Volendo fare una sintesi dei contenuti che Facebook mi sta proponendo in bacheca da questa mattina devo dire che, escludendo i post delle troppe pagine trash che seguo per puro infantilismo, emerge anzitutto la voglia dell’internauta medio di criticare le scelte politiche altrui.

Grande è la varietà d’opinioni e curiosi sono i personaggi che cedono all’irrefrenabile pulsione di parlare direttamente con l’elettore romano, chiunque egli sia, non importa. Quello che importa è il messaggio: «Hai fatto una cazzata, te lo devo proprio dire».

C’è il cittadino romano, nato e cresciuto a Roma, innamorato di Roma, che ha la fidanzata a Roma, il cane a Roma, gli amici a Roma, che «New York sarà pure bella, ma Roma è sempre Roma» e che, anche se «que è na cosa ‘mpossibbile, lassa popo perde», ieri è andato a Fregene anziché al seggio, rabbrividendo evidentemente all’idea di avvicinarsi ad un edificio scolastico. Nonostante questo, non riesce proprio a spiegarsi il motivo per cui l’elettore romano (vedi sopra) non abbia capito che «#MeloniSindaco contro l’immigrati porcoddue». Seguono una trentina di commenti in cui si parla senza alcuna cognizione di causa di Mafia Capitale, trasporti pubblici, traffico, “zinghiri” e buche. Dello stesso personaggio, di cui cambiano solamente nome e cognome., ci sono ovviamente la variante Cinque Stelle, la variante Dem, la variante casapound e via dicendo, tutte più o meno simili; cambia l’hashtag, variano le motivazioni, ma il «porcoddue» rimane.

C’è lo studente fuorisede che vuole solo il meglio per «R(h)ome», anche se casa sua, da dove scrive e dove ha la residenza, si trova seicento chilometri a Sud dell’uscita 19 del Raccordo e nonostante il fatto che anche nel suo Comune di residenza ci siano state le elezioni.
I post dello studente fuorisede sono scritti in italiano (a differenza di quelle del cittadino romanoderoma) e si caratterizzano per lo spessore argomentativo di rilievo, il sapiente uso della punteggiatura e la presenza di lunghi periodi dalla struttura ipotattica di Ciceroniana memoria, in cui – dopo la doverosa premessa in cui spiega senza che nessuno glielo abbia chiesto il suo amore per la politica e per la vita pubblica in generale – analizza in chiave critica i risultati dello spoglio, per poi esprimere la propria indicazione di voto per il ballottaggio. In sostanza, fa esattamente come il cittadino romano, nato e cresciuto a Roma e tutto il resto, ma con molta più eleganza.
Seguono commenti su Mafia Capitale, olimpiadi, crisi di governo, referendum costituzionale, spazi verdi e biblioteche, con qualche accenno allo stato della linea B della metropolitana.

Scorrendo in basso la bacheca si trovano poi i commenti di quelli che a votare ci sono andati, hanno votato per quel candidato e, soprattutto, lo devono dire per forza. Seguono commenti sulla percentuale degli astenuti, scelta di voto, insulti alla Raggi ed a chi l’ha votata, insulti a Giachetti ed a chi l’ha votato, insulti alla Meloni ed a chi l’ha votata, parole di compassione per Marchini e per chi l’ha votato. Fassina si salva, devono essersene dimenticati. Qualche articolo di giornale come questo e poi si torna a vedere le gif di gattini con la faccia di Samuel L. Jackson.

Rimane la sensazione che ci sia qualcosa che manca nella timeline, una volta arrivati in fondo.

Nessuno che abbia scritto di come il voto di ciascuno sia il riflesso di esigenze particolari ed individuali, prima che generali e collettive. Nessuno che si sia chiesto il motivo per cui la Raggi ha preso più voti in periferia e Giachetti più voti al centro o la ragione per cui Fassina e Marchini sono stati quasi del tutto ignorati. Esiste la Roma che prende il 60, che passa ogni quattro minuti e la cui corsa è quasi completamente su corsia preferenziale, come esiste la Roma che prende lo 028, che passa ogni quarantacinque minuti, con l’ultima corsa alle nove di sera. C’è la Roma di Villa Pamphili e delle piste ciclabili e la Roma del Laurentino 38 e delle case popolari in cemento armato. C’è la Roma dei centri sociali autogestiti (tema peraltro mai toccato dai candidati) e la Roma dei locali a monti. C’è la Roma che vota Cinque Stelle, quella che vota PD, la Roma di estrema destra e la Roma di estrema sinistra. Così come c’è la Roma che non va a votare.

Ci sono unmilionetrecentoventisettemilaquattrocentoquarantacinque persone che ieri sono andate a votare e c’è una sola domanda: come si può pensare di avere il diritto di giudicare la scelta di anche solo una di queste?