Spogliarsi del velo per indossare la neutralità

Un’indagine delle cause politiche e sociali che hanno condotto agli attuali sviluppi nella dialettica Oriente-Occidente.

Recentemente la CGE (Corte di Giustizia Europea) si è espressa sulla legittimità del divieto di indossare il velo per le donne islamiche durante l’orario di lavoro, sostenendo che non sia questo un atto discriminatorio, quanto invece una garanzia di neutralità offerta dalle aziende. Il provvedimento, pertanto, nasce come conseguenza di due episodi che hanno sollecitato la trattazione della tematica.

Il primo ha coinvolto Samira Achbita, receptionist di fede musulmana che per tre anni ha richiesto di indossare il velo presso la società G4S, in Belgio. Il secondo caso ha avuto luogo in un’impresa privata francese, dove Asma Bougnaoui ha rifiutato la richiesta di un cliente, da lei servito, di togliersi il velo. Entrambi gli episodi si sono conclusi con il licenziamento delle impiegate.

In termini giuridici, il dibattito si installa tra il contenuto della Carta dei diritti fondamentali europei che tutela la libertà di possedere le convinzioni religiose e di mostrarle pubblicamente, e la volontà delle società di perseguire una condotta di imparzialità religiosa e ideologica.

Tale problematica ha richiamato l’attenzione della Corte sulla necessità di definire una linea guida da attuare in tutti i contesti lavorativi e che contenga in sé il rispetto per i diritti umani e l’omogeneità dei dipendenti. Tuttavia, il confine è labile in quanto la privazione del velo potrebbe essere interpretata come un atto di intolleranza secondo l’associazione Amnesty International, la quale si pone in netto contrasto con la sentenza della Corte: ritiene che ciò di cui il popolo europeo abbia bisogno sia proprio un’opera di sensibilizzazione nel tentativo di abbattere i pregiudizi dilaganti.

D’altra parte, un’analisi sociale rileva un vero e proprio fenomeno di “aggressione culturale” tra la sfera europea ed islamica, in cui la collisione tra le due civiltà porta all’assimilazione della cultura allogena da parte del popolo debole, in modo superficiale e nocivo. Infatti l’estensione e la dinamicità della cultura occidentale ne hanno da sempre determinato una forte supremazia, ostacolante rispetto alla comprensione del senso di collera e frustrazione emergenti dalla condizione orientale.

I limiti lavorativi sono pertanto solo una piccolissima sfaccettatura di quel contatto continuo che avviene tra due realtà opposte, le quali piuttosto che respingersi dovrebbero imparare a conciliarsi e ad integrarsi.

 

Flaminia Bonanni