Verso la seconda guerra coreana?

Si acuisce la crisi Usa-Corea del Nord e nessuno scenario è precluso

La penisola coreana sembra essere sull’orlo di una nuova guerra, che potrebbe scoppiare nelle prossime 24 ore. Nel giorno del centocinquesimo anniversario della nascita di Kim Il-Sung, la Corea del Nord ha mobilitato più di centomila persone per onorare il “padre della patria”, nonché nonno del leader Kim Jong-Un. Oggi la televisione di Stato nordcoreana ha mostrato le immagini di una gigantesca parata militare tenuta nella capitale Pyongyang, dove hanno sfilato migliaia di soldati e numerosi carri armati e camion con a bordo nuovi missili balistici intercontinentali. Si è trattato chiaramente di una prova di forza da parte del dittatore coreano nei confronti sia dell’amministrazione Trump che della Corea del Sud e del Giappone. Secondo l’ambasciatore russo a Pyongyang, un nuovo test missilistico coreano potrebbe essere prossimo: probabilmente il 25 aprile, anniversario della creazione dell’esercito nordcoreano. La Corea del Nord, per bocca di Choe Ryong-He, il più potente ufficiale del regime comunista, “risponderà a una guerra totale con una guerra totale” e ha assicurato che il Paese è pronto ad affrontare qualsiasi minaccia proveniente dagli Usa. Dal canto suo, Washington ha recentemente inviato in prossimità delle coste coreane una portaerei nucleare, la Vinson, in risposta ad eventuali lanci di missili, mentre il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha ventilato l’ipotesi di un attacco preventivo per fermare l’avanzata del regime in campo nucleare. Persino il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha affermato che la guerra tra Usa e Nord Corea potrebbe scoppiare da un momento all’altro, tanto è vero che la compagnia area cinese Air China sospenderà i voli verso la capitale nord coreana a partire dal prossimo 17 aprile.

Secondo l’emittente televisiva americana Nbc, gli Usa sarebbero pronti a un raid con armi convenzionali (come la recente Moab, bomba usata nei giorni scorsi in Afghanistan contro l’Isis) contro il regime di Kim Jong-Un, nel caso effettui ulteriori test nucleari. Lo Stato maggiore nordcoreano, in risposta, attaccherebbe le basi militari americane in Giappone e Corea del Sud. Comunque, l’ipotesi di un raid non dovrebbe essere la prima scelta americana. Resta, infatti, in piedi l’ipotesi di ulteriori sanzioni contro la Corea del Nord, magari con l’appoggio della Cina, unico alleato del dittatore coreano.

La Corea del Nord è molto pericolosa in quanto fa del mistero attorno ai suoi progressi scientifici in campo nucleare il suo punto di forza. Sicuramente il Paese asiatico non è in grado di colpire il territorio statunitense, però i Paesi vicini alleati degli Usa, ossia Corea del Sud e Giappone, potrebbero essere presi di mira con testate chimiche, quali il gas nervino denominato Sarin. Per non parlare delle bombe, convenzionali o meno, che provocherebbero la distruzione di Seul, la capitale della Corea del Sud, nel giro di pochi minuti.

Oltre all’attacco preventivo per evitare ulteriori test nucleari e ai raid aerei per distruggere le basi missilistiche coreane, un’ulteriore opzione potrebbe essere un colpo di Stato ad opera della Cina, tesa a scongiurare le opzioni militari statunitensi. Soluzione accreditata dalla cattiva reputazione che ha Kim Jong-Un presso il regime cinese. La Cina vuole evitare un cambio di regime coreano, magari filoamericano, con capitale a Seul, in conseguenza dell’eventuale riunificazione della penisola. Per questo, sarebbe preferibile sostituire il folle dittatore della dinastia Kim con un soggetto fedelissimo al regime di Xi Jinping. In ogni caso, sembra che il Giappone stia studiando, in previsione di una guerra, un piano per evacuare i circa sessantamila giapponesi che si trovano al momento in Corea del Sud.

Oltre all’alone di segretezza che aleggia intorno al regime dinastico comunista, c’è l’elemento della totale imprevedibilità in politica estera del presidente Usa, Donald Trump. Questi ha fermamente deciso di voler cambiare l’approccio nei confronti della Corea del Nord. Le precedenti amministrazioni si sono limitate a sanzioni o a dichiarazioni pubbliche, oltre a mantenere un importante contingente militare in Corea del Sud, presente dal 1953, anno della conclusione della guerra di Corea, che funge da deterrente a ulteriori conflitti nella penisola. In passato salda era l’alleanza tra il regime coreano e la Cina e gli Usa perseguivano la cosiddetta “strategia della pazienza”: aspettare e se possibile anticipare il collasso di un Paese sottoposto ad un duro regime repressivo e basato su un sistema economico obsoleto.  La situazione sembra che stia cambiando grazie alle timide prese di distanza della Cina, dovute ai numerosi test missilistici compiuti da Pyongyang.

I più recenti episodi – quali il bombardamento americano di una base del regime siriano di Assad e l’utilizzo della Moab (Mother of all bombs) contro una base dell’Isis in Afghanistan – sono stati visti da diversi esperti come dimostrazioni di forza contro la Corea del Nord, al fine di dissuaderla dallo scontro con gli Usa. Il primo episodio è relativo al fatto che gli statunitensi non tollerano alcun utilizzo non autorizzato di armi (pochi giorni fa il regime siriano avrebbe usato armi chimiche contro i ribelli causando numerose vittime civili). Il secondo sta a dimostrare che gli Usa non soltanto dispongono di armi non atomiche particolarmente efficaci, ma sono anche pronti ad usarle.

Il problema principale rimane che né gli Usa né i suoi alleati conoscono con precisione di quante testate nucleari e di quante basi missilistiche disponga il governo nord coreano. In altri termini, un attacco americano preventivo non sarebbe in grado di eliminare la minaccia asiatica, ma metterebbe a serio rischio sia le truppe americane sia i civili giapponesi e sud coreani. Insomma, nessuno avrebbe la certezza di poter evitare attacchi atomici provenienti da Pyongyang.