Un ostacolo imprevisto sulla strada della Brexit

Stamattina, l’Alta Corte del Regno Unito si è pronunciata in merito al ricorso presentato dalla consulente d’affari Gina Miller, finalizzato a rendere necessaria, per convalidare la Brexit, l’approvazione da parte del Parlamento britannico. La Corte ha dato ragione al legale, sentenziando che il governo non potrà attivare l’articolo 50 (recesso unilaterale dall’U.E.) del Trattato dell’Unione Europea, se prima non avrà l’assenso di Westminster. La motivazione di questa decisione risiede nel fatto che, come dichiarato da Lord Thomas of Cwmgiedd, componente della Corte, “il principio fondamentale della Costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano”. Oltretutto, il referendum del 23 giugno scorso era consultivo e non può pertanto prescindere dal voto del Parlamento.

Il Primo Ministro, Theresa May, ha già annunciato ricorso contro la decisione dei giudici, dato che l’avvio dei negoziati di uscita dall’Unione, fissato dal numero 10 di Downing Street per marzo 2017, rischia di slittare. Ammesso che il ricorso del governo non venga accolto, è comunque improbabile che il Parlamento vada contro la decisione del popolo di lasciare l’Unione Europea, anche se la maggior parte dei parlamentari sono dichiaratamente anti-Brexit. A questo punto non si può far altro che ipotizzare ciò che potrebbe succedere nei prossimi mesi in Gran Bretagna:

  • Il Parlamento confermerà la Brexit e ci sarà l’uscita in toto della Gran Bretagna dall’U.E.;
  • Il Parlamento confermerà la Brexit, ma chiederà al governo di avviare con l’Unione negoziati più soft, come mantenere il mercato comune e, di conseguenza, l’obbligo di accogliere i migranti;
  • Il Parlamento respingerà la Brexit sconfessando il voto popolare e aprendo così, all’interno del Regno, una serie di fratture sociali ancora più gravi di quanto non abbia già causato il referendum stesso.

Al di là della questione, senz’altro fondamentale, che riguarda se sia prevalente la volontà popolare (espressione di democrazia partecipata), oppure il voto parlamentare (forma di democrazia rappresentativa o delegata), sta di fatto che la strada verso la Brexit si fa più in salita, sia per la novità dell’azione di risoluzione dell’U.E., sia per le tante, troppe incertezze che riguardano tempi e modalità necessari prima della chiusura definitiva della vicenda. Quello che sembra certo in questo momento è la scarsa capacità dei due partiti maggiori partiti britannici (il Conservatore e il Laburista) di gestire al meglio questa situazione, a tutto vantaggio degli “estremisti” dell’Ukip di Farage che, dopo aver dichiarato di abbandonare l’agone politico, oggi ha annunciato che potrebbe tornare in campo nel 2019.