Quel che non ti aspetti-South Carolina

 

Occhi nevosi, rossore accennato, l’intimità che ti accoglie alla porta quando ancora rivolgi lo sguardo al calcestruzzo, quasi bisbigli al tuo cuore che basta sorridere, che brancoliamo in un buio precario.
Non ci son gatti per strada, sarà stata la tirannia dei “roditori alberati” ad averli costretti alla fuga, o l’abbondanza di ghiande e la loro scarsa predisposizione ad una dieta vegana, chissà…
Ovunque, un vapore bianco fuoriesce dai tombini, ti offusca di indiscrezione, perché? E nella curiosità incalzante mastichi il torpore del mattino, bevi un caffè, più che altro anneghi in acque torbide. Un po’ ti manca il tuo espresso, così conciso, così piacevolmente breve. E poi, baratti quel sorriso per una Bialetti, in realtà è un’allegria vicendevole, ha il sapore di una terra sconosciuta, ti arricchisce della sua storia.16467111_10211955972085468_1541091010_n

Occhi timidi su cui accanirsi sgranocchiando imbarazzo, si brancola nella penombra. Il cantico delle brasseries non può che essere una rivendicazione d’amor di patria. Eppure, qui si bevono sacchetti di carta, non si barcolla sui propri passi, non ci si siede a terra troppo a lungo.

Il libertinismo si agghinda di rosa cipria, mostra le gambe, si pettina i capelli argentati, parla di sé ed ammalia. Poco distante, lo sguardo si spegne nel compiacimento di qualsivoglia virilità, in un frastuono simile non è più lecito chiedere, siamo rondelle all’ingrosso.

Questa è una terra che si consuma alla luce del sole, che si scava sotto i piedi dei viandanti ed indossa frutici. Che non ci sia un’appartenenza radicata è di per sé identità, incava ogni sguardo che sfugge, ne succhia l’essenza e se ne arricchisce. In questi luoghi, ogni respiro è una folata di vita, ed i sogni percorrono da soli un lungo cammino. Più spesso, si perdono nella natura grezza dell’essenza umana.

Questa è una terra che biascica di sé masticando tabacco, mentre si raschia il ventre solerte. Ancora, una donna selvatica con le labbra dipinte, il viso d’ebano… di emancipazione, trascina con sé uno sguardo scompigliato; di paradossale inciviltà, puoi percepire lo scricchiolio di caviglie sottili che si sgretolano sotto il suo peso.

Occhi ingenui, ovunque, persino le foglie parlano la lingua di Takchawee, ma noi gli abbiamo messo le amarene in bocca.
Se solo prestassimo l’orecchio, tuttora bisbigliano.

di Andrea Valeria Ciavatta