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Perché la maggior parte delle tele hanno un formato rettangolare? Perché il protagonista di un’immagine dovrebbe assumere il centro del quadro? Perché Mondrian ce l’aveva tanto con le diagonali? Cosa c’entrano le nature morte con le pubblicità di McDonald’s? Cosa significa fare una foto “al dritto”?

Si potrebbe approcciare la lettura di “Figure” titubanti, con il dubbio di trovarsi davanti un libro d’arte per addetti ai lavori. Così non è.

Fin dagli originali titoli dei capitoli è chiaro come Falcinelli ci tenga a rendere il suo libro democratico, ma allo stesso tempo accattivante. Non a caso nel titolo stesso si legge Come funzionano le immagini dal Rinascimento ad oggi” e il contenuto del testo è fedele a questo incipit. Come ogni ottimo libro, chiusa l’ultima pagina, si è in grado di vedere il mondo che ci circonda in maniera diversa. D’altronde gli artifici delle immagini che vengono usati odiernamente sono gli stessi del passato.

“L’inventore di un’immagine è sempre, anzitutto, il mediatore di un complesso sistema di forze. Poi certo solo i grandi autori sanno vivificare le clausole tradizionali, trasformando la grammatica in poesia”.

Attraverso vari esempi, Falcinelli ci fa capire come in realtà ogni nostro modo di vedere il mondo – soprattutto quelli che vengono mediati attraverso la tecnologia – sia figlio di una lunga storia delle immagini. Esempio lampante in questo senso è quello dei rettangoli e di Instagram. Perché quando pensiamo a un quadro, ci viene in mente una tela rettangolare?

Falcinelli fa un passo indietro di qualche secolo e racconta di come le tele abbiano assunto una forma rettangolare di default dal XVI secolo circa, quando i quadri, specialmente in Olanda, cominciavano ad essere acquistati dai borghesi e dalle nuove classi, non più dallo Stato o dalla Chiesa. Le tele degli artisti, dunque, diventavano per prima volta un bene maneggevole e più facile da reperire che mai prima di allora. Quest’escalation portò alla maturazione – culminata nel XVIII secolo – di un’arte diffusa capillarmente tra la popolazione. Fu in questo periodo che in Francia si tenne il Salon Carré del Louvre.

In questa immagine, che si trova anche nel libro (“I candidati all’ammissione al Salon” di Myrbach-Rheinfeld), si vede come nel magazzino stesso del Salon, in cui si accumulavano quadri su quadri, si trattasse unicamente di rettangoli. L’arte cominciava a diventare una forma di business e come tale aveva bisogno di un formato unitario e che minimizzasse le spese extra per le forme inusuali.

Un altro, della miriade di esempi interessanti che il libro contiene, è quello sullo spostamento dei personaggi nei quadri, lo stesso che viene usato dalla Disney in Biancaneve.

La protagonista e gli altri personaggi buoni si muovono sempre da sinistra a destra, mentre le forze del male si muovono al contrario, da destra verso sinistra, nella direzione contraria a quella percepita normale nelle immagini e nei quadri dei secoli precedenti. La Disney, come nel caso di Instagram, non si è inventata nulla, ma si è limitata ad utilizzare codificazioni figurative che hanno secoli di storia e che Falcinelli nel libro spiega eccezionalmente, rendendo argomenti astrusi e complessi, di facile fruizione.

E le nature morte? Il taglio della spiegazione che l’autore fornisce è senza dubbio illuminante.

In un capitolo dall’accattivante titolo, “La metafisica delle ciotole”, Falcinelli associa le nature morte alla musica e da lì procede a un’interpretazione della disposizione delle figure all’interno dei quadri di questo tipo. Fa l’esempio di alcune ciotole e bicchieri disposti in orizzontale nello spazio, di misure e altezze diverse. Ad ogni oggetto o frutto associa un suono – più profondo o acuto – a seconda della forma e dell’altezza. Fatto ciò, l’autore invita a leggere le figure sotto forma di musica trasformandole in delle canzoni dal testo tridimensionale.

Con naturalezza, ça va sans dire, le nature morte diventano delle composizioni che sanno cantare una storia, a seconda di come gli oggetti siano disposti al loro interno.

La ripetizione di qualcosa nel tempo possiede infatti qualità piacevoli e rassicuranti, ed è alla base delle principali funzioni vitali: c’è ritmo nel cuore che batte, nel succedersi dei respiri, nel bambino che viene cullato, nei movimenti dell’amplesso”.

Le nature morte non sono solo delle canzoni per Falcinelli, ma anche una disposizione estetica che è in grado di trasmettere qualcosa per il modo in cui è disposta, una composizione.

Le composizioni non sono solo un’espediente di quadri del passato, ma anche del presente, dominando il modo in cui i prodotti vengono disposti nelle foto pubblicitarie al giorno d’oggi. L’arte della composizione determina il perché gli oggetti siano arrangiati in un certo modo: un panino accanto a delle patatine e una Coca Cola o il rossetto affiancato a una palette per occhi di una certa misura ed a una determinata angolazione.

“Prendere atto del potere formale della natura morta ha tra l’altro un valore politico: ogni giorno ci imbattiamo in fotografie in cui un hamburger si affianca a un bicchiere di Coca Cola o a una manciata di patatine; oppure un flacone di profumo si erge, appena decentrato, accanto a uno struccante. Il contesto commerciale in cui li vediamo può depistare, ma si tratta di una logica prettamente seicentesca”.

Falcinelli con il suo libro è in grado di rendere l’arte una materia di tutti i giorni e permette di capire un mondo che potrebbe sembrare molto lontano. Più mondi siamo in grado di capire, meno quello di tutti i giorni ci sembrerà estraneo.

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