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«Nella mia mente invento il nostro amore

Di reale c’è uno sguardo, una sensazione

Eppur lo scrivo tutto, passano le ore

Mi ritrovo col sorriso, forse è un’emozione

E subito il terrore: mi scopro sognatore

È un’arma a doppio taglio l’immaginazione»

La poesia, certamente non è l’espressione d’arte letteraria che i giovani, oggi, prediligono. Eppure “I Poeti Der Trullo”, con il loro “Metroromantici”, hanno conquistato e stupito tutti i loro lettori. Il metroromanticismo, nel suo manifesto riprende il concetto di poesia come modo di guardare il mondo; abbraccia il romanticismo calandolo però nel contesto urbano, un movimento poetico che nasce nel mondo, che riprende il concetto di poesia come modo di guardare il mondo. Il metroromanticismo nasce per strada ma esplora i sentimenti, i pensieri, gli istinti più naturali delle persone.

Ho deciso di entrare in contatto con uno di loro, Er Quercia, per porgli qualche domanda. Il suo metroromanticismo è molto sentito, molto vissuto, toccato con una grande sensibilità, che poi si riverserà in ogni cosa che scrive, quasi fosse nell’intimità dei suoi lettori.

Mi ha stupita proponendomi un’intervista alternativa…

Perché la scelta dell’anonimato? Non sarebbe stato più semplice dare a questi giovani un volto da guardare, un nome da invocare? Perché la scelta del metroromanticismo come espressione della tua interiorità?

«Dietro la scelta dell’anonimato ci sono diverse ragioni. L’anonimato è prima di tutto una risposta a una società sempre più costruita sull’immagine. Nell’era del selfie e della semi-popolarità democratica, della forma che fa a meno della sostanza e del significante che si svuota del significato, abbiamo deciso di mettere davanti all’immagine il messaggio, il contenuto, l’essere. Omettere il volto, omettere la storia personale significa permettere a chi legge di concentrarsi su ciò che legge. È una specie di battaglia poetica: essere giudicati per quello che scriviamo e non per il nostro aspetto fisico o il nostro stile di vita.

Un altro motivo del nostro anonimato è legato alla nostra provenienza – la periferia – e al nostro desiderio di essere, quando scriviamo, un fiume in piena. È difficile poter dire tutto ciò che si vuole e vivere in un quartiere dove tutti sanno che sei tu a dirlo, è difficile riuscire a essere completamente se stessi quando esserlo potrebbe diventare un problema. L’anonimato è allora una forma di libertà, la possibilità di dare alla gente una storia o un messaggio per quello che sono, senza filtri, senza paura, senza sconti.

Infine, l’anonimato ripristina il potere dell’immaginazione, troppo assopita negli ultimi tempi. I prodotto culturali di oggi non lasciano spazio all’immaginazione, di un film non vediamo più solo un film, ma il trailer, i dietro le quinte, le interviste, che non è proprio la stessa cosa di quando leggiamo un romanzo e immaginiamo come sono i personaggi e le loro case. Anche l’attesa, uno dei motori più potenti dell’immaginazione, è stata compressa: la puntata successiva della nostra serie TV preferita è già lì, che ci aspetta mentre vediamo la precedente, basta un click sul play dello streaming o di Neteflix. L’immaginazione ha bisogno di vuoti, narrativi e temporali, ma noi li stiamo eliminando. Chi ci legge è portato a immaginare chi c’è dietro quelle parole e noi diventiamo tante persona diverse, diverse per ogni lettore. Anche le nostre storie, che sono vere eppure spesso prive di riferimenti precisi, si avvicinano alle persone ma non si lasciano collocare, chiudere, e diventano così anche le storie di chi legge, di chi le può completare con la propria immaginazione.

Noi PdT rifuggiamo dalle classiche interviste e infatti diciamo spesso no, un po’ perché ci sembra di aver detto ciò che c’era da dire un po’ perché – almeno alcuni di noi pensano così – l’intervista è l’occasione per un’esplorazione, intima o poetica o narrativa o di altra natura. Sentiti libera a questo punto di propormi questo tipo di intervista alternativa.»

L’essere piuttosto che l’apparire in una società che sembra smettere di guardare l’essere per vivere intrinsecamente all’apparire. L’essere che è il contenuto che tanto hai voluto mettere in risalto, insieme ai PdT, da mantenere l’anonimato. Un essere che ha bisogno di emozioni, che si nutre delle parole che costellano i nostri discorsi ogni giorno, un essere così puro eppure un essere tanto lasciato da parte, spesso, in un velo di superficialità che ferisce, spesso, chi l’apparenza non l’ha nemmeno mai considerataE insieme all’essere i sentimenti più intimi dell’uomo, la paura, l’amore, la crescita personale, il non sentirsi mai all’altezza di questa società.

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Allora la mia sfida, per te, è la coniugazione – a prima vista banale ma secondo me mai scontata per chi con la penna in mano ci vive – tra sentimenti ed essere, l’esaltazione dell’uno tramite l’altro, e il non cadere in errore se si parla di essere o di sentimenti, e se tutto ciò è principalmente rivolto a ragazzi universitari soprattutto, ragazzi che spesso cadono nella superficialità, che cosa diresti tu a loro?

«Si dice che voi nuove generazioni date sempre più importanza all’apparenza. Ma non è propriamente vero. L’uomo non cambia, non cambiano i suoi istinti, non cambiano i suoi desideri. Quello che cambia è l’ambiente in cui viviamo: voi nuove generazioni vivete semplicemente in una società differente, costruita sull’immagine a discapito della sostanza, del significante che fa lo sgambetto al significato. Nessuna generazione ha tanti strumenti a disposizione per cadere nella trappola dell’ego come voi: quelle immagini del profilo che avete scelto tra cento selfie scattati a raffica, quei posti meravigliosi che pubblicate su Instagram cercando di tenere fuori dall’inquadratura tutto ciò che non è all’altezza, quelle file infinite per ogni Talent Show che uno ne plasma e cento mila li delude, sono solo la punta dell’iceberg dell’apparenza.

Andy Warhol affermava che tutti avrebbero avuto presto i loro 15 minuti di popolarità, ma quello che sta accadendo davvero è che tutti avremo una vita intera di semi-popolarità.

E quindi?

Se scegliete l’apparenza, scegliete di dipendere dagli altri. Dalla loro approvazione.

Scegliete la sottomissione. Scegliete di dimenticare voi stessi. Di rendere l’altro supremo.

Ecco ciò che fa l’apparenza: vi rende subordinati. A voi, che invece dovreste sovvertire lo status quo e sbattere in faccia a tutti l’indifferenza delle conseguenze. A voi, che avete tutto costruire e per questo avete poco da perdere.

Se scegliete l’apparenza, scegliete di regalare tutti i vostri anni migliori, tutte le vostre energie e le vostre ambizioni agli altri, per piacergli.

Se scegliete l’apparenza vi vestirete come quelli del gruppo di cui vorrete far parte, trasformerete i germogli delle vostre idee in formule di pensiero già masticate.

Se scegliete l’apparenza, vi perderete, disimparerete a ritrovarvi, smetterete di cercarvi.

Va bene, alla fine sarete ok. E anche la vostra vita potrebbe essere ok.

Ma noi non abbiamo bisogno di persone ok.

Smettetela di volgere lo sguardo là fuori, dimenticate per un momento il vostro nome, il vostro sesso, la vostra età. Dimenticate di avere un corpo. 

Entrate dentro di voi: se cercate, troverete qualcosa di informe. Qualcosa che è eppure ancora non è. Potete chiamarla personalità o carattere, vocazione o destino, ma la verità è che quella cosa siete voi. Solo che ancora non lo sapete.

Allora fermatevi un momento. Smettete di pensare a ciò che potrebbero pensare gli altri. Osservate quella cosa informe e parlatele dolcemente, perché possa smettere di tremare, di ritrarsi.

Conoscetela, datele una forma, guidatela e lasciate che vi guidi. Raccogliete il seme che un giorno diventerà la vostra storia, che vi renderà un essere umano diverso da tutti gli altri.

Noi abbiamo bisogno di persone che imparino a nuotare dentro sé stesse per non affogare là fuori, nel mare della messa in scena.

Perché sono queste le persone che cambieranno ciò che andrà cambiato con i propri valori, la propria tenacia e perché no, un pizzico della loro incoscienza. Trovate il coraggio che ci si aspetta da voi.

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Er Quercia»

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Caporedattore "Caffè con..." cartaceo AA 17/18 Direttrice Cartaceo AA 18/19 Direttore AA 19/20 Manager e Responsabile web AA 20/21