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Siamo un pendolo che oscilla tra la salvaguardia del passato e l’esaltazione del futuro, tra status quo
e cambiamento, tra antiquato e moderno. Alcuni guardano ai tempi trascorsi con nostalgia,
rimpiangendo il telefono a fili, le poesie imparate a memoria, la carta stampata e la manualità; altri
tagliano il cordone ombelicale con la tradizione, consegnando al passato ciò che non è nuovo e alla
moda.

Siamo negli anni delle foto in divisa militare sullo stesso scaffale di Google Home,
dell’enciclopedia accanto al decoder per il digitale terrestre; seguiamo la ricetta tramandata da
generazioni e ordiniamo sushi su JustEat; viviamo di storie della guerra e di storytelling dei nostri
brand preferiti. Siamo il presente del passato e del futuro. In quanto generazione della svolta e del cambiamento,
abbiamo la responsabilità di decidere come trattare il mondo dei padri, come integrarlo nel nostro e
in quello del prossimo domani. Ci sono oggetti, racconti, abitudini e simboli che non per forza
dobbiamo cancellare per proiettarci in avanti e ci sono tradizioni che possono essere esaltate proprio
grazie all’innovazione.

È qui che la tecnologia non combatte ma preserva. È vero che il digitale ci proietta verso il futuro,
ma possiamo aprirci ad una prospettiva in cui intelligenza artificiale e machine learning aiutano a
migliorare il presente e conservare il passato, facilitandone la comprensione.

Accade oggi con la lingua, esempio di identità e ricchezza culturale che si modifica tanto
velocemente da rendere addirittura la comunicazione tra nonni e nipoti non sempre del tutto chiara e
trasparente. Per evitare che parole ed espressioni della tradizione locale si perdano tra anglicismi e
neologismi giovanili, il digitale interviene quale alleato inaspettato.

È Google che ancora una volta
si candida come pioniere dell’innovazione in questa lotta all’estinzione linguistica introducendo Woolaroo, l’app che fa conoscere i dialetti in via di estinzione, tra cui il siciliano e il greco-calabro.
Imparare la traduzione di un oggetto della lingua indigena con un’inquadratura della fotocamera
permette di salvare la tradizione con un clic. Scopriamo, allora, che la tecnologia può porsi come
mezzo di trasmissione di un’eredità culturale e che a volte sembra essere l’unica soluzione per
conservarla.

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Caporedattrice Lifestyle 21/22