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L’approvazione del Decreto Di Legge, da parte del consiglio dei ministri, che ha come obiettivo la riforma della scuola, ha suscitato polemiche e manifestazioni in tutta Italia da subito. Negli ultimi anni non poche volte sono nate tensioni fra la popolazione e lo Stato in materia d’istruzione che a quanto sembra rappresenta uno dei “tasti” più difficili da affrontare in Italia.

Il sistema scolastico italiano ha bisogno di essere cambiato; troppo a lungo è stata ignorata la scuola in Italia e si è provveduto a fare solo piccole modifiche al sistema che mancavano di quell’incisività di cui vi era bisogno.

Se si guarda qualche statistica, infatti, che analizza il livello medio dell’istruzione in Europa si può notare come noi italiani siamo indietro soprattutto per quanto concerne l’uso delle lingue e la conoscenza della matematica più precisamente siamo gli ultimi nelle lingue e i penultimi per le abilità matematiche (dati OECD).

E’ sicuramente degno di nota il fatto che vi sia un lieve miglioramento legato alla buona volontà dei giovanissimi che, come rivelano le statistiche, provvedono a migliorare il gap culturale con gli altri paesi europei. Il grande problema è che ciò molto spesso avviene in maniera del tutto autonoma, sono i singoli che decidono di migliorare le loro competenze in mancanza di un sistema scolastico adeguato.

Un sistema che non riesce ad offrire agli studenti le risorse adeguate il più delle volte per la mancanza di mezzi: l’Italia non investe sull’istruzione dei giovani. Anche relativamente a ciò il confronto con l’Europa è utile; l’istruzione rappresenta una delle priorità per la strategia dell’Europa 2020 ed effettivamente se si guarda al rapporto National Sheets on Education Budgets in Europe 2014 si può benissimo vedere come due paesi su tre abbiano aumentato i loro investimenti nel campo dell’educazione. Fra questi l’Italia è assente (qui si può trovare il rapporto dell’Eurydice http://www.indire.it/lucabas/lkmw_img/eurydice/National_Budgets.pdf) .

Il governo Renzi risponde a tutto questo con un decreto che innanzitutto va ad affrontare il delicato problema del corpo docenti in Italia.  L’insegnamento rappresenta il primo grande deficit del sistema educativo in Italia: troppi insegnanti di ruolo anziani e moltissimi giovani precari.

Il premier aveva promesso lo scorso 3 settembre l’assunzione di 148 mila supplenti precari presi dalle Gae (graduatorie ad esaurimento) e fra i risultanti idonei del concorso del 2012. Ora Renzi ha cambiato le carte in tavola scatenando le ire e la disperazione dei docenti precari. Il ddl prevede infatti la stabilizzazione di 100.701 precari, fra le Gae e il concorso del 2012. Altri diecimila dovranno fare il concorso dopo un contratto ponte di un anno. L’obiettivo del governo è quello di chiudere le graduatorie ad esaurimento, considerate da molti come uno dei più grandi fattori paralizzanti del sistema italiano. All’interno delle graduatorie ad esaurimento vi sono docenti abilitati all’insegnamento che attendono lo scorrimento per potere entrare di ruolo. Le graduatorie sono chiuse dal 2008 e nel progetto di Renzi resteranno aperte solo per 23mila docenti delle materne. La grande polemica nasce per tutti quegli insegnanti risultati idonei al concorsone del 2012 che verranno esclusi dalle assunzioni e dovranno rifare il concorso.

Gli idonei sono coloro i quali hanno passato il concorso del 2012 con un punteggio minimo e che in graduatoria si sono posizionati oltre gli 11mila posti messi al bando. Per frenare i ricorsi nel Maggio 2014 si era stabilito che gli idonei entrassero all’interno delle cosìddette Gdm (graduatorie di merito) questo significa che sarebbero dovuti entrare di ruolo nei prossimi anni, lo stesso Renzi nel programma di riforma la “buonascuola” aveva ribadito ciò. Però qualcosa è cambiato negli ultimi giorni e il premier è tornato indietro affermando che chi è risultato idoneo non può considerarsi vincitore e quindi deve ripetere la prova.

Ciò ha ovviamente suscitato non poche polemiche che molto probabilmente si trasformeranno in ricorsi che saranno facilmente vinti.

E’ innegabile che lo stagnare all’interno di una graduatoria non può considerarsi un criterio di selezione dei docenti, data anche la loro grande responsabilità, spesso non considerata; allo stesso tempo però in un periodo di crisi come questo si può accettare un governo che torna indietro sulle sue posizioni nel giro di dieci mesi?

Sicuramente per i precari non è accettabile, questo li ha portati in questi giorni a una pronta mobilitazione e li porterà in seguito a rivolgersi al Tar.

Il decreto legge prevede anche nuove modalità di selezione degli insegnanti all’interno degli istituti. Questi potranno essere scelti dal preside, che assomiglierà sempre di più a un manager. Infatti potrà avere dei veri e propri assistenti e oltre a scegliere il suo “staff” dovrà anche valutarlo con l’ausilio del consiglio di istituto. Gli insegnanti più bravi, o comunque quelli che il preside ritiene siano tali, potranno ricevere un “premio” in denaro di 500 euro spendibile per ampliare la loro cultura. Viene spontaneo chiedersi quali strumenti verranno utilizzati per preparare i presidi italiani a tali responsabilità. Infatti con quale criterio i presidi sceglieranno di gratificare o al contrario sanzionare i loro docenti? Le simpatie e le antipatie o le effettive competenze?

Questi sono gli aspetti più significativi che vanno a toccare principalmente l’organico. Per quanto concerne invece la didattica si prevede: la reintroduzione della musica e della storia dell’arte; nuove materie quali l’economia e il diritto; scuole maggiormente informatizzate. Seguendo il modello tedesco si prevede anche l’implementazione di tirocini uniti all’attività curriculare per aumentare il livello occupazionale dei giovani, questo soprattutto e in maniera rafforzata all’interno degli istituti, più che nei licei.

Sicuramente è importante che lo Stato agisca per il futuro lavorativo dei giovani in qualche modo, visto e considerato la gravità della situazione in cui ci si ritrova. Ma chi ad esempio non frequenta un istituto ma un liceo come farà a conciliare lo studio approfondito delle materie con il lavoro? A cosa dovrà rinunciare il giovane che ha deciso di scegliere lo studio piuttosto che la formazione professionale per inserirsi in questo sistema?

La scuola italiana rappresenta un sistema massacrato da un legiferare, quello degli ultimi anni, continuo e spesso controproducente.

Chi ne ha sempre risentito sono stati gli insegnanti e gli studenti. I primi sono diventati una categoria sempre meno considerata all’interno della società, nonostante il ruolo di primaria importanza che hanno. Gli studenti invece si stanno sempre più allontanando dallo studio, questo infatti appare come una perdita di tempo, come un ostacolo per il raggiungimento di un posto di lavoro in maniera rapida ed efficiente. La nuova riforma sembra in un certo qual senso confermare ciò. Così in Italia avremo quattordicenni che usciti dalle scuole medie sceglieranno di frequentare istituti tecnici, piuttosto che i licei, perché li riterranno più utili e dall’altro lato trentenni plurilaureati, che hanno vissuto l’epoca del sovraffollamento delle aule universitarie, che continueranno a fare dei master nella speranza di trovare un impiego e che probabilmente approveranno le scelte dei più piccoli, magari invidiandoli.

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