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Mearsheimer e molti altri che strenuamente sostengono le teorie realiste probabilmente non guarderanno queste Olimpiadi Invernali, né i Mondiali di Russia della prossima estate, continuando a supportare una visione delle relazioni internazionali fondata sulla nozione di Hard Power. La storica olimpiade coreana di Pyeongchang, però, dovrebbe illuminare gli sguardi critici di tutti gli studiosi delle scienze sociali, perché sta sottolineando il valore elevatissimo dello sport nel mondo contemporaneo.

Molti colleghi della carta stampata hanno sottolineato come oggi si stia ritornando agli antichi valori dei Giochi Olimpici, quando il mondo Greco si riuniva presso Olimpia per onorare gli déi, interrompendo guerre e conflitti. L’essenza di quella cerimonia, però, era assai distante da quella delle Olimpiadi moderne, poiché il mondo contemporaneo della globalizzazione economica e tecnologica non può essere paragonato all’omogenea realtà rurale delle poleis Greche; non solo, anche le regole stesse dei conflitti sono profondamente cambiate nel corso di due millenni, portando in secondo piano l’etichetta e l’onore, elevando la vittoria al ruolo di obiettivo unico e necessario.

Nello scenario globale moderno, infatti, gli ultimi mesi sono stati caratterizzati dalla contrapposizione tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la piccola Corea del Nord di Kim Jong-Hun. Un conflitto diplomatico, fino a questo momento, nel quale differenti poli del potere mondiale hanno trovato terreno fertile per la propria propaganda politica: Trump ha intrapreso la tortuosa strada del ritorno alla Realpolitik e alla politica della deterrenza degli anni ’80, la Cina ha approfittato per proporsi come la vera alternativa agli States per l’egemonia globale, mentre la Corea del Nord ha guadagnato tempo prezioso per lo sviluppo del proprio programma nucleare. Una situazione caldissima, che rispecchia perfettamente la visione realista delle relazioni internazionali: esaltazione di un distopico hard power e silenziosa accettazione delle sue conseguenze.

Poi, però, giunge lo Sport, arrivano gli individui e le loro vere aspettative; ed ecco che le problematiche che i “potenti” non erano riusciti a risolvere durante mesi di contrattazioni diplomatiche vedono uno spiraglio di speranza tramite due paia di sci e una parata di atleti. Perché i segnali di disgelo nelle relazioni bilaterali tra le due Coree sono ormai inequivocabili e il mondo ha potuto finalmente respirare un anelito di felicità nel rivedere unito sotto la stessa bandiera un popolo che non sarebbe mai dovuto essere diviso.

E così, anche nel 2018, lo Sport diventa occasione di incontro e di confronto, la neve di Pyeongchang si trasforma in un tappeto rosso dove far sfilare un’armonica e coesa realtà che è ben lontana dai tavoli diplomatici, e che è fatta di semplici sportivi, individui molto più vicini alla vita di noi tutti uomini comuni.

Perché l’uomo comune vede la pace come unico mezzo per il raggiungimento del benessere sociale a livello mondiale, perché l’uomo comune segue lo Sport e ne apprezza gli eroi e le storie.

E la storia di queste Olimpiadi Invernali offre già molteplici spunti di riflessione, oltre ad un chiaro invito al dialogo e alla moderazione che tutti gli sportivi rivolgono alle forze mondiali, lasciando da parte deterrenza, aggressività e tutti gli altri elementi dell’Hard Power di matrice realista.

Lo Sport si conferma, grazie a queste Olimpiadi, come principale media di comunicazione di chi, invece, vorrebbe che il potere degli Stati e il raggiungimento dei loro obiettivi si attenga maggiormente agli elementi di civiltà e di coesione comuni a tutti i popoli.

Cari realisti, caro Mearsheimer, cari lettori, avete visto che colpo di Soft Power?

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Caporedattore Sport Web per l'A.A. 2017/2018