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È un sabato di metà ottobre, il sole è appena tramontato. Nell’aria c’è appetito e nessuna voglia di cucinare. Così, su consiglio di un conoscente romano, prenoto all’ultimo momento (mea maxima culpa) un tavolo da Bucatino, a Testaccio. Il tavolo è al piano interrato, un posto un po’ angusto e poco aerato, sicuramente la parte meno bella del ristorante.

Si è in tre e di primo si va con due bucatini all’amatriciana (abbondanti e saporiti) e uno alla gricia con l’aggiunta dei carciofi (buoni anche se meno ricchi). Tutti abbastanza pieni, decidiamo di saltare il secondo.

Mio zio decide però di prendersi una cicoria in padella, e qui la sorpresa: dopo qualche forchettata si blocca, nota qualcosa di strano nel piatto, osserva attentamente, poi si convince: non è tutta cicoria, c’è anche un bruco, cotto insieme, s’intende. Avvisiamo il cameriere che prende in consegna il piatto incriminato, strabuzza gli occhi ma non emette alcun tipo di suono (strano, nei minuti precedenti pareva un tipo abbastanza ciarliero).

Si dirige quindi verso la cucina al piano di sopra, torma poco dopo scusandosi e dicendoci che non avrebbe inserito la cicoria nel conto. A noi sembra il minimo, visto anche che in un qualunque ristorante degli States – per molto meno di un bruco nel piatto – chiunque avrebbe intentato una causa milionaria. Personalmente (lo dico? Sì, dai, lo dico) mi sarei aspettato di più.

Il conto finale recita settantadue euro. Ricapitolando: un carciofo alla piastra di antipasto (sette euro), tre primi (l’amatriciana dieci, l’altro dodici), tre dolci, acqua, vino della casa (una bottiglia) e un caffè. Troppo.
Tutto molto romano, piatti tipici e tutto quello che volete. Per fortuna a Roma si trova di molto meglio, spendendo anche meno. In una parola? Sopravvalutato.

Per correttezza va detto anche che il locale era praticamente pieno – c’era la fila alla porta –, però ecco, l’avete giù inteso forse, non lo consiglierei. Diciamo.

P.S. Ho la vaga impressione che del conoscente non mi fiderò più tanto in futuro, e soprattutto mi sa che il conoscente non conosce molto bene Roma, oppure il conoscente non sa cosa vuol dire mangiar bene. In entrambi casi gli mando un abbraccio, perché ne ha bisogno. Scusate il poscritto un po’ caustico, ma ne sentivo la necessità.

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contributor

Prima il bacon, poi la politica, lo sci e Mark Knopfler. Col cuore a Pesaro. Pezzi di anima sparsi qua e là tra Bologna, il Texas e Lisbona. Attualmente San Paolo del Brasile, presto di nuovo Roma, poi chissà.