Contatti

Viale Romania, 32 - 00196 Roma - Italy

Sentiti libero di contattarci!

Museo di Mosul. Nimrud. Hatra. Dur-Sharrukin.
La barbara furia distruttrice dell’ISIS è inarrestabile. Ciò che non può essere saccheggiato e rivenduto al mercato nero, viene preso a martellate o raso al suolo con le ruspe.
Non obiettivi di guerra né simboli dell’occidente nemico, ma reperti archeologici e siti dell’UNESCO, patrimonio dell’umanità, distrutti per sempre, ridotti in frantumi e macerie uno dopo l’altro.
Esiste una guerra convenzionale in cui si spara al soldato nemico, ed esiste il terrorismo che rapisce innocenti, decapita civili e uccide fumettisti.
Esiste poi un ulteriore livello di crimine, insensato e deplorevole. Non una guerra contro un nemico, non una tattica di propaganda ma pura barbarie il cui solo scopo è obliterare ogni traccia di cultura, cancellare la storia. Un crimine contro l’umanità.

Il mese scorso abbiamo visto il video degli adepti dell’ISIS che vandalizzano il museo di Mosul. Statue prese a martellate con pesanti magli, sculture distrutte per sempre. Il museo conteneva statue di divinità assire e accadiche, idoli in un lontano passato forse, ma anche statue di soldati e personalità di spicco del passato che nulla hanno di divino. Tutto annientato, in virtù di una cieca e barbara idoloclastia, partorita da una distorta interpretazione del Corano – “idoli”, dicono, che devono essere distrutti. Per fortuna però molte delle statue nel museo erano copie: gli originali furono trasferiti a Baghdad anni fa. Ma molti altri artefatti autentici erano rimasti lì, e sono ora per sempre perduti.
In questi giorni si è passato dai magli ai bulldozer, che hanno raso al suolo prima Nimrud e poi Hatra. Antiche città assire e accadiche, un tempo floridi centri del commercio dell’antica Babilonia: ieri siti archeologici nel deserto a qualche decina di kilometri da Mosul, oggi cumuli di rovine. Rase al suolo le loro millenarie mura decorate dai giganteschi Lamassù e abbattuti gli antichi templi che quelle mura racchiudevano.
Ieri è toccato a Dur-Sharrukin (l’odierna Khorsabad), antica città assira, saccheggiata dei reperti archeologici che conteneva. Ciò che può essere sollevato portato via, verrà venduto al mercato nero per finanziare le attività del Califfato. Ciò che era troppo pesante per essere asportato, è stato fatto saltare in aria.
L’ISIS si è indelebilmente macchiato di questo crimine contro la storia e l’umanità, vero e proprio «crimine di guerra», come è stato definito dall’UNESCO. Non esiste tattica di terrorismo o propaganda che tenga, non esiste logica che giustifichi queste azioni. Non erano obiettivi nemici, non erano luoghi di culto, ma siti di interesse culturale. Le statue non erano idoli venerati da pellegrini di religioni “nemiche”, ma semplici artefatti da museo.

Chi vive in Europa (e soprattutto in Italia e Roma) conosce bene il valore della storia. La respiriamo quotidianamente, la studiamo, la amiamo. È parte di noi e della nostra cultura, di noi come dei nostri antenati. Gli antichi romani apprezzavano i reperti dell’antico Egitto, riservando a loro posti d’onore nella Capitale. La Basilica di Santa Sofia a Istanbul fu convertita in moschea, non rasa al suolo. Nemmeno Hitler distrusse la Tour Eiffel, orgoglio e simbolo della conquistata Parigi.
L’ISIS è una minaccia globale, e non si fermerà. Trascendeva già lo spazio dei confini geografici avvalendosi di attentati, attaccando innocenti a Parigi o Copenhagen. Ora trascende anche il tempo, distrugge la storia e cancella il passato. Una barbarie senza paragoni. Per loro nessun reperto storico è sacro, nessuna cultura va salvaguardata. Cancellano le vestigia del passato, quasi a voler nascondere quel qualcosa che è esistito senza essere musulmano, che fu glorioso senza seguire i precetti del Corano; e forse è proprio questa la causa di tanta distruzione selvaggia e sistematica: l’odio verso la cultura, senza la quale non c’è democrazia, non c’è tolleranza, non c’è pace. Vogliono eliminare ogni traccia di ciò che era di “diverso” e prospero, per eliminare ogni speranza di un futuro diverso e migliore. Nulla deve esistere, in nessun posto al mondo e in nessun tempo. Può esserci solo il Califfato e la sua perversa interpretazione dell’Islam, ovunque e per l’eternità. Questo è il loro folle credo. L’ISIS muove una guerra barbara e vile, e nulla è tabù. È una minaccia contro la pace, contro l’umanità e contro l’intero patrimonio culturale.

Nessun popolo che si definisce civilizzato può rimanere in silenzio a guardare. È nostra responsabilità, dell’intera umanità, fermare questo scempio prima che l’ISIS faccia detonare le piramidi, prima che demolisca le cattedrali europee, prima che la bandiera nera sventoli sul Colosseo in fiamme.

Share:

contributor