Una serie (A) di sfortunati eventi

La curva (quella in bianco e nero) intona “‘O surdato ‘nnamurato”, mentre in campo il grande protagonista è, come da copione, ‘o core ‘ngrato. Quello con il 9, pardon, con il 21. Fine del primo atto. Ma purtroppo per i tifosi partenopei, questo spettacolo calcistico non sarà una commedia di Eduardo De Filippo. Il suo epilogo ricorderà più una tragedia euripidea. Non credo che le migliori penne di Hollywood avrebbero potuto scrivere una sceneggiatura migliore, per questo Juventus – Napoli. Secondo atto della tragedia, dominato dalla suspense, alla Hitchcock. Ma il finale – tragico o lieto, dipende dai punti di vista- lascia nello spettatore una morale amara che sembra concepita da Woody Allen: tutto ruota intorno al caso. E nel momento che conta, anche le nostre solide certezze possono venire meno. E ritorcersi contro.

Ma parliamo di calcio. Perché mentre il nuovo allenatore della vecchia signora ancora non mostra il suo volto, come il nemico di 007, le sue idee di calcio iniziano ad entrare in campo insieme ai giocatori. E anche se la difesa, specie per l’infortunio di Chiellini, non è ancora d’élite (o De Ligt, come preferite), i presupposti per migliorare sembrano buoni. Qualcuno si è sentito tradito dal suo nuovo matrimonio, ma Maurizio ha capito e vuole  dimostrare che anche gli juventini hanno un’anima. O forse è lui ad aver venduto la sua? È difficile rispondere, ora come ora, ma una cosa è certa: avrà tutti gli occhi puntati. Perché, diciamocelo, tutti stanno aspettando che Maurizio…S(g)arri.

Il Napoli, sempre più ancelottiano in fase offensiva, si trasforma nel signor Hyde nella propria metà campo: 7 gol subiti in due partite risultano un dato preoccupante. C’è da lavorare, ma i giocatori ci sono. E soprattutto, c’è una grande guida seduta in panchina.

A Milano la situazione è pirandelliana. Conte e Marotta cercano di riportare la Juve, pardon, l’Inter ad alti livelli. Soprattutto il tecnico leccese sembra riuscirci, a tratti sul piano del gioco, appieno – per ora – nei risultati. Il punteggio pieno non è scontato neanche dopo due giornate, se si pensa che oltre ai nerazzurri, sono primi soltanto Madama e, udite udite, i cugini del Toro. Il Milan è indietro con la ricerca della propria identità, soprattutto a causa della rivoluzione totale in campo e fuori. Ma la ricerca di se stesso (e delle marcature di Piatek) è appena iniziata.

L’equilibrio da trovare è quello fra gioco, calciatori e colpi dei fuoriclasse (avete pensato a Ronaldo, vero?), per sperare di arrivare in fondo nelle zone alte della classifica, ed eventualmente cucirsi lo scudetto all’altezza del cuore. Il gioco, quindi le idee dei tecnici. I giocatori, quindi gli interpreti di un certo tipo di calcio. E le variabili, imprevedibili, dei lampi di genio dei campioni, oltre che degli scherzi della dea bendata (vedi il finale di Juventus-Napoli). Non si ottengono i risultati sperati con idee calcistiche male assortite o male applicate. E soprattutto, è necessario trovare la propria forza nel gruppo. Nessuno può vincere una competizione da solo. Questo è poco ma siiiiiuuuuuuuuuuuuu.