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Allarme tsunami in Giappone con previsione di onde fino a 3 metri di altezza, dopo un terremoto di magnitudo 7.4 registrato un minuto prima delle 22 ore italiane, 6 del mattino locali.

L’epicentro è stato immediatamente identificato in mare a circa 60 km a largo di Iwaki, ad una profondità di 11 km sotto i fondali dell’Oceano Pacifico.

Siamo a largo della costa orientale della prefettura di Fukushima, la stessa città dove l’11 marzo 2011 un imponente tsunami, in seguito ad una violentissima scossa, uccise oltre 20mila persone e provocò danni gravissimi, fra cui il noto disastro nucleare che cambiò drasticamente il destino di quella regione.

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Già alla mezzanotte italiana le autorità giapponesi dichiarano di non rilevare alcun danno al reattore e che non vi sarebbe stato nemmeno incremento di radiazioni all’esterno della centrale di Fukushima, ubicata ad appena 40km dall’epicentro.

Le rassicurazioni sulla vecchia centrale continueranno fino a tarda mattinata da parte della stessa Tepco, la società energetica che gestisce gli impianti di raffreddamento.

Ma pochi minuti dopo viene registrato un incendio presso uno degli impianti petrolchimici di Iwaki, che viene tuttavia prontamente spento intorno alle 6.40 locali.

Ad ogni modo la scossa iniziale è stata percepita in modo significativo anche nella città di Tokyo, dove ad appena un’ora dal terremoto non si registrano danni significativi a cose o persone, ma solo feriti lievi.

Il governo giapponese continuato fino alla prima mattinata di oggi ad ordinare ai residenti di tutta la costa, fino alla città di Kamaishi, di evacuare l’area e dirigersi ordinatamente verso l’interno, prevedendo il rischio serio di tsunami.

Ed in effetti ad appena un paio d’ore dallo stato d’allarme, il panorama prospettato comincia lentamente a farsi reale.

L’agenzia meteorologica giapponese comincia a registrare, a partire dalle 7 circa locali, una serie di tsunami in corso al largo delle coste giapponesi, tra la prefettura di Fukushima e quella di Myiagi, benché tutti compresi entro il metro e mezzo di altezza.

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In Giappone sono circa le 9.30 del mattino e l’intera popolazione costiera viene esortata ancora una volta dal Primo Ministro Shinzō Abe, in conferenza stampa da Lima in Argentina, a seguire attentamente le istruzioni d’evacuazione dettate dalle autorità locali e a dirigersi senza panico verso l’interno.

L’altezza prevista per l’onda anomala continua ad essere fino a 3 metri.

Tuttavia l’onda più alta tra quelle registrate, di circa 1,40 cm nei pressi del porto di Sendai, sembra raggiungere nel frattempo una certa stabilità il che, a detta delle autorità metereologiche locali, non deporrebbe a favore della formazione di un’onda continua, e quindi di uno tsunami.

Di lì a poco, l’allarme tsunami rientrerà in tutta la costa prima, e poi in tutto il Paese.

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Difficile non rievocare il disastro nucleare di Fukushima. Le dinamiche furono più o meno le stesse. Ma ancor più preoccupante è che, anche stavolta, il sistema di raffreddamento di un reattore della centrale di Fukushima Daini, una centrale diversa e distante circa 10km dalla sorella protagonista del disastro del 2011, si è disattivato rimanendo spento per circa un’ora e mezza.

Per fortuna, però, anche per il reattore si è trattata solo di un’emergenza temporanea che, rimasta al di sotto della soglia critica sui livelli di temperatura dell’acqua che contiene le barre di combustibile, è rientrata in via definitiva dopo qualche ora.

Dagli eventi del marzo 2011, le centrali nucleari di tutto il Giappone risultano spente, rimanendo funzionanti in numero esiguo solo nella parte sud dell’arcipelago.

Quelli che necessariamente restano attivi sono invece gli impianti di raffreddamento, indispensabili gemelli delle centrali del territorio.

 

Il disastro nucleare di Fukushima del marzo 2011.

All’epoca nel giro di poche ore la centrale di Fukushima Daichii, dopo l’automatica e progressiva attivazione dei suoi reattori, già a seguito della prima scossa di terremoto, rilasciò in maniera incontrollabile una quantità enorme quanto imprecisata di radiazioni che contaminarono, quasi irreversibilmente, l’intera area. Lo tsunami che seguì finì per peggiorare gravemente la situazione.

Ancora oggi, a quasi sei anni da quel disastro, secondo l’ultimo dossier di Green Peace datato al marzo 2016, gli sforzi governativi di decontaminazione ambientale e sanitaria sulle comunità locali risultano inadeguati, ed aumentano, tra gli altri, i casi di disturbi psicologici e cancro alla tiroide. Molte città della regione furono allora abbandonate e, sebbene il governo spinga attualmente le famiglie a ritornare presso le proprie abitazioni, il rischio effettivo di contaminazione da radiazioni in quelle città resta ancora molto alto.

Dal punto di vista ambientale infatti, le coltivazioni risultano ancora molto al di sopra del livello di tossicità consentito e gli isotopi radioattivi, rilevati dagli ultimi campionamenti, sono risultati essere i maggiori responsabili dell’insorgenza di tumori e altre anomalie genetiche nella popolazione, anche in zone limitrofe al disastro.

Per il prossimo anno il governo giapponese ha in programma la revoca del provvedimento di sgombero dalle aree contaminate.

Tale decisione sembrerebbe destinata a bloccare nel corso del 2018 i risarcimenti che l’allora compagnia elettrica Tepco, responsabile della gestione della centrale nucleare di Fukushima, è ancora oggi obbligata a corrispondere a circa 50mila evacuati.

Secondo accreditate Ong, tra cui Green Cross, la perdita dell’indennizzo costringerà di fatto molte famiglie indigenti a tornare in un’area di fatto ancora altamente nociva.

A detta delle autorità giapponesi lo stesso sisma di questa mattina può essere inquadrato tra le scosse di assestamento che dal marzo di cinque anni fa continuano ad attanagliare la faglia oceanica e sono previste ulteriori scosse, anche forti, nei prossimi giorni.

La notizia dell’evento, sin dalle prime ore della sua diramazione, ha portato al ribasso buona parte del mercato titoli della Borsa di Tokyo che, a partire dal rientro dell’allarme tsunami, comincia a ristabilizzarsi sui livelli previsionali con qualche difficoltà.

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