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E’ la festa e la commemorazione catalana di tutti gli anni per ricordare la perdita dell’indipendenza nell’ormai lontano 1714. Tuttavia, quando la giornalista Liz Castro e i politici Gabriel Rufiàn e Jordi Sànchez sono saliti sul palco allestito in un Avinguda Meridiana stracolma, nel pieno centro di Barcellona, i presenti, come gli stessi media internazionali al seguito, sapevano che la Diada (Festa) di quest’anno non sarebbe stata come tutte le altre.
A pochi giorni dalle elezioni locali e amministrative della Catalogna che prefigurano l’istituzione di un referendum in caso di vittoria delle forze politiche secessioniste, i cittadini favorevoli hanno deciso di far sentire la loro presenza. Prima del potenzialmente decisivo 27 settembre, 2 milioni di simpatizzanti in piazza secondo Catalunya Radio, 1,4 “solamente” secondo il governo spagnolo. La guerra di cifre per il momento poco importa fino a quando non si tratta di voti alle urne, ma cinque chilometri di folla che preferisce sentirsi catalana piuttosto che spagnola senza dubbio prefigurano un autunno politico barcellonese molto caldo.
I mercatini in centro coinvolgono i turisti nel folklore, i monumenti ricoperti dai vessilli giallorossi della Catalogna danno un chiaro segnale anche al visitatore più sprovveduto, la partecipazione di grandi e piccini, uomini e donne da ogni parte del Paese, spingono anche solo idealmente per la Repubblica di Catalogna al quale ci si sente di appartenere solo per la vivacità e l’entusiasmo della gente, al di là di ogni processo politico. Se il futuro giace sul campo delle previsioni, si può intanto vedere, attraverso le immagini e i video raccolti, che a Barcellona nessuno scherza sull’idea di un futuro indipendente e l’entusiasmo motivazionale è pari a quello dei migliori film di Sylvester Stallone, tra la difesa dei propri ideali e il fanatismo più sfrenato…
Al dettaglio di quello che però è stato commemorato nel corso della giornata e soprattutto alle 17:14 esatte, ora che ricalca la fatidica data, piccoli e celati messaggi unionisti tra le vie secondarie della capitale catalana ricordano che la politica e l’indipendenza non sono un gioco e che “La LLibertat implica responsabilitat“, scritto rigorosamente in catalano ma facilmente comprensibile anche in italiano.
Nella tiepida Barcellona piove costantemente in perfetto stile autunnale milanese o addirittura londinese, ma i prossimi giorni saranno certamente in altri ambiti più caldi che mai, anche considerando l’apertura delle testate ed emittenti spagnole nazionali sempre più dedicate alla questione indipendentista catalana.

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