Hai una sardina in tasca o sei solo felice di vedermi?

Alberi caduti e allagamenti. Ma la pioggia più fitta è la pioggia di emendamenti su una manovra che, comunque, con tutti i limiti, cerca di invertire la rotta. Sicuramente molto diversa da quella della scorso sanno e, soprattutto, da quella che avrebbe adottato quest’anno il governo giallo-verde. Tuttavia, la vera ambizione del governo attuale si vedrà dopo una manovra vincolata nei contenuti e limitata nelle risorse disponibili.L’incertezza, quindi, regna sovrana. Insomma, un giorno come tutti gli altri a Roma e in Italia.

Se non fosse che oggi pomeriggio in Piazza ci sono le sardine, ed io “non so cosa mettermi”. Anzi, non so nemmeno se ci andrò, a Piazza San Giovanni. Quello che ho sentito su (molto) e dalle sardine (molto poco) in queste settimane potrebbe essermi bastato. Alla fine ci vado, per sentire con le mie orecchie -proprio in mattinata ero rimasto colpito da una bella rappresentazione dell’incredulità di San Tommaso– se è vero che queste piazze ittiche sono tante piene di persone quanto vuote di contenuti. E, soprattutto, dopo le polemiche delle ultime ore, di che tipo di persone si riempiono.

Arrivo a Piazza San Giovanni percorrendo Via Manzoni sui binari dei tram 3 ed 8 che per l’occasione non passeranno -ma che tanto non passano comunque molto spesso- in questo mood: pieno di dubbi, perplessità, curiosità. Probabilmente storco pure il naso in un ghigno oggettivamente antipatico. Un’espressione che contrasta col fatto che le strade sono piene di pesci e di gente che continua ad arrivarne. Dovrei essere contento. A parte qualche persona e cane vestiti da sardina che mi fanno sentire soddisfatto di come, alla fine, ho deciso di vestirmi, e di non essere venuto con “la sardina in mano”, mi accorgo ben presto che i più sono perplessi, dubbiosi, curiosi. Come me.

 

I capi sardine parlano da un palchetto improvvisato al centro della piazza, ma in effetti si limitano a chiedere, gridando nei microfoni, se “Viterbo c’è?”, “Cagliari c’è?”, e via dicendo. Visto il numero di persone, probabilmente ci sono, tra le altre,  anche Viterbo e Cagliari. Ma non rispondono, o comunque rispondono timidamente.

 

I presenti s’uniscono e s’infiammano -me compreso- solo quando cantano “Bella Ciao”. E’ veramente la canzone di tutti.  La Piazza, quindi, composta praticamente solo da gente bianca e non povera, per fortuna, è antifascista. Ed antirazzista. La vera proposta concreta, infatti, viene proprio dalla gente che intona un inno: “Per Minniti e Salvini siamo tutti clandestini, ma la loro sicurezza è inaccettabile”. Questa volta è Sartori a non rispondere, o a rispondere timidamente. Anche se il giorno dopo l’unica proposta specifica di sei punti molto vaghi elaborati dagli organizzatori consiste proprio nell’abrogazione dei decreti sicurezza. La proposta di Piazza San Giovanni. Anche io, in realtà, non sono proprio convinto del paragone tra Salvini e Minniti, ma la canzone è orecchiabile ed il ritmo comincia a prendermi.

 

La figura di maggiore carisma è una grande sardina rosa che s’invola sulle teste e che molti prendono come punto di riferimento per incontrarsi, “Sotto, vicino, a Nord o a Sud della grande sardina rosa”. Praticamente un totem.

Una signora che quasi inciampa sullo zaino che ho lasciato per terra minaccia di colpirmi con una stampella. Penso che probabilmente me lo meriterei pure, e comunque quello della signora è proprio il tipo di temperamento del quale abbiamo bisogno.

 

“Per Minniti e Salvini siamo tutti clandestini, ma la loro sicurezza è inaccettabile”. Adesso ballo e canto pure io. Sono stato contagiato.

Anzi di più: anche se sono quasi tutti bianchi, non poveri e pieni di dubbi -proprio come me- non sono buonisti, sono brave persone. E’ una Piazza italiana, antifascista ed antirazzistaSono contento, anche se ho rischiato di prendermi una stampellata in testa.

Questo mare pieno di pesci mi ha convinto. Spero solo che abbia convinto anche le forze di governo.