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Siamo tanto abituati a vivere il presente in modo frenetico che non ci accorgiamo di nulla. Ogni piccolo attimo prezioso riflette quello specchio che nasconde il velo fitto tra il “qui ed ora” ed il passato.

Il nostro modo di comunicare, di pensare, è una conseguenza delle azioni che in passato ci hanno formato, sia nel bene che nel male.
Prendete ad esempio un inverno freddo di un’infanzia vissuta, dentro la casa, davanti ad un caminetto ad attendere il calore del fuoco con le mani che rapidamente si sfregano. E tra una zolletta di calore e l’altra, sentire le voci dei propri genitori in cucina mentre parlano, mentre chiacchierano con altri parenti, mentre ascoltano la radio.
Prendete ad esempio un’estate calda vissuta al mare durante un’infanzia passata, tra una manciata di onde e granelli di sabbia che s’infrangono nell’insieme sul petto. Un sole talmente cocente da poter fondere la sabbia in vetro, così impegnati, tra una risata e l’altra, da non potersi accorgere di quanto la nostra pelle cambi all’interno di quei raggi.

Sono formazioni che lentamente mutano nel corso della vita. Il nostro passato è il nostro presente. Il nostro futuro sarà solamente un altro passato ricco e colmo di tante di quei mattoni che costruiscono un muro, il nostro carattere, la nostra personalità.

Non c’è da stupirsi se il modo di pensare pessimista è presente in diversi individui più che in altri. È la ricorrenza degli eventi a renderci chiusi, a rendere quei pensieri una frequenza macabra in cui tutto il presente debba mostrarsi una coltre di nebbia fitta. Ciò che è passato è presente.
Prendete ad esempio l’inverno scorso, davanti ad un caminetto freddo, in cui quelle zollette di calore si tramutano in zolle di ghiaccio tra le dita. Una situazione in cui non riuscireste a sentire altro se non i toni freddi che compongono la parole dei propri genitori. Il silenzio. Il silenzio del tempo che ha logorato le chiacchiere di qualche anno prima, eppure, è passato così poco tempo.
Prendete ad esempio l’estate scorsa, tra un vento muto, un mare gelido, un sole infinitamente contorto e pallido. Talmente impegnati nella propria solitudine da contare ogni secondo passati ad osservare distese immerse nel vuoto, paesaggi pieni di caratteristiche così invisibili da non poter avere la forza di sorridere.

Tanto può fare una decina d’anni quanto può fare un singolo anno. Una decina d’anni forma il carattere, un anno forma il modo di pensare continuamente influenzato da ripercussioni. Che possa essere uno stato d’animo sbagliato, uno corretto, una semplice citazione, una legge (esempio di Murphy), una canzone, una persona.

Prendete ad esempio una persona. Inevitabilmente, quando leggerete le parole “una persona”, visualizzerete immediatamente quella persona che, in un modo o nell’altro, continua ad influenzare il perenne presente, perché è vissuta nel nostro passato, e sta vivendo nel nostro futuro. Che possa rappresentare gratitudine, beatitudine, frustrazione, dolore.
Il ciclo continuo dei tre tempi si basa su grafici con picchi, alti o bassi che siano, ma sappiamo bene che questi fantasmi sono proprio lì, sotto la nostra ombra.

Prendete ad esempio, ora come ora, il presente che passate a controllare il futuro, senza compiere gli stessi errori del passato. Sapreste mai definire lo stato d’animo della ricerca continua del benessere? Sapreste, nel “qui ed ora”, cercare la risposta giusta? La gomma per il passato? La matita per il futuro?

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Caporedattore Cogitanda per l'A.A. 2017/2018