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Aveva novant’ anni e ancora tanta voglia di ridere e di vivere. Anche sul letto di morte ha voluto scherzare sul suo stato di salute:
E’ come una sfida a ramino. Puoi vincere o perdere, ma quel che conta è la partita.” Queste le ultime parole del drammaturgo italiano.

Nato a Sangiano nel 1926, Dario Fo crebbe in una famiglia molto creativa che presto l’avvicinò al mondo delle favole e del teatro. Nel 1940 la Seconda Guerra Mondiale irruppe con violenza nella vita degli italiani e il promesso scrittore, appena diciannovenne, si arruolò come volontario tra le file della Repubblica di Salò. Sopravvissuto agli orrori della guerra si avvicinò agli ambienti di sinistra ricevendo – contestualmente e non a torto – numerose critiche per il suo passato da neofascista. Nel 1954 incontrò e sposò il suo grande amore, Franca Rame. Dopo aver fondato nel 1962 la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, la coppia iniziò a lavorare per la Rai creando il celebre programma “Canzonissima”. Collaborazione che però terminò relativamente presto a causa della forte censura che nel frattempo veniva loro rivolta. Avveniva allora il primo avvicinamento al teatro che portò poi alla creazione dell’opera Miste Buffo; in essa Fo mostrò le sue grandi abilità nell’usare una satira sottile ma ben affilata. Con l’avvento degli anni di piombo s’interessò invece di politica e di vicende sociali, indirizzandosi verso un teatro che lui stesso definiva “di strada”. In quegli anni infatti andava maturando in lui la necessità di trovare un pubblico proveniente dalle classi più basse e discriminate. Decise così di dar luogo a rappresentazioni teatrali improvvisate in ambienti non tradizionali e anticonformisti. In particolar modo, fu con “Morte accidentale di un anarchico” – opera che fa riferimento alla morte di Pinelli – che Fo si avvicinò sempre più a movimenti radicali e anarchici per arrivare per l’appunto a difendere individui coinvolti in atti terroristici dallo sfondo politico. Tuttavia, per via di questa sua posizione politica fu inizialmente minacciato per poi ricevere anche delle forti intimidazioni. Nel 1973 la sua cara moglie venne sequestrata e stuprata da un gruppo di militanti neofascisti con il sotteso scopo di punire il marito per le attenzioni rivolte al mondo comunista. Fu profondamente anticlericale, anche se negli ultimi anni di vita – soprattutto da quando nel 2013 venne a mancare Franca – il suo pensiero cominciò ad accarezzare la possibile esistenza di un Dio. Con il programma Rai “Teatro di Dario Fo” si aprì al grande pubblico: elemento fondamentale per la sua candidatura al premio Nobel. Premio che arrivò nel 1997, “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Sorpreso per la vittoria, Fo commentò così: “Con me hanno voluto premiare la gente del teatro”.

Saviano, Fazio, Calabresi, il New York Times, il Senato italiano e tante altre Istituzioni hanno oggi espresso il proprio cordoglio per la sua inaspettata morte. Impossibile dire quanto sia stato importante per la cultura del nostro paese, lui che con la sua allegria e la sua particolare attenzione per la gente comune riusciva a fare della satira costruttiva e gioiosa. Nel 1997 gli veniva conferito a sorpresa il premio più ambito per la letteratura ed oggi, proprio nel giorno della sua morte, a diciannove anni di distanza lo stesso premio lo vince un altro grandissimo cantautore che, rompendo con gli schemi convenzionali, ha dedicato la sua vita a fare arte per il popolo: si tratta di Bob Dylan. Coincidenze? Io credo proprio di no.

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