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Il rifiuto di Meredith ad un gioco erotico, un semplice litigio tra coinquiline, il movente passionale, la gelosia, il sesso e la droga. Qualunque siano stati i presupposti, otto anni fa Meredith Kercher, 22 anni di bellezza esotica ma di origine anglosassone, era mezza nuda ed insanguinata quando, coperta da un solo piumone, smetteva di respirare e moriva sgozzata nel suo appartamento di Perugia.

Secondo la V sezione penale della Corte di Cassazione però, Amanda Knox, la “faccia d’angelo” coinquilina della vittima, ed il suo ex fidanzato Raffaele Sollecito, definito nell’arringa finale del suo avvocato difensore Giulia Bongiorno come completamente estraneo alla dinamica processuale ed incapace di accettare le ingiustizie che lo avrebbero travolto, non sono i responsabili del suo omicidio.
Assolti senza rinvio dalla Suprema Corte di Cassazione per non aver commesso il fatto, con un impianto probatorio a loro carico prevalentemente indiziario e descritto come lacunoso ed inverosimile da entrambe le difese in quasi 300 pagine di ricorso, Amanda e Raffaele sarebbero quindi il più grande abbaglio preso dalla magistratura inquirente negli ultimi dieci anni.

Una decisione, quella della Corte di Cassazione, che oltre a giungere drammaticamente sofferta e comprensibilmente ponderata, dopo ben 10 ore di Camera di Consiglio, sembra mettere un punto definitivo ma anche molti interrogativi alla vicenda processuale durata più di otto anni a carico dei due imputati, entrambi passati per 5 gradi di giudizio ed impietosamente ritratti dai media come gli esecutori materiali di un macabro piano criminoso.
Il primo e più grande di questi interrogativi é sicuramente Rudi Guede, l’ivoriano che sta scontando 16 anni nel carcere di Viterbo per concorso in omicidio, compresa la dovuta riduzione di un terzo della pena come previsto per la scelta del rito abbreviato. Ad oggi infatti, l’unico accertato colpevole e concorrente nell’omicidio di Meredith Kercher, potrebbe verosimilmente, e alla luce della decisione della Corte, vedere rimesso in discussione il suo capo d’imputazione.

Intanto, mentre il popolo italiano e americano gridano alla vergogna del sistema giudiziario nostrano, emergono con cinica prepotenza le reazioni delle nuove “vittime”: “Sono stato definito assassino senza un briciolo di prova” dichiara Raffaele in conferenza stampa.
Sia lui che Amanda chiederanno il risarcimento dei danni per l’ingiusta detenzione di 4 anni per il primo e di uno soltanto per la seconda, a carico della quale resta infatti accertata e già scontata la pena a 3 anni per il reato di calunnia nei confronti del suo ex datore di lavoro Patrick Lumumba, in un primo momento immotivatamente coinvolto nella tragedia.
La decisione della Corte é stata d’altra parte accolta con estrema freddezza dai familiari della vittima naturale ed unica di questa macabra barzelletta processuale: la famiglia Kercher ha chiesto riposo e silenzio alla stampa, ma soprattutto tempo per metabolizzare l’ultima tappa di questa interminabile ed impossibile caccia all’assassino.

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