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“In Bahrain non esiste un sistema di giustizia mal funzionante, ma un sistema di ingiustizia perfettamente funzionante”. Così Maryam Al-Khawaja, riprendendo le parole di Human Rights Watch, descrive la situazione del Bahrain, Monarchia Costituzionale nel Golfo Persico governata dalla famiglia Āl Khalīfa che da anni viola sistematicamente i diritti umani dei suoi cittadini. 

Nella giornata del 14 febbraio è ricorso l’ottavo anniversario dall’inizio della “Rivolta”, in cui più del 40% della popolazione del Bahrain si riversò nelle strade conducendo una protesta pacifica al fine di instaurare un governo rappresentativo e garante di diritti umani. Le proteste vennero fatte cessare grazie all’intervento del Gulf Cooperation Council di cui il Bahrain è parte, schierando delle forze armate che usarono la violenza sulla popolazione per bloccare le proteste. Il Senato Italiano ha ospitato a Palazzo Madama durante la mattinata una conferenza sul movimento pacifico per la democrazia in Bahrain, alla quale hanno preso parte il senatore italiano Alberto Airola e la senatrice Laura Bottici, il direttore dell’Ufficio Comunicazione della Sezione Italiana di Amnesty International Riccardo Noury, Cristina Sugoni in rappresentanza di Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain, Brian Dolley di Human Rights First e un difensore dei diritti umani, figlia dell’attivista Abdulhadi al-Khawaja e co-direttore del Gulf Center for Human Rights, Maryam Al-Khawaja

“Ad oggi si registrano 4.000 prigionieri politici su una popolazione di 700.000 abitanti, per cui almeno un membro di ogni famiglia sciita è in carcere. Mio padre è stato arrestato ed è tutt’ora in carcere, mia sorella, mio zio e i miei cugini e io stessa sono stata arrestata almeno una volta perché ci siamo opposti al governo.” Eppure, nessuno di questi fatti ha suscitato tanto scalpore a livello internazionale da sensibilizzare l’Unione Europea o le ambasciate di alcuni dei suoi paesi presenti sul luogo ad intervenire. L’Italia come la Francia, la Germania e il Regno Unito sono gli unici paesi europei con un’ambasciata in questo stato, eppure nessuno di questi è stato in grado di sollecitare l’intervento delle istituzioni internazionali a fronte di tali violenze. Maryam termina il suo intervento con una domanda volta a far riflettere sulle capacità di assicurare la sicurezza dei cittadini del Baharain ma anche europei: “Ci sono 3 cittadini europei in carcere, due dei quali sono stati brutalmente torturati e condannati all’ergastolo. Se l’Unione Europea non riesce a difendere i suoi stessi cittadini, dobbiamo dunque pensare che non potrebbe proteggere nemmeno gli altri paesi in difficoltà e che richiedono il suo intervento?”.

Come sottolinea Riccardo Noury, il Bahrain è il paese dove si è registrato il maggiore utilizzo di lacrimogeni, sia in spazi pubblici che privati, dove i difensori dei diritti umani vengono condannati al carcere a vita, torturati o privati della loro cittadinanza, e dove qualsiasi forma di opposizione viene soppressa. Nei due anni precedenti al 2018 ogni partito politico facente parte dell’opposizione è stato bandito e l’unico giornale indipendente ancora presente è stato chiuso. Inoltre, come descrive Cristina Sugoni, poco prima delle elezioni avvenute a Maggio 2018 il governo, presieduto da uno membro della famiglia reale Āl Khalīfa, ha emanato un emendamento il quale impedisce a qualsiasi cittadino che avesse mai fatto parte di uno dei partiti dell’opposizione o che fosse stato anche una volta in carcere di potersi candidare. Dunque, in un paese dove la carcerazione è uno strumento utilizzato frequentemente è estremamente facile impedire la candidatura dei cittadini e quindi la formazione di possibili nuovi partiti oppositori. 

Brian Dooley e Cristina Sugoni hanno concluso il dibattito invitando il Senato Italiano a rendere i propri ambasciatori più presenti, dimostrando l’appoggio da parte di un paese democratico che sostiene i diritti umani sia alle maggioranze che alle minoranze. Il primo sottolinea come egli stesso abbia provato a visitare uno dei tre prigionieri politici europei, il padre di Maryam Al-Khawaja, venendo però bloccato in aeroporto per un giorno intero, per essere poi invitato a lasciare il paese e bandito da esso. Tuttavia, questo gesto ha dimostrato come le vicende in questa regione non passano inosservate e suscitano in molti esponenti internazionali la necessità di esprimere la propria solidarietà. 

Il senatore Airola, insieme alla senatrice Laura Bottici, hanno accolto i consigli degli ospiti, mostrandosi assolutamente pronto a impegnarsi per sollecitare l’ambasciata italiana dimostrando la loro vicinanza alle vicende raccontate dagli ospiti e intervenendo dicendo: “Se non collaboriamo insieme come essere umani, credo che il mondo avrà difficoltà a crescere”.