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Caro direttore,

adesso è il tuo momento.

La ricordo perfettamente quella sensazione: è l’entusiasmo che contraddistingue tutti gli inizi.

Per me invece è il momento di andare, ma non prima di averti detto alcune cose che vorrei facessi tue.

Intanto, grazie per essermi stato vicino quando ne ho avuto bisogno, ma grazie soprattutto per le attese. Per avermi saputo aspettare quando non riuscivo a comunicare con te e per aver aspettato insieme a me che arrivassero i traguardi che ci eravamo prefissati.

Siamo stati pazienti, io e te.

Spesse volte mi sono sentita sopraffatta dall’attesa di un risultato che sembrava non comporsi mai, ma tu lo sapevi: di questo soprattutto ti ringrazio perché, lo scoprirai, ci si sente un po’ soli quando si ha il dovere di essere sempre contenti. È bello avere qualcuno con cui poter condividere l’insoddisfazione di un momento, la rabbia per un incontro andato storto, la pressione degli appuntamenti a cui non si vuole o non si può mancare.

Ho avuto il lusso di poterlo dire a qualcuno, e tra quelle persone c’eri tu.

Trova delle figure che non ti riservino critiche quando in un momento di rabbia dirai frasi come

“E’ solo un giornale universitario e non trovo giusto perderci così tanto tempo”, oppure “non vedo l’ora che finisca”, qualcuno con cui non ci sarà bisogno di rimangiarsele quando la rabbia ti sarà passata.

Se vorrai che quella persona sia io, ci sarò, come ci sei stato tu per me.

Riserva la prima fila di tutti gli eventi che organizzerai a coloro che ti sono stati vicini davvero. Loro saranno contenti e si sentiranno parte di qualcosa e tu ti sentirai più tranquillo ad avere un volto amico di fronte a te.

Abbi fede quando ti dicono che è difficile, che non ci sono i soldi per farlo e che i tempi sono troppo stretti, ma sii sempre intellettualmente onesto e, quando è necessario, impara a mollare la presa. L’ostinazione non è sempre una virtù; a volte è solo uno spreco inutile di energie.

Cerca di dare spazio a tutti i ragazzi che faranno parte di questo piccolo percorso, ma se non hai tempo per ascoltarli uno ad uno, non preoccuparti: loro lo capiscono molto più di quanto tu possa immaginare.

Ricordati che è un giornale universitario quando parli con gli altri, ma lavora come se non lo fosse e fai tutto con serietà.

Poi, mio caro direttore, lasciati aiutare. So che quando si tiene molto a qualcosa e se ne ha la responsabilità delegare è dura, ma tu fallo il più possibile: le competenze altrui sono il bagaglio che ti sarai creato quando tra un anno sarai nella posizione in cui sono io sono ora.

Il direttivo che hai è lì per arrivare dove non potrai tu: sarà la piccola casa alternativa che vivrai nei prossimi mesi. Tu arredala al meglio e soprattutto abbine molta cura.

In ultimo, caro amico mio, goditi tutto. Quella che stai per fare è un’esperienza bella a tal punto da lasciarti un enorme senso di vuoto quando volge al termine.

Tu sei pronto per partire ed io per andare.

Rubo qualche riga a questa lettera solo per ringraziare qualcuno, oltre te.

Una volta una ragazza della redazione, usando per l’ultima volta su twitter l’hashtag #culturama15, ha pubblicato una foto di tutti noi e ha scritto: “140 caratteri non contengono una redazione”. Io le credo a tal punto da aggiungere che non basterebbero mille di queste righe per esprimere tutta la mia gratitudine nei confronti di chi c’è stato.

Ringrazio tutte le persone che questo giornale ha messo sul mio cammino.

Io voglio solo dirvi che siete stati infaticabili e soprattutto che mi sono sentita fortunata quando vi ho visti ridere.

È una sensazione che difficilmente si spiega, eppure, durante le riunioni, quando eravate intorno a me ed io intorno a voi, ho pensato che non sarei mai stata la stessa se non vi avessi conosciuto.

All’inizio dell’anno vi avevo chiesto solo di contare sul mio appoggio.

Ora mi rendo conto che sono stata io a non poter fare a meno del vostro.

Con amore,

 

 

Adriana

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