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“L’Italia non ha bisogno di grandi voci, bensì di grandi autori, che sappiano toccare le corde più sensibili di noi stessi.” (Andrea Silenzi)

Ci sono due cantautori, un giornalista, una conduttrice radiofonica, una promoter musicale ed un addetto stampa. Non è l’incipit di una barzelletta, molto meglio: è il primo di una serie di incontri organizzati da RadioLuiss, la nostra emittente universitaria.

Un evento che fin dai primi minuti si apre in un clima salottiero, all’insegna della condivisone ed esperienza, con brillanti interventi da parte di sei personaggi di spicco delle scene musicali, di ieri e di oggi.

A rompere il ghiaccio, dopo una presentazione dei coordinatori Lorenzo Alberti e Ludovica Masella, è il mostro sacro Edoardo De Angelis, produttore e cantautore, raccontando i primi anni del Folkstudio, locale romano nato negli anni ’60. Con sguardo sognante, lo descrive come “un grande prato verde pieno di speranze“, vero e proprio tempio dedicato alla musica popolare, al jazz ed alla prima era dei cantautori: gente che, imbracciata la chitarra, si esibiva davanti ad un pubblico ridotto al minimo, ma sempre attento e severo nei propri giudizi.

Un qualcosa di ben lontano dai giorni nostri, e a confermarlo ci pensa Roberto Dell’Era -una vita fra il mondo inglese e l’Italia, fra la carriera in una band, gli Afterhours, e quella da solista- che spiega come l’approccio verso la musica e la cultura, da parte del pubblico, sia ben cambiato. Oggi siamo costantemente bombardati da proposte “già confezionate”, che non ci permettono di costruire una nostra conoscenza, non c’è più una libera esplorazione, quella genuina volontà di ascoltare e scoprire sempre nuovi pezzi.

Andrea Silenzi, giornalista per Repubblica XL, ribadisce questa idea di “bulimia musicale”, dovuta anche all’avvento di internet, facendo riflettere su come si stia lentamente andando verso una sbagliata estetizzazione delle canzone, dove a vincere è la più “catchy”, col rischio di non dare spazio a chi davvero se lo merita.

Dell’Era conclude il suo intervento, costellato di continui sorrisi e sguardi d’intesa con De Angelis e gli altri ospiti, dicendo “Tutta la musica del passato rimane una cosa importante, e comunque visibile. Vai in una lavanderia a New York e ci sono i Radiohead, vai in posta e c’è Santana… Questa è normalità. Da noi, al massimo, in un bar c’è Rds.”

E a proposito di radio, Paola De Simone, che in quell’ambiente ci lavora, parla della distanza che si è venuta a creare fra i tre pilastri artista-radio-pubblico, in un periodo in cui la musica sembra essere scesa ad un semplice e basso livello di intrattenimento e le emittenti trasmettono le solite dieci canzoni; più una questione di marketing, che altro.

Michele Mondella e Valentina Milano, entrambi promoter, ribadiscono quanto sia difficile per gli artisti emergenti farsi notare, a meno che non siano dei veri e propri “personaggi”, che funzionino soprattutto mediaticamente. Ma un barlume di speranza si trova sempre: le web-radio (e qui i ragazzi di RadioLuiss si emozioneranno) stanno prendendo campo, esaltando come un tempo il vero impegno dei cantautori, capaci di smuovere le coscienze e farsi interpreti delle ansie giovanili.

Il segreto, in tutto questo, è essere tenaci. Sempre. Qualsiasi cosa si faccia.

“Dovunque andiate, dovete rompere!” ci incita a più riprese Mondella, strappando un sorriso a tutti.
Ma soprattutto, si deve avere passione, quello stesso sentimento che traspare non appena Edoardo e Roberto, a fine incontro, impugnano la chitarra ed iniziano a cantare, con voci sorprendenti che ci lasciano a bocca aperta ed orecchie tese ad ascoltare.

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Beatrice,20 anni. Scrivo quando mi va, faccio foto a tempo perso, vado ai concerti per sentirmi viva, viaggio se possibile. Un ansiolitico ogni tanto non mi farebbe male.