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Il 5 Agosto all’Estàdio Jornalista Màrio Filho, meglio noto come Maracanà, durante la sfilata di presentazione delle squadre olimpiche, come penultima sfilerà la bandiera del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, portata da una rappresentanza tutta speciale. Sarà infatti la bandiera del team composto interamente da rifugiati.

Un tema di grandissima attualità e di grandissima risonanza internazionale, che non poteva essere ignorato dal Comitato. Thomas Bach, numero uno del Cio, durante una visita al campo profughi Eleanos vicino Atene, campo nel quale passerà la fiamma olimpica e dove sono ospitati rifugiati iraniani e afghani, ha annunciato che provvederà alla costituzione di una squadra per rappresentarli durante la manifestazione.

La decisione sarebbe stata presa dopo due giorni di Esecutivo all’unanimità: “Gli atleti che sono stati costretti a lasciare i propri Paesi avranno la possibilità di partecipare ai Giochi” sotto l’insegna del Cio. E infatti sarà proprio  il Comitato Olimpico ad occuparsi dell’organizzazione della squadra mettendo a disposizione tecnici, medici e dirigenti. Gli atleti alloggeranno al Villaggio Olimpico, avranno gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri loro colleghi e sfileranno, come già detto sotto la bandiera del Comitato. Il tutto sarà finanziato dalla solidarietà olimpica.

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Ad oggi gli atleti identificati tra i rifugiati sono ben 43, rappresentanti di tutto il mondo e tutte le discipline, a partire dalla nuotatrice siriana che al momento si trova in Germania, per arrivare poi al lottatore di judo congolese attualmente ospitato in Brasile. Non riceveranno trattamenti di favore: dovranno partecipare alle qualificazioni e riuscire a conseguire i minimi. Alla domanda su quanti di loro riusciranno poi effettivamente a partecipare ai Giochi della XXXXI Olimpiade, Bach ha risposto: “Credo dai 5 ai 10. Ne daremo i nomi nel corso dell’Esecutivo del 5 Giugno a Losanna. Però devo aggiungere che ci saranno altri rifugiati che gareggeranno regolarmente per il proprio olimpico nazionale. Abbiamo fatto questa operazione perché è assolutamente necessario mandare un messaggio positivo verso chi sta vivendo una tragedia immensa”. Come dire l’importante non è vincere ma partecipare.

Un messaggio quindi sicuramente importante quello lanciato dal mondo dello sport nei confronti di un evento che tutt’ora rappresenta uno dei maggiori problemi che il mondo e l’Europa in particolare si trova ad affrontare.

 

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