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Il Basket e le Olimpiadi, una storia d’amore iniziata ufficialmente alle Olimpiadi di Berlino del 1936 per quel che riguarda il torneo maschile, mentre è toccato aspettare l’edizione Canadese del 1976 per il torneo femminile. Entrambi sono disputati da 12 squadre: qualificati direttamente sono il Paese ospitante, i Campioni del Mondo in carica e i cinque Campioni continentali, più i vice campioni d’Europa e delle Americhe; a queste nove squadre si aggiungono, poi, le prime tre del torneo di qualificazione olimpica.

Come detto, la prima apparizione ufficiale, dopo la dimostrazione di Saint Louis del 1904, risale al 1936 a Berlino. Nelle Olimpiadi del Reich la finale fu un derby tutto Nord Americano, Stati Uniti contro Canada. Risultato? 19-8, non propriamente cestistico. Il motivo è presto detto: in quella edizione il campo da gioco si trovava a pochi metri dall’Olympiastadion, era praticamente un campo da tennis, ovviamente all’aperto. Caso volle che il 14 Agosto del ’36 sul Reichssportfeld Tennisplatz 4 di Berlino venne giù un’acquazzone di proporzioni bibliche, che di fatto impedì ai giocatori il regolare svolgimento della partita, ma tant’è. Gli Stati Uniti sono i primi campioni olimpici nella storia del Basket, dopo la più povera finale di sempre. Da lì in poi diciamo che ci hanno preso gusto: sulle 18 edizioni totali in cui figurava il torneo olimpico di Basket, solo una volta non hanno vinto nessuna medaglia, mentre solo tre volte non hanno giocato la finale per l’oro. D’altronde loro il gioco l’hanno inventato, e ci hanno abituati a prestazioni sopra le righe, spettacolari, uniche ed inarrivabili. Hanno dato vita alla rivalità più accesa del secolo scorso, quella con l’URSS, contro la quale hanno giocato ben cinque finali olimpiche; storica è quella del ’72 a Monaco di Baviera, quando l’URSS vinse di un punto sulla sirena dopo una finale accesissima e senza esclusione di colpi, alla fine della quale gli Stati Uniti protestarono per la direzione arbitrale non andando a ritirare la medaglia d’argento che gli spettava. Negli annali resta, però, l’Olimpiade di Barcellona, quando il Dream Team di Jordan e compagni aggiunse un’eterna aura mistica alla selezione Statunitense.

E Noi?! L’Italia con le Olimpiadi ha un rapporto altalenante: 11 partecipazioni su 18 totali, due medaglie d’argento all’attivo, mai un oro. È ovvio che partecipare a competizioni di questo tipo contro le super potenze mondiali di questo Sport, Stati Uniti su tutti, limita le possibilità di vittoria finale, ma sognare non costa nulla. Sognare come ha fatto una Nazione intera all’Europeo di questa estate, quando Gallinari, Belinelli e compagni hanno accarezzato il sogno continentale e la qualificazione diretta a Rio 2016, ma così purtroppo non è stato. Ripartiremo dal preolimpico a luglio, per la cui organizzazione siamo in prima fila, avendo la possibilità di giocarci vicino al nostro pubblico la partecipazione alle prossime Olimpiadi. Sulla panchina non ci sarà, però, Simone Pianigiani: il CT arrivato nel 2010 ha deciso consensualmente di interrompere il rapporto con la prima squadra, rimanendo a disposizione come supervisore di tutte le altre selezioni e dei centri federali. Al suo posto arriva Ettore Messina, probabilmente il meglio sulla piazza per la Nazionale, forse, più talentuosa di sempre. Ma perché cambiare dopo un’esperienza così positiva come quella dell’Europeo appena conclusosi? Pare che il feeling tra il Presidente Federale Petrucci e Pianigiani sia svanito: la FIP non ha preso bene la mancata qualificazione diretta ai Giochi, considerato l’elevatissimo potenziale della nostra selezione, per questo ha preferito cambiare rotta, richiamando Messina dopo la fortunata parentesi degli anni ’90. Il compito di Messina è chiaro, riportare due elementi fondamentali all’interno dell’ambiente: Ordine e Progresso, proprio come sulla bandiera del Paese ospitante. Ordine all’interno di una Federazione disunita, divisa tra chi è contento del risultato ottenuto ad Eurobasket e chi invece non si è ritenuto soddisfatto. Continuando a lavorare con una grande selezione, alla ricerca di un continuo Progresso, che possa portarci prima a Rio e poi, chissà, a sognare di nuovo in grande.

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Caporedattore Sport Cartaceo per l'A.A. 2017/2018