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Il #fertilityday è una di quelle cose che fino all’ultimo speri sia una bufala. Non fa niente se centinaia di utenti stanno condividendo la notizia, tu controlli comunque su Google, e per sicurezza arrivi anche alla seconda pagina di risultati. Anche dopo aver fatto lo screen della pagina di Roberto Saviano e averlo inviato alle ragazze per commentare, una parte di me spera che il Ministero faccia un comunicato ufficiale in cui ci racconta che in realtà hanno deciso di creare un nuovo #pescedaprileday o #carnevaleday e questo era tutto un test.

Il primo accenno a questa (controversa) iniziativa è un banner sul sito del Ministero della Salute che introduce all’iniziativa, segnalando il giorno fatidico come il 22 Settembre. Proprio per partire col piede giusto, il progetto in generale rientra nel “Piano nazionale per la fertilità”. Sì, Mussolini approves. Chiunque sia nato dopo la Costituzione Repubblicana e la riforma del Codice del ’40, un po’ meno, ma è irrilevante dato che il dicastero fa un altro passo falso: per promuovere l’evento, viene rilasciata una campagna pubblicitaria surreale, che riesce nel difficile intento di infastidire chiunque, genitore o meno, fertile o sterile. L’opinione pubblica italiana non era così attiva e coesa dal referendum sul nucleare dopo il disastro di Chernobyl.

Questo perché in Italia, la maternità è tutt’altro che una specie protetta. Tralasciando la questione delle donne lavoratrici che – nonostante le riforme, Fornero in primis -resta legata alla buona volontà del datore di lavoro, dovrebbero essere gli stessi slogan della campagna a farci riflettere.

Reperto A: “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile

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La Costituzione bene o male non cambia dal 1948 e nell’ordine, in Italia:

a) non esiste nessuna forma di educazione sessuale “di base”, ad esclusione di qualche accenno degli spot della Durex;

b) una ragazza minorenne può fare ricorso alla contraccezione d’emergenza solo tramite prescrizione medica (che mentre fai la ricetta e la compri ha già perso metà dell’efficacia);

c) una ragazza maggiorenne può ricorrere a suddetti metodi contraccettivi liberamente da poco più di un anno;

d) procreazione assistita e aborto sono ad oggi ancora al centro di costante dibattito sulla loro effettiva praticabilità, ma d’altronde se dopo 40 anni di lotte al suono di “Il corpo è mio e ne faccio quello che voglio”, il Ministero risponde così, tanto vale non aprire proprio il discorso…

Reperto B: “La fertilità è un bene comune

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Però poi le adozioni alle coppie non etero, no. Gli uteri in affitto, no. La scelta di essere genitore, di avere un figlio, o di come disporre del proprio corpo è autonoma e questa “libertà” sia nella sua forma positiva (procreare) che in quella negativa (non procreare) non dovrebbe essere limitata dall’interesse dello Stato. Sia che la questione sia etica, o pratica. Altrimenti, per assurdo, dovrebbe essere previsto un illecito o un reato relativo. Per beni comuni si intendono solo quelli indicati dal codice civile, fine della storia.

Reperto C: “La bellezza non ha età” – “Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi” – “Prepara una culla per il futuro

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E’ chiaro che il Ministero ha comprato i diritti da Mtv per “16 anni e incinta”. Altrimenti entrambi gli slogan sono irragionevolmente in contrasto con la “procreazione cosciente e responsabile” di cui sopra. L’età biologica del genitore influisce sulla salute del bambino, ma limitatamente. Mentre la giusta maturità del genitore avrà un impattino sicuramente maggiore e più proficuo sul futuro essere umano, cittadino, membro della comunità. Tra l’altro, viviamo una particolare congiuntura, per cui la stabilità economica è molto più difficile da raggiungere, specialmente in giovane età. Decidere di crescere un figlio, senza averne i mezzi è una scelta irresponsabile, e tendenzialmente rischiosa per il bambino stesso. Ok, la culla non è un problema. Che sia IKEA o Mondo Convenienza, una carina e ad un prezzo decente si trova, ma un bambino ha bisogno di molto di più. Lo Stato può, parzialmente, intervenire ma il carico maggiore resta sui genitori o sulla famiglia in generale, i quali devono essere in grado di sostenerlo, altrimenti oltre che un disagio al singolo individuo, si possono alimentare quelle situazioni di ostacolo e disparità sociale, che dovrebbe essere compito della Repubblica rimuovere.

Reperto D: “Sballato. Dopato. Fumato. Fertile?” – “Non mandare i tuoi spermatozoi in fumo” – “Cincin. L’alcol dimezza la tua fertilità

 

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A parte il grossolano errore di comunicazione nprima immagine (la parola fertile viene associata ad altre che dovrebbero avere una connotazione negativa), mischiare più campagne sarà anche più economico (certo mai quanto il monopolio di Stato sugli stessi beni) ma poco produttivo, considerato che la fertilità di una persona può essere influenzata solo in via incidentale da un abuso di questi fattori avendo più a che fare con fattori genetici e/o ambientali.

Sull’argomento la discussione potrebbe continuare ancora a lungo. Nonostante il polverone sollevato, infatti, la bassa natalità è un problema serio, che viene trascurato in ragione dei “veri e gravi problemi del paese”. Al ministro Lorenzin va riconosciuto il merito, suo malgrado, di averlo riportato all’attenzione della comunità. Anche se la trattazione è stata affidata a concetti e slogan superficiali e al limite dell’offensivo, nonchè, al pubblicitario sbagliato, può ugualmente trasformarsi in un punto di partenza. Piuttosto che alimentare la polemica sterile, però, sarebbe ora di partorire una buona idea. Non è facile, ma, Ministro, non mi dica che proprio lei sta aspettando la cicogna?

 

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