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[dropcap]U[/dropcap]n cavaliere d’altri tempi, fin dalla stretta di mano. Di un’umiltà che sembra voler nascondere il talento delle sue parole.

Lo vedo in prima fila, nella trincea delle battaglie che combatte solo se contro vento.

Immagino le linee attorno agli occhi infittirsi prima di decidere quale passo fare, come quando si ferma a pensare prima di rispondere. Come a voler ponderare la scelta. Nelle melodie in prosa di Erri De Luca leggo la febbre di Chisciotte, l’invincibile che “non ne ha mai vinta né azzeccata una”.

 

A questo ”vagabondo impotente” lei ha dedicato uno spettacolo teatrale. Perché don Chisciotte in un tempo in cui essere idealisti sembra un anacronismo da romantici un po’ illusi?

Per me è anzitutto un meraviglioso romanzo da letteratura. Abbiano preso delle figure moderne che potessero stare nella sua scia. Per questo l’abbiamo chiamato “Chisciotte e gli invincibili”. È un aggettivo che gli è stato affibbiato dal poeta turco Nazim Hikmet che lo chiama il “cavaliere invincibile degli assetati”. Gli invincibili sono quelli come lui che continuamente vinti, battuti, sconfitti, non la smettono di rimettersi in piedi per battersi di nuovo. Questo rende contemporanei di Chisciotte quelli che continuamente vinti non la smettono di lottare, per vocazione o per necessità.

La resistenza, che è il gran talento degli invincibili, è la parola che ha caratterizzato la sua storia. È stato militante nella sinistra rivoluzionaria,  durante la guerra in ex Jugoslavia è stato autista di camion di convogli umanitari,  volontario in Tanzania, a Belgrado nel’ 99 durante i bombardamenti della Nato. Ma per ogni resistenza c’è la realtà dei Sancho Panza, la viltà dell’accettazione. Come si fa a restare fedeli? A quanto si deve rinunciare, per quale Dulcinea, contro i mulini a vento delle autorità?

Sono contro il pessimismo sanchopanzista che giustifica tutto perché dice che tanto è cosi, tanto non c’è niente da fare. Si è diffuso un estremismo che chiama “terrorista” ogni idea contraria. Il diritto al dissenso  viene compresso. Dipende dalle persone, da quello che fanno. Per ognuno c’è una linea di condotta che sta tra la necessità e la libertà.

Legalità è una parola che non riesce a stare nella stessa equazione di giustizia. La realizzazione del tav e le discariche in Campania sono due esempi di una violazione dello ius soli, nel senso da lei dato di “diritto al sole, alla comunanza dei beni, della titolarità della propria integrità fisica”. Cosa abbiamo perso nel percorso di costruzione della democrazia, come siamo riusciti a criminalizzare quel profondo amore patriottico che muove i resistenti?

La democrazia è continuamente in discussione, un bilanciamento di rapporti di forza, tra alto e basso, rappresentanza e società civile. In questo momento siamo ad un punto basso della fisarmonica: si può allargare o stringere il fiato della democrazia. Accettiamo una diminuzione dell’ossigeno della democrazia. I tempi cambiano, non restano mai fermi. Di solito i poteri non vogliono che i tempi cambino perché si sono assestati. 

Lei è figlio del sud, di quella “Napoli troppo fuori scala,  esagerata per poterla misurare”. Ma ha lasciato presto la sua città cui ha riconosciuto un diritto di rigetto. Pensa mai di aver disertato?

Sí, per Napoli uno che se ne va la diserta. Per questo ho tolto da me la particella “di” che è quella del genitivo. Non sono più di Napoli, perché di Napoli è chi continua a starci. L’ho ridotto all’altra preposizione da Napoli e questo non mi può essere tolto da nessuna diserzione. Più che madre mi è stata causa e io sono uno dei suoi effetti.

La diserzione è il rischio che corre ogni bellezza esagerata, come quella di un ideale. Il prezzo troppo alto l’ha mai fatta rinunciare?

Io non è che sono uno di quelli impegnati, ma mi capita di prendere degli impegni. E quando succede è perché proprio non ne posso fare a meno. Non ho vocazione, non sono Chisciotte. Sono Ronzinante, il cavallo di cui l’impegno si serve.  Il cavallo deve andare, non può Disertare, deve obbedire agli ordini. Faccio cose che proprio non posso fare a meno di fare. Non esistono ostacoli, come quelli che fanno oggi i viaggi. Hanno guai così grandi che non esistono respingimenti.

E poi io sono fortunato: dell’Italia di oggi vedo il meglio che esiste. Ciò che brulica al pianoterra delle lotte civili.

Anch’io sono stata fortunata. Di quel pianoterra ho potuto sentire l’eco del motore che muove gli animi nobili. Sarà che i  “Chisciottimisti” hanno il fascino della inesauribile fiducia, ma a me questi sotterranei dei romantici combattenti piace. C’è il suono dei cavalli in corsa. La promessa di invincibilità.

Ed un uomo che ti insegna a sabotare chi vuole coprire di cemento il campo di battaglia.

 

“Non altro volli se non che mettere in abborrimento degli uomini le finte e spropositate istorie dei libri di cavalleria, i quali, la mercé delle venture accadute al mio vero don Chisciotte, vanno a quest’ora inciampando, e senz’alcun dubbio cadranno poi onninamente”.

 

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