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Terzo appuntamento del mondiale 2017 di F1, circuito di Sakir in Bahrain la Ferrari vince, anzi ri-vince un’altra gara dopo la prima in Australia. L’incipit del discorso non sarebbe mai venuto in mente e nessuno durante le qualifiche del sabato che hanno visto come sempre protagonista una freccia d’argento che però non era quella di Hamilton bensì del finlandese Bottas. Hamilton in conferenza stampa post qualifica, si è congratulato con il suo compagno di squadra, non ancora suo diretto avversario ma aveva stampato in volto quel sorriso che diceva: “tanto domani in partenza ti polverizzo”, cosa che però vedremo tra poco, non è avvenuta. Il sabato si è quindi concluso intanto, con un caldo infernale che ha messo realmente a dura prova tutte le componenti delle monoposto e poi con la solita griglia di partenza che vedeva Bottas e Hamilton in prima e seconda posizione e al terzo posto la SF70-H di Vettel.

Le premesse del sabato non facevano sperare in una vittoria Ferrari perché come sempre le vetture tedesche hanno mostrato di avere quel boost di potenza che gli permette di essere ancora superiori agli avversari. Ma noi siamo italiani, la Ferrari di oggi è fatta al 95% da italiani e quindi siamo bravissimi a cambiare il corso della storia e a scrivere delle favole bellissime. Una bellissima favola, appunto, è quella che Vettel è riuscito a scrivere nella calda domenica nel deserto del Bharain, dove di petrolio ne è rimasto ben poco, ma di miliardari che banchettano a champagne e caviale, ne è pieno il paddock. La magia, Sebastian insieme a Gina, l’ha cominciata in partenza quando è riuscito con uno ottimo stacco frizione e una staccata alla prima curva che ricordava molto Schumacher, a sopravanzare Lewis che è partito molto cauto onde evitare quel pilota che l’anno scorso correva con la Williams e che lo perforò come un trapano, Waltteri Bottas che adesso è suo dirimpettaio nel box. Forse Hamilton è partito fin troppo cauto, dato che Vettel lo ha sorpassato con leggera scioltezza ed è riuscito così a mettersi subito a caccia del finlandese della Mercedes che non aveva più quella potenza mostrata al sabato tanto da non riuscire a staccare il tedesco della Ferrari oltre il secondo. I primi quindici giri sono trascorsi all’insegna di Vettel che tallonava Bottas e di Verstappen in quarta posizione che cercava di mettere pressione a Lewis. L’altra parte della magia la Ferrari l’ha compiuta quando ha deciso di far fermare anticipatamente Vettel al box e di provare quello che viene definito undercut su Bottas che è riuscito in maniera perfetta; Vettel esce dai box e già nel primo settore inizia a girare uno secondo più veloce del finlandese e da qui la contromossa Mercedes, che però è stata vanificata dall’entrata in pista della safety-car dovuta al cedimento dei freni della Red Bull di Verstappen che è finito a muro in curva 4. Da questo momento è iniziato il calvario Mercedes che dopo aver montato le gomme soft riusciva ad ottenere tempi simili a quelli di Vettel ma il capo squadra Hamilton non riusciva a sorpassare il compagno di squadra in seconda posizione e da qui si sono susseguiti una serie di team order che hanno mandato un po’ tutti in confusione, soprattutto Bottas.

Alcuni “criticoni” da bar sostengono che se Hamilton non avesse avuto la penalità di cinque secondi per avere eccessivamente rallentato senza motivo all’ingresso della pit-lane, Vettel non avrebbe vinto. Io invece sostengono, conti alla mano, che senza la penalità la gara sarebbe stata molto più avvincente perché si sarebbe finalmente visto il tanto desiderato corpo a corpo tra Vettel e Hamilton che avrebbe cominciato a scrivere una prima riga della storia sul pilota più forte dell’era dei motori turbo. Ormai tutti i tifosi del mondo non aspettano altro che un testa a testa a ruote fumanti tra Vettel e Hamilton, perché si ok la Ferrari per adesso ha vinto due gare su tre, ma le ha vinte sempre grazie alle strategie ormai diventate perfette, o per lo meno decisamente più aggressive rispetto al passato. Gara quasi anonima, invece, per l’altro ferrarista, Raikkonen, che ancora non ha trovato un week end pulito senza nessun tipo di problema. Chiude la gara quarto assoluto che forse sarebbe potuto diventare un terzo posto se il team lo avesse chiamato ai box uno, due giri prima. Iceman ha però dimostrato di non avere più lo smalto di una volta al sabato in qualifica, ma quando si tratta di dimostrare l’esperienza la domenica in gara, lui ancora c’è.

Comunque l’importante è ricordare che per due gran premi su tre l’inno di Mameli ha risuonato su due circuiti nettamente differenti tra loro, questo a dimostrare che la SF70-H è costruita bene, molto bene e che sicuramente questo campionato di F1 tutto sarà, meno che noioso o comunque soporifero.

Per quanto riguarda la gara degli “altri”, molto bella, divertente con sorpassi e controsorpassi, ruote e ali che si toccano e lotta serrata per arrivare al punticino che spetta al decimo classificato. Nota dolente e frustrante anche per i tifosi che lo hanno sempre supportato, ma anche per coloro che lo hanno sempre ritenuto un avversario, è la saga di Fernando Alonso che tira fuori tutte le sue capacità di guida nei percorsi misti ma viene impietosamente sverniciato sul dritto come se la sua McLaren rimanesse ferma. Il tema radio di ieri del pilota asturiano ci ha fatto comprendere ancora di più la scelta comunicata in settimana della sua non presenza al gp di Montecarlo e della sua partecipazione nello stesso giorno alla 500 miglia di Indianapolis. Personalmente non posso che auguragli di ottenere un ottimo risultato ma sono convinto che questo primo allontanamento è il preludio per un definitivo abbandono della F1, il che sarebbe veramente un peccato per tutto il motor sport.

Dalla Cina al Baharain senza nemmeno un giorno di pausa, adesso le squadre tornano nelle loro factory per aggiornare le monoposto e presentarle tra due settimane al gp di Russia, sperando che sia un gran premio ancor più avvincente di quello di Sakir.

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