viaggio
Un tempo, nei primi anni Sessanta, un noto pianista ed il suo autista personale attraversarono gli Stati Uniti del sud per un tour. Fin qui niente di strano, se non fosse che il talentuoso musicista era afroamericano, mentre, il suo chauffeur, caucasico. E quindi, nonostante le sue enormi capacità, il colto e raffinato Don Shirley era costretto a confrontarsi con una mentalità retrograda e razzista, affiancato da Tony, un italoamericano rozzo e poco elegante, ma al tempo stesso leale e dotato di grande sensibilità. Un tempo, i due protagonisti della storia, comicamente diversi e diversamente comici, riuscirono ad abbattere le barriere del pregiudizio e lo fecero con una forza superiore, quella dell’amicizia. Un tempo, ma anche oggi, la vicenda raccontata in “Green Book” ci ricorda (o forse ci insegna?) che la diversità non deve essere considerata un difetto. Può anzi essere un motivo ulteriore per scoprire nuovi punti di vista, un’occasione d’incontro fra mentalità divergenti, ma non per questo inconciliabili. Perché “diverso”, non significa necessariamente peggiore. Solo che in quel tempo, ma non solo in quel tempo, non tutti erano in grado di comprenderlo.
La forza del film risiede nelle ottime prove di recitazione e nella brillante sceneggiatura (candidata e favorita all’Oscar), che offrono uno spaccato della società del tempo, facendo divertire (soprattutto), ma offrendo anche vari spunti di riflessione. Ma a questo punto, tralasciando il contenuto della pellicola, vorrei focalizzare l’attenzione su un tema centrale in questa, come in altre opere. Il viaggio. Viaggiare, si viaggiare, cantava Battisti. Il viaggio non inteso come meta, ma come percorso. Nel cinema, come nella vita, il viaggio rappresenta un cambiamento, una rivelazione. Chiunque intraprenda una nuova strada è inevitabilmente spinto da uno spirito di “curiositas”, da una smania di conoscenza, dal piacere della scoperta. Quella forza incontrastabile che spinse Ulisse oltre le colonne d’Ercole. E quindi viaggiare significa davvero cambiare, arricchirsi con nuove esperienze, vivere nuove vite. Possibilmente con la giusta compagnia. Fino a quando non è più possibile comprendere se sono realmente i posti ad essere diversi o se è il nostro modo di guardare le cose, ad essere cambiato. Perché, citando Proust, “il vero viaggio di scoperta non è vedere posti nuovi. Ma avere occhi nuovi”.