Un Natale laico

#Christmasisforsharins so do it! La versione natalizia della rubrica Lifestyle che vi terrà compagnia durante le Feste!

Nel periodo pre-natalizio, tra luminarie cittadine e aria carica di gioia, l’ennesima diatriba è scoppiata: crocifisso si o crocifisso no, recita di Natale si o recita di Natale no, presepe si o presepe no?

In alcune scuole dei presidi coraggiosi hanno cercato di rendere i festeggiamenti del natale più laici possibili, per promuovere l’integrazione interreligiosa. Molti, anzi moltissimi, non l’hanno presa bene. Ecco quindi che ogni talk show pomeridiano si è popolato di mamme infervorate che difendevano presepe, crocifisso e canti natalizi a spada tratta, con una forza e tenacia invidiabili.
Le proposte alternative dei presidi erano sì prive di tratti strettamente religiosi, ma non di certo dell’allegria che caratterizza le festività per i più piccoli. Si trattava di manifestazioni laiche, che rappresentavano comunque un’occasione per un momento di condivisione serena: anziché la festa di Natale la festa d’Inverno, anziché “Tu scendi dalle stelle” si cantavano gli inni alla pace come “Imagine” di John Lennon per esempio, anziché solo bambini cristiani tutti i bambini potevano festeggiare insieme.

I presidi in questione sono stati trascinati in un vortice di polemiche senza fine, genitori su tutte le furie hanno scritto lettere, chiamato politici e contattato giornalisti. Così da una diatriba locale si passa al dibattito nazionale; l’Italia si divide : la maggioranza difende la presenza della religione in un’ istituzione pubblica come la scuola, in quanto simbolo della tradizione italiana, e una sparuta minoranza rivendica la laicità dello Stato.

La polemica in questione è stata strumentalizzata da alcune figure politiche, che hanno veicolato le proteste contro coloro che venivano dipinti come i “colpevoli”, ovvero gli immigrati. La frase “ Se non volete il crocifisso e il presepe, tornatevene al vostro paese!” è rimbalzata di canale in canale, inneggiando alla protezione della cultura italiana. Ma se a chiedere festeggiamenti laici nella scuola fosse un italiano, in quale paese dovrebbe tornare? Se sei italiano e chiedi una cosa del genere allora vieni tacciato di essere “meno italiano”, perché questo è quello che siamo. Se non conosci la poetica di Petrarca, la brillante dottrina politica di Macchiavelli, il concetto di umorismo di Pirandello e la genialità di Marconi puoi comunque arrogarti il diritto di ergerti a difensore della cultura italiana; ma se non vuoi simboli religiosi nei luoghi pubblici sei “italiano a metà”.

Da un punto di vista giuridico, i crocifissi non sono vietati nelle scuole; da anni infatti non c’è chiarezza sulla questione. Si tollera silenziosamente una presenza imposta da i regi decreti 965/1924 e 1297/1928:
« Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re. »
« Tabella degli arredi e del materiale occorrente
nelle varie classi e dotazione della scuola.
Prima classe.
1. Il crocifisso.
2. Il ritratto di S. M. il Re.
(..) »
Da qui in poi lo Stato si è come addormentato sui due decreti, ribadendo in modo nebuloso la validità degli stessi senza mai però aggiornare la legge in modo chiaro e insindacabile. La Corte europea per i diritti dell’uomo, il 3 novembre 2009 con la sentenza Lautsi v. Italia proclamò che il crocifisso nelle aule è “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione”, sentenza ribaltata poi dalla Grand Chambre. Nonstante decreti regi e sentenze, esiste la Costituzione che stabilisce (artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20) la laicità dello Stato Italiano.

Allora, al di là della validità giuridica o meno, non rimane che chiederci che cosa rappresentano davvero per noi il crocifisso, il presepe e le recite natalizie.

Siamo così spaventati dal progresso e dal cambiamento culturale da legarci spasmodicamente a certi tipi di simbolo o siamo semplicemente troppo arretrati per accettare il fatto che si può vivere la fede anche in maniera privata?