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Nel giro di una settimana dagli attacchi terroristici di Parigi Facebook si è tinto di blu, bianco e rosso. Il social network ha, infatti, sulla scia degli hashtag #prayforParis e #JesuisParis, attivato una applicazione che permette agli utenti di modificare temporaneamente la propria immagine del profilo applicando il tricolore francese in trasparenza alla propria foto. Facebook aveva già utilizzato questa applicazione lo scorso Giugno quando il social aveva assunto i colori dell’arcobaleno perché la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America aveva reso legali i matrimoni omosessuali in tutti e 50 gli stati federali.

In molti hanno scelto di modificare la propria immagine del profilo in segno di solidarietà e in altrettanti hanno fortemente criticato il gesto. Le ragioni portate avanti sono varie: alcuni si dicono disgustati dal fatto che Facebook sfrutti un avvenimento simile per indurre i propri utenti a passare sempre più tempo sul social, altri credono sia “solo una moda” e in quanto tale irrispettosa, altri ancora sono indignati perché quando a essere colpita è la Francia tutti mettono bandiere francesi, ma nessuno ha messo bandiere libanesi quando a essere colpita è stata Beirut. Mettere il tricolore francese sul proprio profilo, quindi, è darla vinta a Facebook, è mainstream, è razzista, è ipocrita.

Ci si fermi un attimo a riflettere su che cosa sia quel pezzo di stoffa che chiamiamo bandiera. Si prenda l’esempio della bandiera francese. Emblema nazionale della Quinta Repubblica, una bandiera nata dall’unione, sotto la rivoluzione francese, dei colori del re (bianco) e della città di Parigi (blu e rosso). Una bandiera dà a tutta la popolazione qualcosa a cui guardare,le ricorda chi è, chi è stata e chi sarà e per che cosa stia combattendo, rappresenta un simbolo nel nome del quale molti sono già morti e per cui molti sono ancora disposti a morire.

Con questo in mente l’applicazione messa a disposizione degli utenti da Facebook non sembra più così del tutto priva di senso. La prima cosa che viene in mente non è che Facebook cavalchi le emozioni degli utenti per renderli ancor più dipendenti dal social di quanto non lo siano già. Il fatto che un gran numero di persone abbia deciso di impostarla sulla propria immagine del profilo non significa che sia “solo una moda”, significa, piuttosto, che quella bandiera sta facendo ciò per cui è nata: sta aggregando le persone.

Nel modo tecnologico in cui viviamo, mettere una bandiera su un social network è l’equivalente di quello che qualche anno fa sarebbe stato appenderla sul proprio balcone. Nel mondo globalizzato in cui viviamo, quando accadono tragedie come quella dello scorso 13 Novembre, una bandiera non rappresenta solo gli appartenenti ad un determinato paese per nascita, rappresenta tutte quelle persone che condividono la stessa cultura, gli stessi valori e le cui storie nazionali e personali si intrecciano.

Questa è anche in parte la ragione per la quale il tricolore francese ha velocemente tinto dei suoi colori delle nostre homepage, mentre quella libanese non è comparsa quasi per niente, nonostante i due attentati suicidi a Beirut. Non si tratta di razzismo, non si tratta di morti di serie A e morti di serie B. Gli attentati di Parigi semplicemente  sono più vicini, hanno toccato i paesi “occidentali” più di altri attentati perché sono stati percepiti come attacchi perpetrati in casa propria. Inoltre, Beirut si trova a pochi chilometri dalla guerra civile siriana, Parigi, invece è in Europa, dove stiamo vivendo il periodo di pace più lungo della nostra storia, è naturale che lo shock sia stato maggiore, il che non significa che le morti di Beirut valgano meno, è solo che sono più lontane, sono sconosciute.

Mettere la bandiera francese sul proprio profilo di Facebook, quindi, non è ipocrisia, a prescindere da quanto l’utente sappia o meno delle questioni di politica internazionale, di Isis, di guerre e di Islam. Mettere la bandiera francese sulla propria immagine del profilo significa  far uso di un simbolo per esprimere solidarietà, per rendere omaggio a coloro che ingiustamente e inaspettatamente sono morti, significa sentirsi  parte di qualcosa, è dire “io ci sono, qualunque sia la mia religione, che io ne abbia una o no, sono con voi”.

 

 

 

 

 

 

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