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Ieri, domenica 19 giugno, si sono tenuti i ballottagli per le elezioni dei sindaci nei 126 comuni con più di 15mila abitanti, dove alle elezioni del 5 giugno nessun candidato aveva ottenuto il 50 per cento più uno dei voti.

A colpire sono sicuramente le due grandi vittorie del M5S, quella di Roma e quella di Torino.

Virginia Raggi, avvocato di 38 anni, è il 18esimo sindaco della capitale, la prima donna e la più giovane della storia del Campidoglio, che ha sconfitto il candidato del PD, Roberto Giachetti, con il 67,2% dei voti. Tra i suoi primi commenti dopo la vittoria, “Sarò il sindaco di tutti i romani anche di quelli che non mi hanno votato perché è questo quello che deve fare un sindaco. Lavoreremo per riportare legalità e trasparenza all’interno delle istituzioni. Con noi si apre una nuova era“.

Se a Roma la vittoria della Raggi, visti i risultati del primo turno, era piuttosto scontata, a Torino il trionfo del M5S è stato alquanto inaspettato. Chiara Appendino, 31 anni, laureata in Economia alla Bocconi, ha sconfitto il sindaco uscente, Piero Fassino del PD, con il 54,6% dei voti, ottenendo in proporzione più voti di quelli raccolti due settimane fa. Eletta nel consiglio comunale nel 2011, è stata definita una grillina anomala e considerata piuttosto indipendente dagli organi direttivi del Movimento 5 Stelle, dal momento che non ha firmato, per esempio, un “contratto”, che vincola se stessa e i suoi consiglieri allo staff del M5S, come ha fatto invece Virginia Raggi. A chi le ha rivolto l’accusa di seguire poco le dinamiche del M5S, l’Appendino ha risposto che, pur sentendosi integrata nel movimento, il suo obiettivo primario è occuparsi del territorio e del bene comune della sua città. Il fatto che il nuovo sindaco provenga da una famiglia di imprenditori e che abbia più volte sottolineato la necessità di investire nelle piccole imprese le ha senza dubbio fatto ottenere i voti di una buona parte degli elettori del centrodestra.

 

Milano mantiene invece un’amministrazione del centrosinistra, con la vittoria di Beppe Sala, che ha sconfitto Stefano Parisi, del centro destra, con il 51,7% dei voti. Bologna, invece ha confermato la presenza del PD con Virginio Merola, che ha sconfitto la leghista Lucia Borgonzoni con il 54,6% dei voti.

A Napoli è stato riconfermato il sindaco uscente, Luigi de Magistris, sostenuto da liste civiche e di sinistra, con una vittoria netta, del 66,8%, su Gianni Lettieri, del centrodestra. La sconfitta già al primo turno della candidata del PD, Valeria Valente, ha rappresentato una delle battute di arresto più importanti nell’’Italia del Sud per il partito.

 

Quel che è certo è che il successo pentastellato in 19 dei venti comuni nei quali il M5S era al ballottaggio, unito alla perdita di Novara, passata alla Lega Nord, e a Trieste, in mano ora al centrodestra, portano il PD ad un’amara riflessione. Il partito, infatti, nonostante il pericolo scampato a Bologna e a Milano, non può non riconoscere una sconfitta complessiva in questa tornata amministrativa e la necessità di rivedere la propria strategia, soprattutto in vista del referendum costituzionale di ottobre, che prevede la fine del bicameralismo perfetto. Infatti, un’ipotetica alleanza M5S-destra potrebbe comprometterne seriamente il risultato.

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