Tra indecisioni e tragedie greche l’Eurogruppo approva il nuovo salvagente

“Tranquillo, questa sera offro io!”. A volte capita di essere molto generosi, ma certi euro – non è un caso l’uso di questa valuta – purtroppo non tornano più indietro e non vi è ingenuo che tenga. George Papandreou ha scelto di rifare i calcoli e riscontrare la falsità dei conti Greci nel 2010. È stato il primo a pagarne le conseguenze sebbene la responsabilità fosse delle forze politiche, allora all’opposizione, ma che adesso stanno tornando solide dopo la grande crisi. Perfino le Olimpiadi del 2004 non avevano minimamente alterato i conti di Atene. Ora in Grecia si può andare in vacanza o in gita scolastica, ma occorre tener ben chiara l’assenza di medicinali nella quasi totalità degli ospedali, la necessità di vendere il cibo scaduto come opportunità per le fasce più povere, l’obbligo per i Greci di disporre di un valido risparmio per continuare a vivere. Il cuore dell’Europa per storia e cultura continua a camminare piegata sulle ginocchia e rappresenta il primo Paese in stato di indigenza del ricco Occidente nell’epoca contemporanea.

Il libro dei sogni presentato durante le campagne elettorali da Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis non sarà certamente applicato. Dalle stanze dei bottoni il rischio default diventa un problema serio, non una sfida da lanciare. La bandiera del realismo costringe Atene ad elemosinare gli Euro e la clemenza dei padri dell’austerity. Tuttavia, mentre le borse europee nell’indecisione generale continuano a ballare il Sirtaki, il governo greco ha inviato a Bruxelles il definitivo pacchetto di riforme poi approvato dalla stessa Troika, Commissione-Bce-Fmi.

C’è quindi il sì dell’Europa senza sapere se vi seguirà quello dell’economia internazionale. Per la cancelliera tedesca Angela Merkel il governo greco ha finalmente deciso di tornare alla realtà, ma gli investimenti esteri torneranno? Come gli euro prestati, anche 43 miliardi dall’Italia per Atene nel corso degli anni duemila, anche la fiducia degli investitori potrebbe non tornare o farlo con grande sforzo e fatica da tragedia greca.

Se l’Eurogruppo approva gli aiuti e formalizza una proroga di quattro mesi, rimane evidente il brusco risveglio dai sogni di Syriza e certamente la fiducia di cittadini e Paesi che, integrati in questo sistema europeo, non possono più permettersi di creare falle nei propri bilanci solo per fare la carità agli amici greci.