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Si è tenuto, l’8 Aprile 2017 , all’auditorio della conciliazione, il TEDxRoma: The future is our present, uno degli eventi più attesi nella Capitale dall’inizio dell’anno.
Hanno preso parte all’evento diciotto tra i più grandi innovatori al mondo nel campo della tecnologia, dell’entertaiment , della medicina e del design con l’unico obiettivo di provare a immaginare come sarà il 2037.
I diciotto speakers erano quindi chiamati a confrontarsi con un futuro non molto lontano, anzi relativamente vicino, 20 anni in cui, però, tutto cambia velocemente perché la tecnologia non sembra disposta a darsi una tregua mentre rivoluziona il volto della Terra. Tra le varie personalità che si sono susseguite nel corso della mattinata spicca il nome di Carlo Alberto Pratesi. Onore Luissino , in quanto laureatosi qua da noi in Economia, e ora titolare della cattedra di Marketing innovazione e sostenibilità a Roma Tre ; Carlo Alberto Pratesi ha raccontato come si immagina il mondo del cibo tra venti anni.

Dopo aver scaldato il pubblico, facendo riflettere e ridere i quasi 2000 spettatori sulle nuove diete in voga: vegetariani, vegani, pescetariani ( vegetariani che mangiano anche il pesce ), Paleodietisti, crudisti, fruttariani ( Steve Jobs(?)), respiriani ( credenza pseudoscientifica i cui aderenti dichiarano di essere in grado di sopravvivere senza mangiare o, in alcuni casi, l’energia del Sole) e infine negani in cui si riconosceva la maggior parte del pubblico tra le risate (coloro che mangiano tutto ma si rifiutano di ammettetelo); ha iniziato ad analizzare scientificamente quelle che saranno le conseguenze sul cibo.

Se i ragazzi nati durante il Boom degli anni ’60 immaginavano , influenzati dai film dell’epoca, un futuro in cui il cibo si sarebbe ridotto a pillole e pastiglie artificiali con tutti i nutrienti necessari ( fortunatamente sbagliando) ;
i giovani di oggi , riflettendo sulla globalizzazione e influenzati dalla nozione di global warming, sono portanti a prospettarsi un 2037 in cui i cibo sarà una riscorsa in via di esaurimento per una popolazione in continua crescita. Infatti, oggi gli abitanti della Terra si aggirano intorno ai 7 miliardi mentre già nel 2050 saremo 10 miliardi. Tuttavia, secondo Pratesi sbagliamo anche noi e non ci sono motivi per allarmarci. Addirittura secondo il rapporto Onu-Fao su Lo Stato dell’insicurezza alimentare nel
mondo (SOFI 2014) si registrerà la riduzione del numero di persone che soffrono la fame a livello globale. Quindi possiamo stare tranquilli e non preoccuparci? Non proprio, purtroppo.

Pratesi ha risposto anche a questa domanda, confermando la temuta risposta negativa. Esiste, comunque, ha ribadito, un problema relativo al cibo che è strettamente connesso al riscaldamento globale e agli effetti dell’agricoltura sulle emissioni di CO2. Infatti, l’agricoltura nutre il mondo ma allo stesso tempo ne consuma le scarse e preziose risorse. Il settore agricolo è tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale,il terzo dopo le emissioni dovute a fabbriche e veicoli, perché emette gas serra negli allevamenti intensivi e nelle risaie, il protossido di azoto nei campi fertilizzati.

Catena cibo

La buona notizia è che se mangiamo in modo equilibrato, seguendo per esempio la dieta mediterranea, riusciamo a ridurre al massimo il nostro impatto.

La cattiva notizia è che i processi produttivi di qualunque nostro cibo hanno un impatto che va controllato e ridotto. Questo non significa necessariamente tornare ai vecchi sistemi ma cercare di combinare innovazione tecnologica e antica cultura contadina; per esempio, lavorando sulle rotazioni stagionali della Terra come si faceva una volta, supportate però da sistemi e sensori che riferiscono quanto la terra ha ancora da dare.

Il modello presentato da Pratesi si definisce: retro-innovazione, proprio perché si basa su una stretta relazione tra presente e passato. La retro-innovazione, proposta dall’economista, si propone di ridurre l’impatto, aumentando non solo il guadagno ma anche la produttività. L’intervento di Pratesi è stato sicuramente uno degli interventi che ha riscosso più successo, facendo sorridere ma anche riflettere. Il futuro del cibo è nelle nostre mani: spetta a noi trovare la ricetta giusta.

 

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Caporedattrice Lifestyle Cartaceo