Sette colpi sul palco poi tre e si alza il sipario

La difesa è sempre legittima?

Sette colpi sul palco, poi tre, e si alza il sipario. Sull’approvazione della legge sulla legittima difesa, oggi, Giovedì 28 Marzo.

A dirla così, a soffermarsi sulle dichiarazioni del Ministro dell’Interno, verrebbe da pensare che una legge sulla legittima difesa non esistesse anche ieri, 27 Marzo.

Verrebbe da pensarlo anche perchè viviamo in un mondo in cui alla logica cronologica, che permette di stabilire relazioni coerenti tra eventi, cause e conseguenze, si sostituisce la logica dell’algoritmo. Di Twitter e di Facebook.

E invece si tratta ,addirittura, di uno degli istituti più saldi del diritto penale. Già presente, nella sua declinazione più moderna di difesa della persona -e cioè della vita e dell’integrità fisica-, nel codice penale italiano del 1889.

D’altronde, nel 2006, il Parlamento, con una maggioranza di centro-destra, aveva già modificato l’art. 52 del codice penale, introducendo una vera e propria forma di autotutela anche a difesa di un diritto patrimoniale, ed allargando di fatto -e molto- le maglie della legittima difesa.
La questione, quindi, non è quella di esprimere un giudizio sulla giustizia della legittima difesa, anche perchè sarebbe un dibattito alquanto effimero, posto che sono tutti d’accordo che si tratta di un istituto sacrosanto.

La questione riguarda, invece, l’opportunità delle modifiche apportate dalla nuova legge, approvata appunto in data odierna.
Il nucleo forte, come abbiamo detto, è costituito da un nuovo incisivo intervento nella disciplina della legittima difesa che segue, a dodici anni di distanza, quello operato con la legge 13 febbraio 2006, n. 59 che introdusse la cd. “legittima difesa domiciliare”.

Da un lato, oltre a prevedere l’inasprimento delle pene per furto e rapina, la riforma influisce sulla sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa che, nel caso in cui il giudice accerti che vi sia stata una violazione di domicilio ed il pericolo di un’aggressione – essendo a tal fine sufficiente che il soggetto agente affermi semplicemente di essere armato e di essere pronto all’utilizzo dell’arma-, sarà sempre riconosciuta.

Dall’altro, punto centrale dell’intera riforma della legittima difesa, l’art 2 della nuova legge modifica l’art 55 del codice penale, escludendo la punibilità per coloro che eccedono i limiti di legge -eccesso colposo di legittima difesa- perchè hanno agito “in condizioni  di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”.
Nel primo caso viene limitata la discrezionalità del giudice nell’accertamento del presupposto per l’operatività della scriminante. Con una scelta che è in linea con la volontà politica della maggioranza, ma resta pur sempre discutibile.
Secondo il Ministro Giulia Bongiorno, infatti, “con la legge previgente era il giudice a decidere se far propendere la bilancia dalla parte del rapinatore o dalla parte di chi ha aperto il fuoco”.

Ma chi dovrebbe decidere, se non il giudice?L’unica persona che possiede tutti gli elementi, anche attinenti alla sfera psicologica del soggetto, per potere giungere ad una corretta configurazione del caso concreto e potere, così, differenziare situazioni che il più delle volte sono diverse.

Con decisioni che cambiano non già da giudice a giudice, ma da caso concreto a caso concreto. Verrebbe da dire giustamente.
No, la difesa non può essere sempre legittima. Come se si trattasse di una scelta ideologica.

Quanto al nuovo art. 55, data la vaghezza del presupposto, quasi metafisico, dell’aver agito per un “grave turbamento”, il rischio sembra quello di introdurre nel sistema un elemento negativo sotto il profilo della tutela dell’affidamento del cittadino nella certezza del diritto, che è valore di civiltà giuridica fondamentale all’interno del nostro ordinamento. Con ripercussioni potenzialmente negative anche con riferimento alla posizione di quel soggetto – colui che si difende- che il legislatore vorrebbe tutelare.

Nella migliore delle ipotesi, dunque, una riforma inutile, che incide su una materia già ampiamente e chiaramente disciplinata.
Nonostante i dubbi fin qui esposti, però, c’è chi, da Forza Italia, rilancia.
Il Senatore La Russa, infatti, vota la legge, ma si ritiene solo parzialmente soddisfatto ed auspica un ulteriore potenziamento della legittima difesa.

D’altronde, aggiunge, il pericolo della configurazione di scenari da Far West non è concreto: l’uso delle armi non è stato liberalizzato.
Almeno per ora.
Almeno in parte: anche se è passato in sordina, con il decreto legislativo 10 Agosto del 2018, e, diventato effettivo il decreto legislativo con cui il governo ha dato attuazione a una direttiva comunitaria che amplia il novero dei modelli detenibili arrivando a ricomprendere anche quelli di derivazione militare. Ciò è avvenuto nostante i problemi a cui può dare adito, in riferimento ai relativi controlli, l’attuale mancanza di un database sul numero di armi possedute da cittadini italiani realmente aggiornato.

Intanto, mentre il sipario cala, restiamo seduti ancora qualche secondo, dubbiosi. Non siamo sicuri di sapere a cosa abbiamo assistito. Se ad una commedia, ad un semplice dramma, oppure ad una tragedia.
Solo il tempo ce lo potrà dire.