Tra sorprese e record, uno US Open che non si dimenticherà facilmente

Nel weekend appena trascorso è terminata la centotrentanovesima edizione degli US Open, il quarto e ultimo Grande Slam della stagione. Quest’anno, però, il torneo ci ha regalato di più di qualche emozione e del grande tennis a cui ci ha abituato il cemento newyorkese. Ci ha regalato conferme di diverso tipo.

 Una delle conferme, forse la più scontata, è che ci sono tanti giovani promettenti che sicuramente non ci faranno annoiare nel futuro. Uno su tutti Daniil Medvedev, il russo che è salito alla posizione numero quattro della classifica ATP a soli 23 anni. Nonostante la sua giovane età, ha saputo imporre il suo tennis ai quarti e alle semifinali, su due giocatori freschi di due importanti vittorie. Ai quarti infatti, Daniil ha battuto lo svizzero Wawrinka che ha battuto un deludente Djokovic agli ottavi. Mentre alle semifinali il russo ha battuto Dimitrov, che conclude il suo grande torneo subito dopo aver battuto ai quarti LO svizzero per eccellenza: Roger Federer.  Il cammino di Medvedev però si è interrotto poco prima dell’arrivo, al quinto set di una finale da capogiro contro un Nadal fuori dagli schemi. 

Altro giovane da menzionare e che ci ha fatto emozionare in questi US Open è Matteo Berrettini. Solo due mesi più piccolo di Medvedev, che ha raggiunto le semifinali. Già con il raggiungimento dei quarti di finale ha riportato l’Italia nei piani alti del torneo di New York, dopo 42 anni da Barazzutti. Ma soprattutto come l’ha fatto è quello che è piaciuto all’Italia e al mondo del tennis: umiltà, costanza, intelligenza e tanta fame di vittorie. Vince prima con Rublev (altra potenziale promessa) agli ottavi dopo che il russo aveva battuto Kyrgios. Poi batte uno strepitoso Monfils ai quarti di finale al quinto set, che nonostante si sia nutrito del tifo del pubblico fino alla fine, non è riuscito a strappare la vittoria al tie-break grazie a uno strepitoso Matteo. L’italiano viene fermato solo da Nadal, che dopo aver combattuto per due set, lo surclassa nel terzo.

Inoltre, nell’intervista dopo il match contro lo spagnolo, conferma quello che aveva già detto successivamente alla sconfitta nella seconda settimana di Wimbledon contro Federer. Infatti, l’italiano ha ribadito di aver imparato molto da questi due match contro i due grandi del tennis, e che questi match gli permettono solamente di crescere come giocatore. Sicuramente questo viene anche dimostrato dal suo salto nella top 15 della classifica ATP (esattamente al tredicesimo posto) dopo gli US Open, mentre a inizio anno era addirittura fuori dalla top 50. Questo è il risultato di un’ottima stagione che lo ha anche visto vincitore di due titoli ATP, quelli di Budapest e Stoccarda.

C’è ancora molto da lavorare per Berrettini, ma ha tutte le carte in regola per fare il suo accesso nella top 10 della classifica ATP a breve, se non addirittura nella top 8 giocando le ATP Finals a Londra a Novembre.

Tra i giovani, però, c’è da menzionare con una tonalità negativa l’eliminazione di Zverev che poteva di nuovo regalarci molto di più per quello che ci ha fatto vedere in passato, anche se per poco. Infatti, è stato battuto a sorpresa dall’argentino Schwartzman agli ottavi di finale.

 Adesso arriviamo a lui. Solo due volte l’ho nominato in questo breve recap di questo US Open maschile, ma si meriterebbe di essere nominato innumerevoli volte: Rafael Nadal.

Molti vedono lo spagnolo come un secondo a Federer, perché è più giovane di cinque anni e per il dominio assoluto meno frequente. Ma penso si stia prendendo le sue rivincite, soprattutto per via di quel servizio su cui ha lavorato molto, e che ha migliorato con il passare del tempo. Un giocatore fenomenale, con tecnica, tattica, tenuta fisica e mentale, e un’instancabile forza di volontà, la quale si è dimostrata sempre di aiuto per riprendersi dai vari infortuni che ha avuto durante la sua carriera. Giocatore sempre pronto a migliorarsi e a superare i propri limiti con tanto lavoro e allenamento, e le sue tante lacrime dopo la vittoria in finale ne sono la prova.

Parlando di numeri, è arrivato al diciannovesimo Grande Slam in carriera. L’unico che ne ha di più, neanche a dirlo, è lo svizzero con vento. Diciamo che la rivalità sportiva che si è vista sul campo per anni tra questi due magnifici giocatori, sempre accompagnata e accompagnata dal rispetto reciproco, adesso è diventata anche una questione di numeri e di record.

 

Senza ombra di dubbio il tennis continuerà a farci divertire. Tra grandi promesse e record-breakerscon qualche anno in più che si continueranno a sfidare, non ci resta che aspettare e vedere cosa il futuro ci riserva per questo grande sport.