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Chi è Elena Ferrante? A questo interrogativo le risposte sono state molteplici: da chi sosteneva che si trattasse di Goffredo Fofi, fino a puntare il dito verso i fondatori della casa editrice E/O che pubblicano i suoi libri, Sandro Ferri e Sandra Ozzala. La scrittrice sembra essere di origini napoletane, come suggerisce lei stessa nelle piccole e fugaci note biografiche. Su questi dati si sono costruiti percorsi, ipotesi e congetture, ma l’attesa sembra essere finita: (forse) abbiamo un nome.

A darcelo è il giornalista Claudio Gatti: secondo una sua indagine svolta per Il Sole 24 Ore, dietro il nome della Ferrante si nasconde la moglie di Domenico Starnone, Anita Raja. Nella sua analisi, molte sono le prove che portano a ciò, ma l’indizio decisivo proviene da un conto bancario. Ebbene sì, Gatti si è cimentato in quella strategia chiamata ‘follow the money’: attraverso delle tracce bancarie riguardanti il reddito registrato dalla donna, il giornalista è riuscito a scoprire un immenso ricavo ricevuto a ridosso dell’uscita della tetralogia (si parla del 150% in più rispetto all’anno precedente).

La reazione del web è stata enorme: alcuni si rifiutano di crederci, altri vedono finalmente appagata la loro curiosità, e altri ancora hanno creato addirittura un account Twitter di Anita Raja in cui usciva allo scoperto, account dichiarato falso dopo pochi minuti. Anche Erri De Luca si è espresso sulla questione: “Questa sorta d’indagini patrimoniali farebbero bene a svolgerle per stanare gli evasori invece degli autori”, sbuffa De Luca, “credo che se si vuole scrivere mantenendo l’anonimato di fronte al pubblico se ne ha tutto il diritto”.

Tutti sembrano essere interessati alla vera identità del personaggio che si cela dietro il nome di Elena Ferrante. Il successo dei libri a suo nome è mondiale: anche Hillary Clinton, candidata alla presidenza americana, ha dichiarato di star leggendo i suoi libri. Si capisce chiaramente perché molti giornali internazionali hanno pubblicato l’indagine di Gatti: il giornalista italiano ritiene che “il più grande mistero fuori dall’Italia che riguardi l’Italia è l’identità di Elena Ferrante, e io intendo svelarlo. È quello che faccio per vivere”.

Elena Ferrante aveva già risposto a Gatti, ancora prima di conoscerlo: in un’intervista condotta via mail nel 2014 con il New York Times, la scrittrice aveva sostenuto che “ciò che più conta per me è preservare uno spazio creativo” e che “l’assenza strutturale dell’autore influenza la scrittura in un modo che mi piacerebbe continuare a esplorare”.

Di chiunque sia il viso dietro quel nome e dietro tutto quel successo, siamo davvero sicuri di voler svelare un segreto che, in fin dei conti, ci fa solo apprezzare di più la narrativa?

Vogliamo davvero dare un nome a Elena Ferrante, o ci bastano le sue parole e i suoi romanzi?

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Caporedattore PalinTesto per l'A.A. 2017/2018