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E a un certo punto, Netflix. Quando la serie televisiva “Narcos” faceva conoscere per la prima volta al grande pubblico il concetto dello streaming, non si aveva – come spesso accade – la percezione dello sviluppo che ne sarebbe derivato per la suddetta piattaforma (e per quelle a seguire). Adesso la “N” rossa su sfondo nero si è inserita prepotentemente nell’immaginario collettivo. E come in un domino, tutte le altre piattaforme ne hanno seguito l’esempio (Amazon, Infinity, Disney). Dal 2015 (anno di Narcos), Netflix ha avuto la lungimiranza e l’abilità di fare un passo avanti rispetto al suo obiettivo iniziale, quello della distribuzione, per provare ad inserirsi nel mondo della produzione di opere cinematografiche. Gli scettici non sono mancati, ma si sono dovuti ricredere. Almeno in parte. Infatti, con il film “Roma” di Alfonso Cuarón (2018), la piattaforma streaming ha dimostrato di poter creare anche prodotti di un certo livello artistico, e la conferma non ha tardato ad arrivare con ulteriori opere di livello, quali “The irishman” e “Marriage story”, in Italia “Sulla mia pelle”, ed altre quantomeno piacevoli. D’altra parte, risulta inevitabile che, essendo numerosi i prodotti, il livello medio non possa risultare particolarmente elevato, e svariati film e serie tv firmati da Netflix non soddisfano le attese. Ma in questo contesto storico-sociale di forti limitazioni ed elevata tensione – a metà strada fra “The Truman show” e “Black Mirror” – avere alternative al grande schermo, diviene fondamentale. Come se il destino avesse intessuto i propri arabeschi per portare lo streaming al suo apice, proprio nel momento di maggiore crisi per il mondo del cinema (e per il mondo in generale). Le pellicole che sarebbero dovute uscire in sala in questo periodo: rinviate. Come è giusto che sia, perché la visione sul grande schermo rimane insostituibile. E quelle in itinere, idem.

Ed allora ci sono due vie per attutire un periodo in cui le distrazioni non sembrano mai abbastanza. Innanzitutto, riduzioni sui prezzi per l’intera durata dell’emergenza e periodi di prova gratuiti. Convince, ma neanche troppo. Oppure si potrebbe tornare a valorizzare ciò per cui alla fine nasce e si diffonde lo streaming: la distribuzione. E quindi, operare attraverso una ricerca e scoperta (o riscoperta) di film che rischiano l’oblio, di paesi sconosciuti, tempi passati, o che semplicemente erano stati ingiustamente sottovalutati, ignorati. Perché è questo il vero punto di forza di Netflix: sopperire alla qualità dei prodotti non eccessivamente elevata con opere tratte da altre fonti, che magari non si troverebbero in chiaro. E soprattutto che siano sempre disponibili, a portata di mano. Purché lavata con amuchina, naturalmente.

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Caporedattore Cult Web per l’A.A. 2017/18 Vicedirettore responsabile Web 2019/20 Direttore per l’A.A. 2020/21