore, la ragazza bionda e sorridente che avevo intravisto poco prima di entrare.

Mammarella Sas

Almeno quattro amici che conosco da più di vent’anni.
Sentimentalista, dietro quella barba.

3 persone che hai odiato:

Non odio. Odio è un sentimento che non sono riuscito a provare mai.

3 cose che non hai il coraggio di dire e che canterai:

Tutto ciò che mi tocca e che mi commuove e che mi vergognerei di confessare fuori dalle canzoni.

E’ sveglio mentre scrive, nonostante l’orario non sia proprio comodo. E’ sveglio e fa svegliare.
Sulle note di “Mambo Reazionario” il pubblico si alza e balla, balla anche col vicino di posto che probabilmente non conosce. Brunori oltre a riportare la gente nei teatri li fa anche rinascere, che è un verbo ricorrente tra i suoi testi. E li fa splendere non solo grazie ai riflettori, ma anche grazie alle note d’emozioni che riesce a sfiorare con la normalità del suo vissuto.

La straordinaria bellezza delle persone normali.

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