Contatti

Viale Romania, 32 - 00196 Roma - Italy

Sentiti libero di contattarci!

Siamo ragazzi. Ci piace viaggiare. Facciamo parte di una società sempre più cosmpolita e molte volte diamo per scontato delle esperienze che fino a pochi anni fa non potevano essere alla portata di tutti. Viaggiare è divertirsi. Viaggiare è imparare. Viaggiare è conoscere. Ma il viaggio è qualcosa di esterno a noi, oppure ci riguarda dall’interno? Impariamo dalle nuove culture o da noi stessi? Conosciamo “il diverso” o il nostro “io”?

Sant’Agostino affermava: Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi.” Infatti a volte, con superficialità, un viaggio potrebbe essere vissuto solo da punti di vista puramente futili; ci riteniamo coraggiosi ad allontanarci di 1000 km, quando il viaggio che richiede più coraggio è proprio quello nella nostra interiorità e che quasi sempre abbiamo paura di intraprendere.

In realtà ci si potrebbe benissimo muovere senza spostarsi, scoprire noi stessi restando dove si è, ma, allo stesso tempo, permettere alla mente di non avere limiti di alcun tipo. Il viaggio reale, per permetterci di trarne beneficio, deve attraversarci, sconvolgerci e portarci oltre i nostri confini, metterci alla prova e stravolgere tutto, se necessario. Se il nostro animo è afflitto non sarà un viaggio a cambiarci, se non ci predisponiamo al cambiamento, questo non ci gioverà e qualsiasi luogo ci sembrerà inospitale. Quindi? Conoscere se stessi prima di conoscere il resto.

Nonostante ciò in tempi antichi, le due cose erano ritenute strettamente complementari, o meglio: viaggiare purifica l’anima, allontanarsi fa bene allo spirito, l’ambiente cambia e di conseguenza il nostro io “guarisce”. Ma è sempre vero?

A tal proposito, Seneca nella ventottesima delle Epistulae morales ad Lucilium scrive al suo caro amico Lucilio: “Animum debes mutare, non caelum. Licet vastum traieceris mare, licet, ut ait Vergilius noster, “Terraeque urbesque recedant”, sequentur te quocumque perveneris vitia”. “Devi cambiare d’animo, non di cielo. Puoi anche attraversare il mare, “Terre e città retrocedano pure” – come dice il nostro Virgilio: ebbene, i tuoi difetti ti seguiranno ovunque andrai.”

nero-and-seneca-eduardo-barron1

 

E ancora: “Quid terrarum iuvare novitas potest? Quid cognitio urbium aut locorum? In irritum cedit ista iactatio. Quaeris quare te fuga ista non adiuvet? tecum fugis. Onus animi deponendum est: non ante tibi ullus placebit locus.”

“A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto. Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo.” A scrivere è una ragazza di 18 anni, primo anno di università, studentessa fuori sede. Ho sempre sentito il bisogno di cambiare aria quando avrei potuto e l’università mi sembrava il momento più adatto per un cambio radicale. Credevo di affrontare tutto con spavalderia, come ho sempre fatto. Ero sicura di cambiare città, amici, ambienti. Ma mi sono ritrovata, nei primi giorni della mia vita da adulta, da sola, a sorreggermi da sola e a camminare con me stessa. Mi sono tenuta per mano e ho affrontato il cambiamento. Ho provato a conoscermi, a capirmi e ad ascoltarmi. Mi sono aperta a me stessa e tutto è iniziato a cambiare. Sono ritornata quella che son sempre stata. Cittadina del mondo, come mi son sempre sentita.

At cum istuc exemeris malum, omnis mutatio loci iucunda fiet; in ultimas expellaris terras licebit, in quolibet barbariae angulo colloceris, hospitalis tibi illa qualiscumque sedes erit. Magis quis veneris quam quo interest, et ideo nulli loco addicere debemus animum. Cum hac persuasione vivendum est: ‘non sum uni angulo natus, patria mea totus hic mundus est’”. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere. Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, qualsiasi essa sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo. Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”. “

Quindi: viaggiare per fuggire dalle catene dell’animo, oppure rompere le catene che ci bloccano per spostarci con il corpo, la mente e il cuore?

In questa notte di fine settembre, le parole di Seneca mi sono ritornate alla mente e ho quasi sperato che ciò fosse successo prima. Riflettere aiuta, sempre. Queste sono per chi si sente solo, perso, abbandonato. Per chi nutre un malessere. Per chi non si ritrova in ciò che ha attorno. Apritevi e il mondo si aprirà a voi.

Share:

contributor