RI-SCATTO SOCIALE – 2nd edition

L'Economia Carceraria apre le porte del futuro

Il 30 Maggio 2019, presso la Sala degli Specchi di Villa Blanc, si terrà la II edizione della mostra fotografica “RI-SCATTO SOCIALE”, #versounacondottapositiva. Saranno esposti per l’occasione anche i prodotti di Economia Carceraria, partner LUISS nel volontariato, che ci raccontano insieme alle foto storie di vite riscattate.
Per comprendere meglio questa realtà abbiamo intervistato per voi Mariantonietta Comito, studentessa LUISS che ha partecipato al progetto di volontariato.

Quando nasce e cosa si propone l’Economia Carceraria?

L’idea nasce dalla volontà di Paolo Strano, fisioterapista che, dopo aver lavorato nel carcere di Regina Coeli per curare i detenuti, lascia definitivamente il suo lavoro e fonda nel 2013 la Onlus Semi di libertà con lo scopo di contrastare le recidive dei detenuti e realizzare progetti che offrano loro opportunità di lavoro e di nuova vita. La Onlus ha dato poi vita al Festival nazionale dell’economia carceraria attraverso cui il pubblico può conoscere le realtà produttive carcerarie e convincersi del loro grande potenziale. Si tratta di un business virtuoso, pulito e solidale, dall’alto spessore sociale e rigenerativo, che ha un valore aggiunto: quello del riscatto sociale e della scommessa su se stessi. Lo scopo è far nascere una piattaforma aggregativa di Economia carceraria che metta in rete e valorizzi tutte le iniziative italiane che contribuiscono a creare, attraverso il lavoro in carcere, percorsi di inclusione per le persone in esecuzione penale, contrastandone la recidiva. In più, è da sottolineare che l’amministrazione carceraria non è abilitata a vendere i prodotti, impedendo occasioni di lavoro concrete. A questo vuole proprio pensare l’Economia carceraria e cioè, diventare strumento per la massima diffusione della conoscenza e vendita dai tanti prodotti al fine di creare posti di lavoro.

Chi, tra i detenuti, può partecipare a tali progetti? E quali sono le differenze nei tassi di recidiva post partecipazione nel professionale?
Non costituisce pregiudizio per l’accesso a questi progetti il tipo di reato, fatti salvi i pedofili e i sex offenders. In realtà la scelta è rimessa all’amministrazione penitenziaria: per accedere da dentro al carcere a questo tipo di progetti il detenuto deve arrivare da ottenere il beneficio dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, accordato da un magistrato di sorveglianza in presenza di alcune caratteristiche: l’aver scontato metà o 2/3 della pena, l’aver avuto una buona condotta e ricevuto una proposta da parte di un datore di lavoro esterno. Oggi ci sono dati che testimoniano come i detenuti affidati al circuito carcerario tornano a delinquere nel 68% dei casi, mentre il tasso di recidiva tra chi è inserito in progetti produttivi si ferma al 2%. La recidiva è un problema sociale non solo di chi vive il carcere, ma anche per la società tutta. Recidiva dei reati significa tanti reati in più e tanti costi per tutti.

Parliamo ora dei prodotti. In prima linea la birra Vale La Pena. Quali saranno esposti durante l’evento? Perché il settore enogastronomico?
I prodotti esposti durante la mostra provengono da diversi istituti penitenziari italiani: il fagottino “Libere dolcezze” dell’istituto penale per minorenni di Casal di Marmo a Roma, il “Caffè galeotto” di Rebibbia maschile, i biscottini di “Cotti in flagranza” dal carcere Malaspina di Palermo, le creme e i croccanti di “Sprigioniamo sapori” dal carcere di Ragusa, i dolci della Casa circondariale di Busto Arsizio, il pane “Buoni Dentro” della Casa Circondariale di San Vittore, Lazzarelle Caffè del carcere femminile di Pozzuoli, i formaggi di “Cibo agricolo libero” di Rebibbia femminile, i taralli del carcere di Trani, la pasta dal carcere dell’Ucciardone di Palermo, i grissini di Liberamensa, il Cibo Agricolo Libero di Rebibbia, il miele della Casa circondariale di Vasto e l’immancabile birra Vale la Pena. Si tratta di prodotti realizzati da uomini e donne che provano ad uscire dal proprio passato per tornare ad essere “persone come gli altri”. Si è scelto il settore enogastronomico in quanto è un settore in crescita e i cui prodotti si vendono bene e sono particolarmente adatti alle attività di inclusione sociale.

Recentemente si è aperto a Roma, in zona San Giovanni, anche il pub&shop Vale la Pena. Chi vi lavora e da quale sentimento è nata questa espansione?
Il progetto del pub&shop Vale la pena è nato nel 2014, per iniziativa di Semi di Libertà, e del suo presidente Paolo Strano, che dalla produzione di birra intuiva le potenzialità formative e aggregative. Un’iniziativa nata con l’obbiettivo di contrastare la recidiva dando ai detenuti una prospettiva per il futuro. “Vale la pena” ha così sviluppato un birrificio che produce dodici varietà di birre artigianali di altissimo livello qualitativo e per tutti i gusti. All’interno lavorano i detenuti in permesso provenienti dal Carcere di Rebibbia che vengono formati alla professione di Tecnico Birraio con la possibilità di venire poi assunti e avviati all’inclusione professionale nella filiera della birra. Da un lato quindi c’è la lotta allo spreco alimentare in quanto alcuni tipi di birra vengono realizzati con gli scarti alimentari recuperati, dall’altro il contrasto alla recidiva giudiziaria impiegando nella catena di produzione i detenuti che stanno scontando una pena.

Per partecipare all’evento che si tiene dalle 10 alle 18:30 vi basta registrarvi al seguente link: https://businessschool.luiss.it/registrazione-riscatto-sociale-mostra-2019/