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Nella lotta per l’affermazione dei diritti la politica e’ una risorsa, un ostacolo o tutte e due le cose insieme?

Sicuramente entrambe le cose: la politica deve essere in grado di supportare, creare e facilitare movimenti dal basso, almeno la politica che intendo io. Diversamente spesso gli ostacoli, ed intendo proprio gli organi di repressione, sono interni alla politica più istituzionale. E’ chiaro che se i movimenti non trovano appoggio o muoiono o si radicalizzano.

In un recente libro di Lia Quartapelle e Giuliano Pisapia e’ riportata anche la tua storia. Quel libro s’intitola “La politica spiegata ai ragazzi”. Potresti spiegare ai ragazzi della Luiss cos’è il caporalato?

Il caporalato è un sistema di mediazione illegale che recluta la manodopera. I caporali sono quindi dei mediatori che percepiscono una tangente per reclutare e organizzare la manodopera. I lavoratori sotto questo sistema (sia nell’agricoltura che l’edilizia) pagano i caporali per alcuni servizi come il cibo, l’acqua, il trasporto e l’alloggio. Se vogliono lavorare è molto difficile scampare a questo sistema che penetra ovunque e lascia esanime le aziende che vogliono lavorare eticamente.

Il punto da cui e’ partito il tuo impegno e’ appunto la lotta al Caporalato. Anzi, e’ un luogo. Borgo Mezzanone…

Borgo Mezzanone è un insediamento informale ovvero quella che alcuni chiamerebbero una baraccopoli. Ho iniziato da lì perché avevamo bisogno, oltre che di vedere coi miei occhi la realtà di sfruttamento e miseria, di conoscere le persone che combattono questa lotta ogni giorno e che mi hanno ispirata a fare lo stesso.

Scorrendo il tuo Instagram si capisce che non disdegni di occuparti di altre questioni. Qual è il rapporto tra lotta al caporalato e le altre battaglie che porti avanti?

Come rispondeva M.L. King,: “ la giustizia è indivisibile.” Ho scelto la lotta contro le agromafie perché sentivo che fosse quella di cui si parlava di meno e per cui in un certo senso potevo forse fare qualcosa. Tuttavia non c’è –purtroppo anche- ingiustizia che non mi tocchi e mi rivolti.

Il tuo campo di azione principale resta comunque quello della lotta alla “mafia dei campi”. E’ stato fatto al riguardo di positivo negli ultimi anni e cosa si potrebbe fare negli anni a seguire? 

Diciamo che dalle legge contro il caporalato del 2016, insieme ad altri piccoli passi, si poteva credere che le cose sarebbero andate sempre meglio. Io in realtà sono molto meno ottimista: è una realtà radicata nel nostro sistema agroalimentare e anche nel nostro sistema economico e anche se le istituzioni volgessero tutti i loro sforzi a questa lotta – cosa che non fanno – sarebbe una battaglia lunga. Bisogna prima di tutto abrogare le leggi che immiseriscono le persone che arriva nel nostro paese, come i decreti sicurezza e la Bossi-Fini. Poi bisogna applicare la legge contro il caporalato capendo che penalizzare i caporali o le piccole aziende che utilizzano il caporalato è inutile e che bisogna necessariamente riformare la Grande Distribuzione Organizzata, all’origine del problema. Bisogna inoltre certificare come caporalato-free che in altre parole vuol dire slavery-free, tutto il nostro cibo in modo tale da permettere ai cittadini di fare scelte di consumo etico.

Quale può essere stato l’impatto -diretto e/o indiretto- dell’emergenza sanitaria sul percorso verso un’agricoltura solidale? 

In realtà questa situazione, come molte situazioni emergenziali, è un buon momento per fare cambi di direzione netti e riformare sistemi che devono essere riformati. All’inizio del (primo) lockdown mi era chiaro che fosse un ottimo momento per una regolarizzazione perché qualcuno doveva raccogliere i campi e doveva essere regolare per farlo (con residenza e contratto). La regolarizzazione è stata lontana dall’essere una vittoria, ma piuttosto solo una messa in chiaro di quanto i lavoratori siano usa e getta. 

Qual è la differenza tra un’influencer e un’attivista come te che porta avanti le sue battaglie scegliendo lo strumento dei social (Instagram in particolare) per veicolare il proprio messaggio?

Che io non ci faccio un soldo. Lo faccio per passione politica. Anche se devo essere onesta: una volta un tipo mi ha mandato 5 euro per due spritz.

Ora però devi dirmi dove trovare gli spritz a 2,50…

Ma dopo dovrei ucciderti.

 Insomma, scherzi a parte, potremmo dire che la differenza è la politica. Abbiamo detto che la politica può essere sia un ostacolo che una risorsa. Sulle tue spalle hai una doppia responsabilità quindi. E’ leggera o pesante? 

Tremendamente pesante, vivere così cambia tutto, ma d’altra parte adesso do più peso  solo alle cose veramente importanti e meno ai piccoli problemi della vita quotidiana.

Social a parte, presto dovrebbe uscire anche un tuo libro. Puoi anticiparci qualcosa?

La cosa che temo di più è diventare un “simbolo” (quasi come una sorta di influencer appunto).

Sarà quindi solo una raccolta di scritti degli ultimi anni che forse mi umanizzeranno un po’ e che faranno vedere che l’impegno politico è roba di tutti – e deve necessariamente esserlo.

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Caporedattore attualità A.A. 2018/19