Svezia: alla ricerca di un compromesso

In foto: il Premier svedese, Stefan Löfvén
In foto: il Premier svedese, Stefan Löfvén

Il quattro dicembre, il premier della Svezia, Stefan Löfvén ha annunciato che, se il suo budget a fine dicembre verrà ancora bocciato a favore di quello dell’opposizione, cosa molto probabile, saranno tenute nuove elezioni nazionali. È un evento eccezionale che un governo svedese decide di anticipare le elezioni e questa volta il governo non è durato neanche tre mesi. Soltanto una volta, dopo il sufraggio universale del 1921, è successo che un governo non è riuscito a concludere un ciclo: era il 1958.
Come mai  succede proprio adesso? Per capire bene dobbiamo tornare al risultato delle ultime elezioni e lo sfondo politico generale.

La Svezia ha tradizionalmente avuto dei governi di maggioranza, per lo più di sinistra, sotto i Socialdemocratici (S) che hanno governato con il sostegno il partito del sinistra Vänsterpartiet (V) e, dagli anni novanta, anche il partito verde Miljöpartiet (MP). Negli ultimi otto anni, il governo è stato di destra guidato dalla destra moderata Moderaterna (M), che insieme agli altri partiti di destra Centern (C), Folkpartiet (FP) e Kristdemokraterna (KD), ha creato l’alleanza Alleansen e insieme hanno portato avanti la politica, per i primi quattro anni con un governo di maggioranza e, per il secondo periodo, anche con un governo di minoranza, sempre sotto Fredrik Reinfeldt (M). Il secondo governo Reinfeldt è stato di minoranza perché l’equilibrio è cambiato nel 2010, quando è entrato in scena gli Sverigedemokraterna (SD), partito nazionalista populista di estrema destra, che è riuscito a superare la soglia di sbarramento. Invece di avere il voto di fiducia, c’è il voto di sfiducia perciò è possibile creare dei governi senza essere sostenuti dalla maggioranza della camera Riksdagen.

Anche dopo le elezioni svolte a settembre, si è creato un governo di minoranza, ma questa volta guidato dai (S) e dai (MP), che hanno deciso di non dare nessuna delle sedie del governo al (V), mantenendo così la possibilità di collaborazione con il centrodestra. Gli elettori dei (SD) sono, nel frattempo, aumentati dal 5,7 % al 12,9 % della popolazione, ma ancora la maggior parte dei voti sono stati ottenuti dalla sinistra e, quindi, da Stefan Löfvén, presidente dei (S), ottenendo così la possibilità di creare un governo. È importante sapere che né la destra né la sinistra vogliono collaborare con gli (SD) e perciò hanno agito come se non ci fossero. Questa strategia è stata anche quella del governo Reinfeldt, ma ormai passati tre mesi la situazione si è bloccata, soprattutto per due ragioni. Innanzitutto, il governo è più debole visto che l’estrema destra è stata votata da più del 10 % degli elettori, non è più un partito di margine ma invece è il terzo più grande. Inoltre, il governo (S)/(MP) non è riuscito a rompere la distinzione destra-sinistra con degli accordi multipartitici che includono anche il centrodestra e, quindi, non hanno superato la politica dei ‘blocchi’ tradizionali . L’Alleansen è riuscito a governare fondamentalmente perché hanno trovato degli accordi con i (MP) sulle domande importanti, come le pensioni. Il governo Löfvén ha varie volte cerato di convincere il (C), che ha la posizione più di centro dei partiti di destra e comunque è considerato un partito semiverde, a votare per suo budget ma non ha portato a niente. Però, si potrebbe anche criticare Löfvén per non aver cercato compromessi veri con altri partiti, includendo nella sua politica solamente i partiti come (S) e (MP) nella preparazione del budget, limitando così la influenza degli altri partiti.

Tre mesi dopo le elezioni, Löfvén non è ancora riuscito a confermare il budget del governo nella camera, ma la situazione di blocco si è anche creato grazie al cambio di strategia degli (SD). Hanno dichiarato che “Gli Sverigedemokraterna cercheranno di far cadere ogni governo che sceglie di portare avanti una politica che comporta un’immigrazione elevata e da a Miljöpartiet una influenza determinante sulla politica migratoria svedese”, e quindi, di conseguenza la via attiva degli (SD) del voto negativo e non la precedente passiva dell’astensionismo, sarà bocciato ogni budget di Löfvén che non riesce a fare degli accordi con il centrodestra. L’insieme della nuova strategia degli (SD) e l’assenza di accordi che superano i blocchi tradizionali ci sarà sempre una maggioranza attiva contro ogni deriva di legge del governo. Dopo che la proposta del (S)/(MP) è stata bocciata sia dall’Alleansen, sia dagli (SD), Löfvén non ha visto altre alternative che rifare le elezioni, che saranno il 22 marzo 2015. Così è chiaro che in una situazione in cui non è sicuro quanto è forte il governo non diventa evidente dopo le elezioni, ma soltanto dopo che hanno presentato il budget. La finanziaria è la legge più importante da imporre perché è le fondamenta sulle quali si possono costruire le proprie riforme. Perciò, se dovesse succedere, il governo ha il diritto di annunciare nuove elezioni minimo tre mesi dopo le elezioni ed è esattamente questo che è successo. Quindi il governo Löfvén non è caduto ma lo stesso non riesce a governare.

La situazione ha posto l’attenzione non solo sull’incapacità dei politici di collaborare, ma anche sul regolamento delle votazioni in Parlamento. Per esempio, c’è la possibilità di votare per più di un budget, un fatto che non aiuta i governi di minoranza. Bisogna rivedere il sistema e migliorarlo in modo che questa situazione non accada anche dopo le nuove elezioni. Il numero partiti politici è aumentato e la scena politica diventa sempre più frammentata, ma nello stesso tempo i partiti si assomigliano sempre di più tra loro. Un esempio di questo fenomeno è il nuovo partito femmista, Feministiskt initiativ (FI), che attira principalmente elettori dalla sinistra. Con le elezioni anticipate la FI ha ricevuto nuova speranza di entrare in parlamento. Potrebbero riuscire essendosi mostrato forte sia alle elezioni europee sia quelli nazionali di quest’anno (finendo qualche percentuale sotto la soglia si sbarramento), ma non è detto che il loro appoggio inseme a quello dei (V) basterà per un nuovo governo (S)/(MP). Tuttavia le elezioni a marzo è anche un pericolo per (S) che sembra di aver perso la fiducia degli elettori.

Saranno anche costosi le elezioni, perché deve ripartire tutto il sistema statale, e anche quello dei partiti che poco fa hanno usate tutte le forze per mobilitarsi per le elezioni di settembre. Se i politici non cambiano comportamento e gli elettori, giustamente, continuano a votare il partito che vogliono sostenere senza pensare troppo a come sarà la situazione parlamentare ci troveremo a un luogo simile fra sei mesi. È sbagliato sperare che gli elettori votino diversamente, che tornino ai partiti tradizionali, che non sostengano gli (SD) etc. Dobbiamo trovare un modo di governare la situazione com’è al giorno di oggi. Se rivedessimo il sistema adattandolo alla realtà contemporanea dei deboli governi di minoranza (per esempio togliendo la possibilità a un politico di votare due budget diversi) e i politici si comportassero non secondo la vecchia logica della politica dei blocchi ma secondo una nuova, basata sulla ricerca dei compromessi, prendendo così la responsabilità giusta, la situazione potrebbe portare, anziché all’arresto della politica e a spese per le elezioni, a degli effetti buoni.